Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.37 - Luglio - settembre 2013
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Introspective, tanti mondi possibili: Verona, Palazzo della Gran Guardia
di Carmelita Brunetti



In una stagione calda come questa, fortemente agitata, sia sul piano politico che culturale, in cui tutto entra in crisi – in primis le ideologie e l’identità culturale dei popoli – gli artisti non possono mancare in mezzo al mare magnum della tristezza di dare uno spiraglio di luce con le loro opere. Grazie alla creatività, essi cercano di trovare un senso alla vita realizzando lavori molto significativi e che guardano soprattutto all’aspetto psicologico dell’essere umano. Ad occuparsi della sfera emotiva e degli aspetti psicologici attraverso l’arte, sono in particolare un gruppo di artisti: Emiliano Zucchini, Valentina Medda, Maurizio Cesarini, Massimo Festi e Mona Lisa Tina. Provenienti da città e realtà diverse, hanno aderito al progetto di rassegna espositiva intitolata “Intospective”. L’idea originale era nata dell’artista performer Mona Lisa Tina, poi condivisa da me e da Stefano Ferrari, docente di Psicologia dell’arte all’Università di Bologna e Presidente dell’International Association for Art and Psychology - sezione di Bologna. Introspective è il titolo di questa rassegna fotografica che ho curato in collaborazione con Stefano Ferrari e con il Comune di Verona, settore Cultura e Manifestazioni, nel prestigioso Palazzo della Gran Guardia, in Piazza Brà. Inaugurata il 25 giugno, sarà aperta al pubblico fino al 28 c.m. A segnare un cambiamento così epocale e a coinvolgere emotivamente non solo gli addetti ai lavori, ma anche il semplice osservatore, sono dunque questi artisti che con le loro opere tentano di entrare lacaniamente nell’anima delle cose attraverso il linguaggio del corpo e del medium fotografico.
 


Maurizio Cesarini, 2doppio tempo




Massimo Festi, Elvis


In effetti, il culto realistico della Cosa si manifestava nella tendenza dello sperimentalismo post-avanguardista, con particolare riferimento alla cosiddetta Body Art, giungendo ad un'esibizione del corpo dell'artista come incarnazione pura, diretta e priva di mediazioni simboliche del “reale osceno della Cosa”. Così nell'opera di artisti come Gina Pane, Orlan, Franko B., Stelarc si metteva in scena il reale della Cosa senza alcuna velatura, assumendo il corpo dell'artista come luogo di un acting out dell'orrore: corpo straziato, tagliato, lacerato, mutilato, deformato, invaso da supplementi tecnologici, alterato nelle sue funzioni. Per i nostri cinque protagonisti della rassegna le cose cambiano e con essi il corpo non vuole essere solo attore-spettatore di una società che è cambiata e si incammina su un sentiero sconosciuto, ma vuole riuscire a dare una lettura concettuale degli eventi e aprirci a nuovi mondi, perché, come direbbe il più grande filosofo analitico del secolo, l’americano David Lewis, “tutti i mondi possibili esistono davvero”. È sulla linea di ricerca di Lewis che i nostri artisti creano opere che, in un alternarsi di feedback, fanno venire a galla anche il mondo ancestrale, nella speranza che l’individuo si riappropri del suo corpo. Un corpo che, come uno scrigno della salvezza, combatte l’ipocrisia e le discriminazioni culturali.




Emiliano Zucchini, Uomo- antenna




Valentina Medda, My blood goes the other way round





Maurizio Cesarini e Emiliano Zucchini, seppur con linguaggi naturalmente diversi e con iconografie originali e inedite, riflettono sul sociale partendo dall’analisi dell’Io e del sé. Cesarini, da attore, fa pirandellianamente riflettere sulle tante maschere che portiamo a seconda delle circostanze, mentre Zucchini, nell’usare l’immagine di sé, la manipola al computer e pensando a Beuys propone, attraverso un frame di un video, l’“Uomo Antenna”. Introspective ci ricorda anche la poetica dei mitici Pet degli anni ’80. Con il loro Pop elettronico si vive una vera rivoluzione psicologica. E sul ritmo dei Pet Shop Boys entriamo nel vivo della mostra, desiderando rivivere una nuova ondata di benessere e di libertà spirituale tanto cantata e vissuta da quei giovani inglesi dei mitici anni ‘80. Per il momento a far sognare quel clima sono gli autori di questi lavori in cui il corpo diventa l’icona protagonista assoluta, provocando emozioni sinestetiche forti come “Anamnesi” di Mona Lisa Tina. L’auto-rappresentazione del corpo in una auto-analisi intima dell’Io, diventa il motivo principale della sua ricerca artistica. Lo stesso si può dire della giovane Valentina Medda che in “My blood goes the oder way” affronta il rapporto “identità-luogo e senso di appartenenza ai luoghi in cui si approda e il sentimento contrastante che c’è nel partire verso nuovi mondi. Queste tematiche, da loro affrontate con molta creatività e studio, avvicinano Tina e Medda a due grandi artiste, Marisa Merz e Maria Lassning, premiate quest’anno alla Biennale di Venezia con il Leone D’Oro alla carriera. Il percorso visivo della mostra comprende 25 opere, fra le quali, spiccano i tableaux vivant di Massimo Festi, che lasciano entrare lo spettatore nei labirinti dell’universo surreale dove anche la famosa icona della musica rock di Elvis viene ironicamente sostituita da un uomo muscoloso e di colore. Un gioco ironico per mettere in risalto l’importanza della interculturalità. Inoltre, decontestualizzare le icone cult come già faceva Warhol, esalta il gusto Pop dell’artista. Buon viaggio nei tanti “mondi possibili”.




Mona Lisa Tina, Anamnesi




Mona Lisa Tina, Human_3





Carmelita Brunetti, specializzata in Psicologia dell'arte, già docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza, Direttore Responsabile della rivista "Arte Contemporanea".
e-mail:
carmelita.arte@libero.it


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