Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.38 - Ottobre - dicembre 2013
ARTinFORMA
RESTAURI E...DINTORNI

Restauratore: questo sconosciuto
a cura di Marina Pennini




L' attribuzione della qualifica professionale del restauratore ha passato e sta passando varie fasi culturali e legislative, nel cui merito non entrerò in questo articolo rimandando ad un momento successivo l’analisi del complesso tema della formazione e del profilo professionale.
Al restauratore-conservatore è riconosciuto oggi il ruolo di un professionista con una specifica competenza tecnico-scientifica basata su un codice etico e comportamentale ben definito e fondato sui concetti di autenticità, reversibilità e riconoscibilità dell'intervento di restauro nel rispetto della storia conservativa e materiale del patrimonio culturale.
Ci troviamo però in uno strano momento di passaggio in cui la formazione culturale accademica e la pratica del lavoro non hanno ancora trovato un equilibrio adeguato tali da rispondere alle richieste di formazione necessarie per i nuovi operatori. Vale la pena rivedere in modo semplice la complessità e molteplicità di aspetti che la figura del restauratore racchiude, sia da un punto di vista culturale che professionale, cercando anche di descrive come questi possano convivere, ad oggi, tutti nella singola figura ovvero comporsi in ognuno solo per alcune parti e mai sempre uguali, creando una grande varietà di professionisti.
Si, di professionisti! Perché non si può limitare questa figura professionale a quella di mero esecutore o artigiano o tecnico specializzato: il restauratore ha la grande responsabilità di lavorare su Beni di importanza storico-artistica tali da rientrare, di fatto, nel patrimonio culturale dell’umanità. Il restauratore non può sbagliare: l’errore di una pulitura radicale, di un intervento inappropriato porterebbe inevitabilmente alla perdita di un Bene comune. Da qui la grande responsabilità lavorativa e culturale dell’attività di restauro. Un' immagine fissata ancora nella convinzione comune è quella del restauratore come Artista/artigiano. Una persona, cioè, con abilità manuali e creative in grado di agire, in modo appropriato, su un’opera d’arte. Questo deriva in parte dalla storia passata che vedeva artisti restaurare opere classiche. Un caso emblematico fu quello dell’integrazione del braccio del Laocoonte ad opera dello scultore Montorsoli, rivelatasi poi errata.




Formello (RM): Cortile di Palazzo Chigi, prima del restauro, attuato dalla scrivente

Palazzo Chigi dopo il restauro, oggi sede del Museo dell'Agro Veientano




L’abilità manuale, certamente necessaria, non può agire senza competenze culturali storiche e scientifiche adeguate. Tantomeno può apportare qualcosa di nuovo per integrare un’opera eventualmente degradata. Al contrario il restauratore agisce sulla base di precise teorie elaborate, per prime, in Italia da insigni storici dell’arte. Ne ricordo una per tutte: La teoria del restauro di Cesare Brandi.
La perizia manuale è asservita al solo scopo di conservare il bene, di trarne tutta la conoscenza eventualmente rimasta nascosta nel tempo. La creatività e la capacità tecnica sono utilizzate per trovare, di volta in volta , da caso a caso, soluzioni nuove in funzione delle specifiche necessità conservative del bene oggetto dell’intervento, pur sempre inserite in uno strutturato quadro culturale di riferimento.
Il Conservatore/tecnico specializzato è un’immagine più moderna e attuale ma che non può prescindere da una buona preparazione pratica. Negli ultimi dieci anni in Europa quasi tutte le scuole di alta formazione nel campo del restauro e della conservazione sono state attivate a livello accademico avendo come scopo la promozione della ricerca scientifica e della formazione nel campo della conservazione e del restauro del patrimonio culturale basata su principi etici, metodologici e tecnologici. Oltre a quella del restauratore-conservatore, inoltre, il settore della conservazione e del restauro include oggi un vasto numero di professionisti specializzati: architetti, ingegneri, chimici, fisici, biologi, archeologi, storici dell’arte.
Il restauratore però, che interagisce con tutte le professionalità operanti nel progetto, è di fatto colui che interviene direttamente sull’opera d’arte, che agisce sulla materia del bene. Giovanni Urbani diceva che le «immagini sono incorporate ai materiali».
Questo fatto impone una preparazione teorico/culturale e pratica assai articolata del restauratore e ne fa una figura abbastanza particolare il cui profilo merita il perfezionamento con una visione specifica, non ancora del tutto compiuta.
In genere si separano le professioni (avvocati, commercialisti, storici, insegnanti etc. ) dai mestieri (falegname, fabbro, fonditore, orafo, scalpellino etc.), dividendo il lavoro intellettuale da quello manuale. Nella professione del restauro, al contrario, questi due aspetti si uniscono in un' unica figura professionale confrontabile, con un bizzarro paragone, a quella del chirurgo: l’uno salva la vita delle persone, l’altro quella delle opere d’arte che rappresentano la memoria storica della cultura di ogni popolo.
Senza memoria non può esserci futuro.



