Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.25 - Luglio-ottobre 2010
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

Un nuovo restauro per i Bronzi di Riace


Uno dei Bronzi di Riace (cd. A), individuati dal prof. Paolo Moreno come due dei Sette a Tebe

E' dunque iniziato il nuovo intervento di restauro su due capolavori dell'antichità: a condurre le indagini sullo stato di conservazione dei Bronzi di Riace Roberto Ciabattoni e Laura Donati dell'Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.
Per parlare dei Bronzi di Riace occorre innanzitutto capire la loro storia recente, dal 1972 (data del ritrovamento sottomarino) ad oggi. E' una storia complessa, fatta di due restauri che hanno evidenziato, oltre all'affascinante bellezza, anche alcune importanti condizioni di debolezza. Il primo intervento, effettuato a Firenze subito dopo il recupero, riguardò principalmente la parte esterna (pulitura dalle spesse incrostazioni marine, trattamenti conservativi sulle patine, e realizzazione di un sistema espositivo). I restauratori cercarono inoltre di estrarre dall'interno delle statue le ingenti quantità di terra di fusione del V° secolo a.C. ancora intrappolate nelle cavità interne delle due figure, ma la tecnologia allora disponibile non consentì un'estrazione completa. Il secondo intervento fu realizzato nei primi anni '90 nei locali del Museo di Reggio Calabria, senza sottrarre le due opere alla visione del pubblico. I processi di corrosione riscontrati nell'interfaccia bronzo-terra di fusione, resero necessario uno svuotamento totale al fine di effettuare i necessari trattamenti conservativi. Il secondo restauro, a cura di Roberto Ciabattoni, riguardò esclusivamente l'interno, e sfruttò – per la prima



Bronzo B, cd. il vecchio

  volta nella storia del restauro - l'uso di tecniche di ripresa con microtelecamere, filmati digitali, e strumenti di accesso e manipolazione a controllo remoto. Si procedette allo svuotamento delle cavità dalle terre di fusione, ai trattamenti conservativi delle pareti interne per bloccare la "malattia del bronzo ” e alla realizzazione di un nuovo sistema espositivo con caratteristiche antisismiche. Nel corso dell'estrazione della terra di fusione, furono raccolti dati che modificarono radicalmente le conoscenze sulle antiche tecniche di fusione in età classica. Le ricerche, tra l'altro, confermarono che la statua B (cd. “il vecchio”) aveva un braccio interamente modificato e rifuso, probabilmente quattro o cinque secoli dopo la sua originaria realizzazione. Il mistero si chiariva: la statua B era stata appositamente modificata per assomigliare il più possibile alla statua A. Le analisi della terra contenuta nel braccio sostituito, inoltre, rivelavano che la sostituzione del braccio era avvenuta in un luogo diverso da quello della fabbricazione, probabilmente nella Grecia del nord. In entrambe le occasioni, gli interventi furono preceduti da campagne di indagini che dettagliarono importanti aspetti della struttura e dello “stato di salute” delle due opere. Una prima campagna radiografica, in particolare, mise in luce una serie di punti e fessurazioni dovuti a bollosità congenite, saldature, e processi corrosivi che costituivano punti di debolezza, non solo potenziali ma anche reali (in particolare per la Statua B, nella quale la corrosione di una sbarra di ferro interno aveva notevolmente indebolito la parte inferiore della gamba destra).
Per questo motivo, i tecnici dell'Istituto Centrale per il Restauro già da allora espressero parere negativo all'idea di spostare i due originali Greci in altri paesi o località. Il quadro descritto è stato di recente confermato dal lavoro di una commissione congiunta ISCR-ENEA-CNR.
Oggi, mentre il Museo Nazionale di Reggio Calabria è momentaneamente chiuso al pubblico per importanti opere di ristrutturazione, le due statue sono tornate in posizione orizzontale presso il palazzo Campanella,
rimanendo comunque visibili ai visitatori. Questa sistemazione era stata del resto approvata dal Ministro Bondi, accogliendo le richieste della cittadinanza , espresse dall'allora sindaco Scopelliti (comunicato stampa del 03/11/2009). Si è così offerta l'occasione di mettere in pratica uno dei principi fondamentali del restauro moderno: quello della “manutenzione programmata”. Invece di attendere i sintomi del danno e di agire, in un certo senso, in difesa, i restauratori dell'ISCR e della Soprintendenza di Reggio Calabria stanno effettuando un check-up completo dello stato di salute delle due opere.
Tra i test messi in opera vi è una nuova campagna diagnostica (effettuata mediante gammagrafia, con immagini di maggior dettaglio di quelle precedenti), nuove indagini chimiche sulle patine (le superfici esterne formatesi per effetto della corrosione) finalizzate a stabilire la velocità dei processi di alterazione, e uno studio colorimetrico delle superfici per il controllo del comportamento delle stesse patine al variare delle condizioni microclimatiche degli ultimi vent'anni.
Mentre le indagini gammagrafiche hanno confermato il quadro dei difetti già noto, senza evidenziare recenti peggioramenti, vi sono alcune importanti novità per quanto riguarda le patine. Se le analisi di routine hanno confermato quanto già noto (presenza di ossido rameoso, stannati e cloruri), l’osservazione delle superfici esterne ed interne (mediante microtelecamera) ha rilevato la presenza di numerosi punti di corrosione attiva in cui abbondano i cloruri, sviluppatisi malgrado il costante controllo dei restauratori. La circostanza è stata confermata da successive analisi di laboratorio. In attesa dei risultati della misura puntuale dell’attività corrosiva, vi è l’oggettiva necessità di un nuovo intervento conservativo localizzato, che verrà messo in atto subito dopo il completamento della campagna analitica attualmente in corso. Infine, dopo il completamento del restauro, le stesse misure saranno ripetute per verificare l’effettiva efficacia dei trattamenti effettuati. Sulla base



