Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.41 - Luglio - settembre 2014
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RESTAURI E...DINTORNI

Palazzo Chigi Albani di Soriano nel Cimino e la Legge sulle Dimore Storiche
a cura di Marina Pennini




Il Palazzo Chigi Albani a Soriano nel Cimino (VT), visto dall'alto



Il giorno 23 giugno a Soriano nel Cimino si è tenuto il convegno sulla proposta di Legge regionale per creare una Rete delle dimore, delle ville, dei complessi architettonici, dei parchi e dei giardini storici del Lazio, organizzato dal gruppo regionale del Partito Democratico (1), conclusosi con un video (realizzato con il coordinamento di Alfredo Baldi) in cui sono state raccolte varie scene di filmati girati a Soriano e nei luoghi storici della Tuscia.
Nell’incontro si è parlato della dimora storica di Palazzo Chigi - Albani di Soriano e di altri importanti edifici Chigi del territorio: il Palazzo di Formello e quello di Ariccia.
Interessantissimi tutti gli interventi sugli edifici, sulle proposte di restauro, sui criteri di lavoro e conservazione, sui giardini di cui i nostri studiosi riescono a recuperare la stratigrafia storica e l’immagine antica.
Insomma un incontro di saperi di altissimo livello, ognuno dei quali richiederebbe un approfondimento specifico e puntuale.
In questa comunicazione però, vorremmo intanto portare all'attenzione dei lettori la bellezza di edifici poco noti e ancora non completamente inseriti in quel tessuto culturale italiano che nasconde meraviglie in ogni angolo di territorio prima di soffermarci sugli aspetti più “tecnici” che meritano approfondimenti da tema a tema.



A sinistra la fonte, a destra l'edificio grande



Una scultura dietro cui sgorga l'acqua


Il Palazzo Chigi Albani di Soriano con l'adiacente Fonte Papacqua e i suoi giardini, costituiscono un imponente e straordinario complesso architettonico di età rinascimentale che necessita di un importante e urgente restauro. L’edificio si erge su un controcrinale che fronteggia il centro storico di Soriano nel Cimino (VT). La struttura è fortemente integrata con lo sperone di peperino le cui pareti rocciose compaiono a vista in numerosi ambienti interni.
Il complesso è composto di due corpi principali, di alcuni edifici minori annessi, nonché di numerosi locali sotterranei. L’organizzazione planimetrica che alterna armoniosamente gli edifici con due grandi giardini all’italiana a diverse quote ha il suo fulcro nella Fonte Papacqua, che si articola in una serie di gruppi scultorei e fontane, posti nella terrazza-belvedere di accesso.




Stemma della casata sul soffitto



Simboli Chigi sulla facciata esterna



stemma


Cenni storici (2)
Il complesso è stato realizzato in due grandi fasi costruttive: la prima risale alla seconda metà del Cinquecento, committente il Card. Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento e Bressanone, la cui importanza presso la corte papale è legata all’organizzazione del Concilio di Trento. Il cardinale acquista nel 1560 il marchesato di Soriano, Gallese e Bassano, per sé e per il nipote Fortunato Madruzzo, ed è animato, nella sua costruzione, dalla competizione con Alessandro Farnese e Vicino Orsini che stavano costruendo a Caprarola e a Bomarzo le loro residenze extraurbane, così dal 1564 al 1572 fa costruire presso le sorgenti della fonte Papacqua un casino di delizie, comprendente il basamento, il viale di accesso, un edificio a un solo piano con due logge alle estremità; inoltre fa scolpire la fontana davanti all’ingresso del palazzo. Le figure hanno un significato allegorico legato all'acqua del bene e del male. Vi sono rappresentati Mosè mentre percuote con un bastone il masso da cui sgorga l'acqua per dissetare una folla di ebrei imploranti. C'è una faunessa gigantesca con i piedi di capra che stringe a sé tre piccoli insidiati da un satiro. C'è poi un pastore che pascola il gregge suonando il flauto, e un gigantesco Pan che agitando una verga squarcia la terra. Infine vi sono quattro statue rappresentanti le stagioni. L’architetto indicato nel contratto è Ottaviano Schiratti da Perugia, il cui figlio Troiano lavora per il cardinale anche in altre occasioni.



