Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale-Anno I-Sett./ott. 2006, n.5
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Fulvio Rendhell: l'anima dipinta
di Francesca Secchi




Una delle più grandi difficoltà dell'epoca contemporanea, fatta di una vita frenetica all'interno di chiassose ed alienanti città, è comunicare, capire se stessi e gli altri, saper esprimere le proprie emozioni. Fulvio Rendhell riesce in ciò attraverso la pittura: la tela è come un grande foglio bianco su cui annotare, senza trattenersi, sensazioni, paure, sogni, incubi, angosce, speranze. Non si può comprendere appieno la sua arte senza essere a conoscenza della sua attività di medium che, nonostante egli non ami rivelare pubblicamente, rispecchia una personalità estremamente sensibile.
Pittore, scultore, regista, scenografo, costumista e scrittore, Rendhell è soprattutto indagatore della mente umana e dei suoi misteri.




L'ombra, la fanciulla e l'ignoto, 2003, olio



I temi più ricorrenti, “la fanciulla e l'ombra”, “la bambola” e “la luna”, sembrano tratti da un mondo fiabesco, che ha antecedenti illustri nella pittura di Chagall, Mirò e Rousseau il Doganiere, ma che sempre si connette con la realtà degli eterni temi dell'esistenza.
L'ombra da secoli ha affascinato e continua ad affascinare gli artisti: dall'ombra emerge la luce e quindi le forme; attraverso la tecnica del chiaroscuro, sottilmente sfumato, si delineano le figure. L'ombra, che affonda le radici nella leggenda e nel mito, ci appare effimera e sfuggente e non può essere spiegata solo con le leggi dell'ottica. Come scrive l'illustre studioso e storico dell'arte Ernst H. Gombrich, le ombre “non fanno parte del mondo reale; non possiamo toccarle o afferrarle…Esistono però situazioni in cui la presenza dell'ombra certifica la consistenza di un oggetto, poiché ciò che proietta





L'ombra e la nascita della venere-fanciulla sirena, 2004,olio




una piccole fanciulla gialla con il suo aquilone rosso inizia a camminare innocentemente per questa strada ed inizia ad affrontare la vita.
Trovarsi davanti ad un'opera di Fulvio Rendhell equivale ad iniziare un viaggio attraverso il nostro inconscio, alla ricerca di risposte. Forse viaggiare all'interno delle sue tele percorrendo spazi infiniti, attraverso vividi colori e forme lontane da qualsiasi razionalità, è soprattutto un invito a lasciarci trasportare dalle nostre emozioni, senza il timore di vivere e di poter, forse, essere anche felici.

 


Selene, 2002, olio



I suoi dipinti, tutti di grande formato, a fondo scuro o bianco, accesi da forti macchie di colori densi, liberano energia. I contrasti violenti e le pennellate ad olio, materiche e corpose, ci introducono in un mondo surreale che è la proiezione della sua anima. Le tele emanano forza, racchiudono un universo di simboli quali piccole scintille di fuochi artificiali, animali e pesci fantastici, oggetti spesso incongrui, totem, piante e fiori mai esistiti, maschere, giostre e draghi, tutti elementi che possono essere interpretati liberamente da ognuno di noi.
Rosso, blu intenso, giallo e verde costruiscono un mondo di angeli e demoni, di elementi sacri e profani, mentre l'affastellamento di personaggi e storie ricorda le vetrate policrome delle grandi cattedrali gotiche.





Osservando la nascita di venere-fanciulla, 2003, olio




un'ombra deve essere reale” (da “Ombre”, Einaudi, TO ‘96). Essa, dunque, testimonia la nostra presenza qui ed ora e Fulvio Rendhell, chiamato anche il pittore dell'ombra, la interpreta come una sorta di alter ego che accompagna la fanciulla nella crescita di donna, dalle prime pulsioni sessuali all'impulso adulto, non più vissuto come angoscia, ma come atto liberatorio.
La luna è, invece, deità femminile, a volte circondata da stelle cadenti simili a spermatozoi, come in “ Osservando la nascita di Venere-fanciulla ” (2003). L'uomo nero, che fa a pezzi le bambole, è l'orco delle favole ed incarna la paura dell'ignoto insita in ogni essere umano. E l'ignoto, il domani, è una lunga strada asfaltata dal percorso improbabile, protesa verso l'infinito, come nell'”Ombra, la fanciulla e l'ignoto” (2003): 




L'ombra, la venere-fanciulla e la mela stregata, 2004,




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