Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Aprile/maggio 2008, n.14
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Alessandra Turco: paesaggi interiori
di Artemisia

Soho, 2004.
Acrilico su tela. Dim: 70x100 cm







Ragazza con orecchino, 2004.
Stampa da file su tela. Dim: 50x70 cm









Sassi, 2003.
Stampa da file su tela. Dim: 50x70 cm







The man , 2006.
Stampa da file su tela. Dim: 50x70 cm



info:
www.haikustudio.com
ales.turco@gmail.com
 

All’inizio vi è una fotografia particolare, nata dalla curiosità per le cose e da un’emozione inattesa: volti anonimi che si fanno protagonisti di una realtà coloratissima e surreale, visi intensi, figure un po’ buffe, riprese con le espressioni e gli atteggiamenti della quotidianità. Trasformandosi in immagini totemiche, bloccate da uno scatto rubato, rigenerate da effetti speciali, ottenuti con elaborazioni delle tinte al computer, le opere di Alessandra Turco mutano la loro anonima esistenzialità ed acquisiscono una sorta di vita duplicata. Paesaggi urbani degradati, gru abbandonate su campi incolti, edifici consunti delle periferie e stazioni metropolitane deserte, divengono fantomatici siti in cui regna silenzio, dove la storia sembra essersi fermata ed il tempo rarefatto. La metamorfosi dei soggetti avviene in maniera graduale, grazie ad una tecnica lenta ed elaborata, ma infine, ad opera ultimata, è difficile riconoscere paesaggi e luoghi, se non perchè in essi insiste quell’aura di ambiguità e di sospensione temporale che ne ha determinato la scelta.
Il linguaggio di Alessandra Turco nasce da un mixed di ricerca della “singolarità” del soggetto, di attenzione psicologica e di ricreazione visionaria. Nulla e nessuna immagine è come ce l’aspettiamo: un viso sereno nasconde un momento di tristezza, un paesaggio abituale sottende una metafora e conduce in un “altrove”.
Decontestualizzati dalla realtà, oggetti e figure, come nell’estetica surrealista, vengono trasfigurati e caricati di rinnovata intensità espressiva, tanto da divenire una enigmatica e spesso inquietante porzione di sogni.
Se negli ultimi tempi la fotografia modificata attraverso l’intervento della computer-graphic ha prodotto risultati interessanti e molti artisti, anche non fotografi, hanno utilizzato il nuovo mezzo per realizzare loro opere, le tele di Alessandra nascono dal duplice desiderio
di fermare la realtà soggettiva e di intervenire su di essa con “un rifacimento” attivo.
 

Ferro, 2007.
Acrilico su tela. Dim: 70x100 cm
Questa operazione di re-make fa sì che sulle immagini fotografate si possano liberamente proiettare pensieri, stati d’animo, evocazioni e paesaggi interiori: la solitudine senza disperazione di The man, il senso di un'invalicabilità di Ferro, la sottile inquietudine di Soho, il fascino rubato ad un vicino passato di Sassi...
In alcune tele si evidenzia il bisogno dell'autrice di fondere i temi principali, ovvero le fisionomie ed i luoghi metropolitani, nel tentativo di esplorare una possibilità di coesistenza tra solitudini. Gli spazi urbani, con le loro dimensioni alienanti e le loro monocromie, sembrano invadere le spazio individuale, opprimendo, sovrastando o semplicemente ignorando le nostre esistenze travagliate. A volte la città riesce invece a mutarsi in un teatro più umano degli eventi quotidiani, rendendosi in qualche modo compartecipe dei desideri o delle nostre malinconie, introiettandosi in noi come colorato protagonista dei nostri ricordi. Le tele stampate o dipinte da Alessandra, un giovane architetto con “i piedi fortemente poggiati sulle nuvole”, narrano brevi storie intensamente vissute, filtrate dalla distanza poetica di chi guarda il mondo senza pregiudizi, ma con disincanto, ora con timore, ora con amara ironia, a volte con serenità.


Punto, linea, superfici , 2006.
Stampa da file su tela. Dim: 70x50 cm



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