l'Edificio e i sotterranei
 
Pparticolare di un soffitto ligneo





Alla morte di Cristoforo nel 1578, il nipote ed erede vende il feudo a Marco Sittico Altemps. La costruzione, secondo testimonianze dell’epoca, risulta incompleta, né vi sono testimonianze di importanti lavori degli Altemps nel periodo in cui rimane di loro proprietà.
Nel 1713 il feudo passa a Roberto Altemps, che nel 1715 lo vende ai fratelli Carlo, Annibale e Alessandro Albani.
Annibale Albani elegge Soriano a propria residenza estiva e interviene sul casino in almeno due fasi ampliandolo notevolmente; in una prima fase (1715-1716?), egli costruisce il piano nobile e lo scalone, e forse sul viale di ingresso un edificio basso contiguo alla fontana. Successivamente (intorno al 1731), interviene sull’edificio principale rialzando il pavimento delle stanze del secondo mezzanino, realizzando l’ala del bagno, i saloni sopra lo scalone, i terrazzamenti a giardino, gli edifici sul viale di ingresso, con le stalle e le abitazioni della servitù. Inoltre interviene sulla fontana, modificandola parzialmente. Alla morte di albani, il complesso ha assunto ormai la consistenza attuale e inizia un periodo di abbandono, da cui il palazzo si risolleva solo alla fine dell’Ottocento, quando il principe Mario Chigi Albani torna ad utilizzarlo come luogo di villeggiatura. Nel 1848 i Chigi, pur rimanendo proprietari del Palazzo di Papacqua, rinunciarono ai loro diritti feudali in favore della Santa Sede.

Ai piedi del Palazzo una vasca raccoglie l'acqua che sgorga da un condotto interno all'edificio
 
Nel 1974 la casa d’aste, divenuta in seguito società Papacqua, acquistò tutta la villa dagli eredi dei Chigi Albani.
Nel 1994 la società Papacqua, a seguito dell’apposizione del vincolo sul complesso, ottenne dei fondi pubblici per eseguire lavori di ristrutturazione, ma dopo l’installazione di ponteggi e di una gru all’ingresso, la società fallì ed il palazzo è rimasto disabitato fino ad oggi.
Nel 2004 il Comune di Soriano a la Provincia di Viterbo hanno acquistato congiuntamente l’intera Villa, già in parte proprietà del Comune stesso.
Nel febbraio del 2005 la volta dello scalone è crollata assieme a parte della sopraelevazione settecentesca, lasciando l’edificio in condizioni di urgente necessità di intervento.

La villa costituisce la principale emergenza storico-artistica di Soriano, insieme al Castello Orsini ma, mentre quest’ultimo si presenta in buone condizioni, la villa ha subito un gravissimo degrado dovuto principalmente allo stato di abbandono in cui versa dagli anni ’90, preceduto comunque da un lungo periodo di inutilizzo. Essa costituisce una parte importante dell’identità culturale del paese, oltre che un complesso unico dal punto di vista architettonico.



Il complesso, visto dal basso, in uno scenario invernale




Nel 2005, un gruppo di lavoro (3) presentò al Comune un primo piano relativo alla possibilità di utilizzare Palazzo Chigi – Albani. L’idea di un progetto integrato tra professionalità diverse che unisse in modo costruttivo e proficuo risorse culturali ed economiche, si presentava, allora, come un nuovo modo di procedere nel quadro economico del nostro Paese rispondendo a quelle esigenze di sviluppo, e, al contempo, di conservazione integrale del nostro patrimonio storico - artistico, ponendosi, inoltre, come progetto pilota di grande visibilità.
La proposta consisteva nell’unire una funzione istituzionale, nello specifico la realizzazione di una camera arbitrale e di conciliazione, e una culturale, con l’utilizzazione dell’Edificio per lo sviluppo di aspetti collegati ai Beni culturali e agli atenei del settore conservativo.


