Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.34 - Ottobre - dicembre 2012
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Said Atabekov, l'utopia possibile
di Carmelita Brunetti



A Torino, capitale della cultura e dell’arte, continua a intrigare l’attività artistica svolta dal Centro Videoinsight che, in collaborazione con Laura Bulian Gallery di Milano, presenta fino al 27 ottobre prossimo una personale dell’artista kazako Said Atabekov, a cura di Marco Scotini. Grazie alla contaminazione di linguaggi diversi, con sottile ironia said Atabekov analizza e mette a confronto la società contemporanea, orientale e occidentale. L’artista si pone al pubblico come un "messia" della comunicazione e con l’ausilio della fotografia e della video-art produce immagini tratte da luoghi reali o virtuali per affermare il valore del simbolo nell’immaginario artistico. Alla base della sua ricerca ci sono anni di studio che lo hanno già visto protagonista di progetti significativi presentati alla Biennale di Venezia del 2011 e al New Museum di New York. Oggi, invece, grazie a questo evento, lo conosciamo come portavoce della quotidiana contiguità/contaminazione/definizione delle diverse identità, che alternativamente agiscono sul confronto o sullo scontro, sulla condivisione o sul rifiuto a “identificare” e a ‘farsi identificare’. Said si presenta con scenografie inedite come la grande installazione a parete, dal titolo Il Manto di Gengis Khan (2010). In quest’opera il campo di papaveri ha un forte impatto visivo non solo per il colore rosso porpora, ma per il suo divenire metafora e simbolo-icona a ricordo del sangue seminato dai caduti in battaglia per mano del condottiero Gengis Khan.


Said Atabekov : Korpeshe flags




Said Atabekov: il Manto di Gengis Khan (Korpeshe flags)


Ccon i suoi lavori l'artista corre a testimoniare, a interrogare e a interrogarsi, a scommettere una speranza, a compromettersi, a lanciare un messaggio di riaffermazione della Pace nei luoghi in cui la guerra ancora non cessa di esistere. La sua poetica dal sapore romantico che utopisticamente punta a una pace globalizzante, porta a riflettere sulla funzione dell’arte nella società contemporanea, perchè, come riferisce Marc Augé in Rovine e macerie, "..la società e l’arte hanno il medesimo destino…la bellezza dell’arte dipende dalla sua dimensione storica …".
La ricerca di Said Atabekov vola verso l’utopia possibile, come spazio affidato a inedite forme e nuovi linguaggi dell’arte multimediale. Sembra appartenere all’artista kazako anche un' “allegoria apocalittica”, perché le sue immagini mediatiche di violenza, prodotte nel video Battle for Square del 2007, ricordano quelle che occupano i nostri schermi o abitano le nostre menti. Con frame di questo tipo egli non può che lanciare segnali di uscita dalla violenza. Linguaggi trasversali e globalizzanti che diventano tracce, documentari e opere come il video Walkman (2005), nel quale affascina la figura di un uomo solitario che sceglie di fare il vagabondo e di attraversare le steppe portando con sé solo il contrabbasso. Anche questo personaggio diventa simbolo-icona che allude ad una trasformazione dell’uomo dell’est teso verso un' occidentalizzazione, non sempre auspicabile.
Nel video Battle for the Square (2007) Atabekov presenta, invece, la sua idea di mercato contemporaneo con le immagini di alcune clips documentarie del Kokpar, un gioco nazionale dove i cavalieri lottano per conquistarsi un animale. Un percorso visivo particolarmente coinvolgente e tutto da scoprire per capire meglio la sua produzione e l’attività del Centro.




Carmelita Brunetti, specializzata in Psicologia dell'arte, giornalista, già docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza, attuale Direttore Responsabile della rivista "Arte Contemporanea".
e-mail:
carmelita.arte@libero.it




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