Chiesa di SS: Annunziata, comune di Roccasecca (FR)

La Cappella dopo il restauro, eseguito dalla scrivente per il MIBAC



Sicuramente il vasto e complesso panorama della formazione è ancora in evoluzione e merita una successiva fase di strutturazione che offra programmi pratici di durata adeguata e corsi continui di aggiornamento.
Un altro aspetto importante che fa parte del lavoro del restauratore riguarda la progettazione. Seppure, riguardo al restauro specialistico sia prevista, dalle leggi vigenti, la presenza del restauratore sia nell’ufficio di Direzione lavori, sia nella redazione del progetto di restauro, la definizione della progettazione del restauro specialistico come operazione più articolata e complessa dell’intervento, manca ancora di adeguata esplicitazione e attuazione.
La varietà dei materiali costituenti le opere d’arte, inoltre, è tale da richiedere più specializzazioni se ci si vuole inserire nel mercato del lavoro. Infatti se i materiali lapidei, dipinti mobili e murali, opere lignee, stucchi, biblioteche, costituiscono un’ elevata quantità di beni, altre opere come i materiali ceramici, i tessuti, materiali metallici ovvero polimaterici, rappresentano una minore quantità di opere che non consentono, isolati, fatturati adeguati per avere le iscrizioni necessarie alle imprese di restauro specialistico (categoria LLPP OS2). E’ necessario pertanto che il restauratore abbia più specializzazioni per poter lavorare.
Siamo in un momento di passaggio e trasformazione in cui la cultura resta la radice comune, un’origine fondamentale per tutti.
Il restauratore costituisce un’eccellenza professionale che merita di crescere e consolidarsi, di strutturarsi sempre meglio soprattutto in Italia, Paese che detiene ben il 73% dei beni culturali del mondo. Tenendo conto della sua complessità professionale e di tutti gli aspetti che in esso convivono, potremmo definirlo un esperto con elevate capacità manuali e raffinata formazione storica, tecnica e scientifica, custode responsabile e divulgatore della storia attarverso lo studio e la conservazione della materia di cui sono fatte le opere d’arte.
Al fine di divulgare e valorizzare in modo più puntuale tutti gli aspetti inerenti la figura del restauratore e della complessità del suo lavoro, nei prossimi numeri curerò la pubblicazione di interventi conservativi attuati dai colleghi o da me stessa, al fine di trasmettere e informare i nostri lettori sulle varie metodologie di intervento in lavori di restauro con differenti materiali, ubicazioni, tecniche esecutive, vicende storiche e conservative.
E' mia intenzione contribuire anche con interviste per far conoscere meglio, dall'interno, il nostro mondo culturale e professionale, divulgando anche sostanziali apporti culturali, pensieri, riflessioni e proposte al fine di dare, come restauratori, un contributo costruttivo alle tematiche della Conservazione, mettendo in campo la creatività per superare la rigida specializzazione dei diversi saperi e per rilanciare una nuova unità tra arte, storia, scienza e tecnica



Nei prossimi numeri:

Giovanni Gallo, Legni e Segni della Memoria srl, Salerno. "L'eccezione di essere relitto: storie di legni che riemergono dall'acqua per raccontarsi e continuare a viaggiare nella storia." Restauro legni archeologici bagnati.
Piero Coronas e Cristina Balzani, Kermes snc Roma. "Una commissione papale: Pio V e Giorgio Vasari. L'Adorazione dei Magi". Opera su tavola nella Chiesa di Santa Croce a Bosco Marengo (Alessandria).
Massimo Gavazzi, A.R.C. Arte Restauro Conservazione di Gavazzi Giuseppe e Massimo snc. Pistoia; Nadia Montevecchi (archeologa), Andrea Sbardellati (architetto), DEDALO s.a.s. Diagnosi e conoscenza storica del patrimonio culturale. "La Cappella Del Manto al Santa Maria della Scala a Siena. Un'esperienza multidisciplinare dalla diagnostica al restauro."

Pensierino in calce: Ultimamente è stato ipotizzato "l'affitto" a musei esteri di alcuni dei nostri beni conservati nei magazzini. Personalmente ritengo che potremmo creare, in Italia, tanti musei di varia dimensione, struttura e contenuto, anche di misura circoscrizionale, associandoli magari ad un caffè letterario o a luoghi raffinati per enogastronomia. Ciò, oltre a creare punti locali di ritrovo culturale, anche di varie etnie, darebbe opportunità di lavoro per i giovani alla cui creatività si potrebbero affidare anche nuovi tipi di gestione e aiuterebbe, in molti casi, alla riqualificazione urbana e suburbana con le relative ricadute economiche distribuite sul territorio. In un ragionamento più ampio invece, l'esposizione dei nostri beni conservati nei magazzini (tutt'altro che secondari), potrebbe essere ragionata in partnership con paesi stranieri per creare musei in Italia e "affittarne" ovvero condividerne le gestioni a strutture interessate di altri Paesi.

INFORMAZIONI per RESTAURATORI, AIUTO RESTAURATORI, TECNICI DEL RESTAURO, INTERESSATI:
Nell'ambito di una serie di azioni in corso sulle quali potrò dare maggiori ragguagli nel prossimo numero, finalizzate alla valorizzazione della professione del restauratore, informo chi lo desiderasse, che i restauratori, aiuto restauratori, tecnici del restauro, possono inviare a: redazione@arsetfuror.com una mail con i loro dati (Nomi, città, società di appartenenza ovvero ditte individuali, qualifica) in modo da essere informati su iniziative specifiche a tutela e crescita della professione.


Dottoressa Marina Pennini, restauratore, Aurea Sectio srl Roma, Conservazione e Restauro Beni Culturali

Per info : marinapennini@yahoo.it




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