Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.30 - Ottobre-dicembre 201
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PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Padiglione Italia- 54 Biennale: intervista a Caterina Arcuri
di Carmelita Brunetti




Incontriamo per Ars et Furor l'artista Caterina Arcuri in occasione della sua presenza al Padiglione Italia - Regione Calabria, della 54. Biennale di Venezia, nella sede regionale di Villa Zerbi a Reggio Calabria.
Le rivolgiamo alcune domande sul ruolo dell'arte e sul suo significativo e rigoroso linguaggio artistico.

C.B. L'opera che presenti è parte integrante della tua recente ricerca. Ci vuoi parlare del tuo lavoro e in particolar modo di questa opera?
C.A. La mia ricerca si sviluppa e si articola su diverse direzioni: dalla frammentazione dell'immagine che si ricompone in un unicum, alla stigmatizzazione di aspetti poetici e sociali.
Ho sempre dato priorità a quel filo rosso che congiunge l'immagine ad una febbrile tensione poetica ed esistenziale. Ho cercato di cogliere momenti archetipali per una memoria in regress, un lavoro nelle diversificate stratificazioni del mio background culturale, un affondo per recuperare una memoria personale e collettiva. Un macro esperienziale, un local che identifica un'identità sociale e culturale di appartenenza.

C.B. Quindi si può evincere dalla tua opera “Genesi” un ulteriore contributo a questa identità che tu ben evidenzi. Ma ti chiedo, ancora, la simbologia che incarna l'immagine femminile della tua opera ha anche una valenza glocal?
 


Genesi, 2011, Digital c.print su diasec,
cm 180x120
C.A. Si! I segni o meglio l'alfabeto immateriale delle due mezze sfere - penso che tu ti riferisca a questa simbologia - che si ricongiungono, dopo una ritualità magica, sacrale e laica, ricompone lo stretto legame tra locale e globale, tra un sud del mondo (il mio territorio) e l'interezza del mondo intero: “ glocalizzazione” o "glocalismo”, come sottolinea efficacemente il noto sociologo Zygmunt Bauman.

C.B. Esiste ancora la possibilità che l'arte possa modificare le brutture che il mondo ci propina quotidianamente?
C.A. L'arte non è l'antidoto ai mali del mondo. L'arte suggerisce delle riflessioni, suscita delle emozioni…, l'artista è il portatore sano che stimola il cambiamento. Come ben sappiamo i veri cambiamenti sono ad appannaggio dei poteri forti. La politica insana, le lobbys, le corporazioni, le multinazionali sono i piloti del mutamento soprattutto in negativo.
Ancora l'arte può indicarci alcuni percorsi sia di carattere interiore che di divulgazione di massa; l'arte pubblica o meglio quella relazionale o sociale tenta di inviare messaggi e moniti per diffondere e divulgare le cose o meglio le brutture del mondo che ci stanno, sempre più, sopraffacendo. L'ambiente e la natura sono già contaminate dall'egoismo, dall'opportunismo dell'essere umano. Un territorio a misura dell'arte è solo utopia. Viva l'utopia, viva l'arte.
Dittico di luce, 2009, fotografia, cm 85x75.
 
Dittico di luce, 2009, fotografia, cm 85x75




Carmelita Brunetti, specializzata in Psicologia dell'arte, giornalista, già docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza
e-mail:
carmelita.arte@libero.it




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