delle esperienze maturate dall'ISCR si è inoltre deciso di migliorare i supporti di appoggio delle due statue durante l'intera operazione conservativa utilizzando materiali compositi (carbonio e kevlar) senza manipolare le due statue, ma utilizzando come modelli i prototipi realizzati in scala 1:1 con i dati ottenuti dalla scansione laser. La temporanea ospitalità dei Bronzi a palazzo Campanella ha inoltre permesso di rilanciare lo studio scientifico delle due statue e dei materiali che le compongono su diversi fronti. Nuove indagini chimiche sulle terre di fusione effettuate a Glasgow (Inghilterra) stanno cercando di individuare con ulteriore precisione la località della fusione, attualmente identificata in Grecia tra l'Attica, l'Argolide e la regione di Corinto. I tecnici del CEDAD dell'Università di Lecce hanno usato un acceleratore di particelle per datare, con il metodo del radiocarbonio, minuti inclusi, organici contenuti nelle terre di fusione (peli animali, semi, frammenti lignei) e



Nel laboratorio di restauro a Palazzo Campanella (RC)
saranno a breve pubblicate nuove ipotesi di datazione delle due opere. Quando i Bronzi saranno ricollocati negli spazi espositivi dei nuovi ambienti del Museo, il microclima locale sarà accuratamente controllato da un impianto dimensionato e progettato ad hoc. Nella loro collocazione definitiva (Museo Nazionale di Reggio Calabria) le due statue saranno inoltre dotate di un sistema permanente di monitoraggio meccanico e microclimatico. All’interno dei bronzi saranno posizionati infatti dei sensori che, in tempo reale, forniranno informazioni sul microclima interno (2) e sull’andamento delle cricche e delle lesioni (3).
Secondo i principi della “manutenzione programmata”, saranno effettuate due campagne di misurazione annuali dei parametri relativi alle condizioni chimico-fisiche delle pareti delle due statue, per
monitorare nel tempo l'interazione del materiale costituente,dei processi che interessano le patine e del microambiente espositivo. I dati così acquisiti serviranno a calibrare, oppure - se necessario- a modificare le condizioni della “nuova casa” in cui i Bronzi e i loro visitatori si troveranno a convivere nel prossimo futuro.

Indagini gammagrafiche
Per la prima (1) volta sono state eseguite delle indagini gammagrafiche a singola faccia che hanno consentito la precisa collocazione dei difetti sulla superficie.
Il confronto di questi ultimi dati con quelli delle campagne precedenti, consentirà una mappatura molto più precisa e definitiva dei difetti. Ad una prima lettura dei dati non risultano peggioramenti dei danni già conosciuti.


Nuove tecnologie
Con l’innovativa esperienza maturata con il Satiro Danzante di Mazzara del Vallo, in occasione dell’expo universale di Aichi (Giappone 2005), si è deciso di realizzare dei supporti per appoggio e movimentazione in sicurezza in materiale composito. I nuovi supporti saranno costruiti in carbonio e kevlar usando come modelli i prototipi realizzati in scala 1:1 con i dati ottenuti dalla scansione laser.

Comunicato stampa I.C.R.




Il bellissimo volto del Bronzo A


note:

(1) Sono già state eseguite campagne gammagrafiche negli anni precedenti ma, in quanto l'interno delle statue non era accessibile a causa della terra di fusione, sempre per proiezione di due facce su di un piano. Questa caratteristica genera interpretazioni errate, anche ad un occhio esperto, che portano ad un quadro difettologico impreciso.

(2) Il microclima interno fornisce le soglie di rischio per l'innesco dei processi corrosivi.

(3) Monitoraggio meccanico del quadro fessurativo.




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