Particolare della bellissima scala elicoidale



Particolare di un interno




Il progetto di restauro aveva già allora, come linee guida, la conservazione della villa secondo le teorie architettoniche più avanzate del restauro specialistico architettonico e artistico, che miravano a studiare in modo approfondito l’edificio e a mantenerlo senza snaturarne la struttura e l’importanza, impiegando i più raffinati sistemi conservativi ed inoltre ne individuano un rilevante impiego istituzionale come Camera Arbitrale (4).
Prevedeva anche lo studio delle circostanti aree verdi con accurati studi stratigrafici e storici per la conoscenza dell’impianto antico di cui l’arch. Sofia Varoli ha lasciato intravedere, nella giornata del Convegnoì, gli affascinanti quanto insospettabili esiti storico conoscitivi.
Già allora il progetto considerava ineludibile la valorizzazione culturale del sito collegato a tutte le risorse (archeologiche, naturali, enogastronomiche etc.) e territoriali (collegamenti culturali di varia natura con Roma, Bassano, Viterbo, e tutti i luoghi provinciali e nazionali) per elaborare e gestire diversi "pacchetti" turistici, diversificati secondo le fasce di età, e contemplare la fruizione qualificata per diversi livelli culturali e sociali, creando un polo economicamente autonomo e di sviluppo territoriale.



Fuga prospettica al piano terra e prove di pulitura che evidenziano le decorazioni conservate sotto allo scilabo bianco



La vasca marmorea nell'appartamento del Cardinale



Particolari di un elegante interno




Il progetto prevedeva una suddivisione degli spazi facilitata dai molteplici accessi e ipotizzava la suddivisone in questo modo:
Piano terra, 500 mq., Fonte Papacqua e giardino con vasca quadrilobata: spazi polifunzionali utilizzabili sia per corsi di formazione a servizio della Camera, del Ministero B.C., dell’Università o di altri enti, per rappresentanza, conferenze, convegni, feste, celebrazioni, concerti, rappresentazioni etc. ACCESSIBILE AUTONOMAMENTE;
Piano Nobile e giardino 500 mq.: Camera Arbitrale.Visitabile ACCESSIBILE AUTONOMAMENTE;
Mezzanino 1, 120 mq. : uffici, magazzini, archivi, biblioteca.
Mezzanino 2 e Appartamento del cardinale 300 mq.
Uffici di rappresentanza senza aggiunta di suddivisioni e con arredi adeguati, visitabile,
ACCESSIBILE AUTONOMAMENTE;
Edificio settecentesco: ricezione. ACCESSIBILE AUTONOMAMENTE (Restaurato di recente);
Sotterranei in cui scorre l’acqua incanalata: visitabili con destinazione da definire.

Confido che questa nuova legge consenta di recuperare l’edificio per restituirlo alla fruizione pubblica e da restauratrice chi scrive sarà personalmente lieta, assieme agli specialisti interessati, di offrire ancora un contributo fattivo per il restauro di questo straordinario Palazzo Chigi Albani.




(1)Un'intera giornata dedicata alle dimore storiche della Tuscia e del Lazio, che ha visto numerosi partecipanti tra cui oltre al Sindaco di Soriano nel Cimino, Menicacci, ricordiamo: Riccardo Valentini e Enrico Panunzi consiglieri regionali, David Centofanti (consigliere comunale e capogruppo Unione per Soriano), Laura D'Erme (Soprintendenza ai Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale), Alfonso Ausilio (Università ' La Sapienza”), Elisabetta De Minicis (Università della Tuscia, Viterbo), Sofia Varoli Piazza (Università della Tuscia, Viterbo), Lefke van Kampen (Direttrice del Museo Palazzo Chigi di Formello), Marina Pennini restauratrice di Palazzo Chigi di Formello, Arch. Antonio Mascia, progettista per il l Comune di Formello, Alfredo Baldi, Italo Moscati, Daniele Camilli.
(2) Nel 2005 gli architetti G.Chemolli, P.David, A.Incarnati, L.Mattone della Scuola di specializzazione in Restauro dei Beni Architettonici e del Paesaggio diretta dal prof. Giovanni Carbonara prepararono un' articolata tesi con rilievi e studi d’archivio. Fui coinvolta nella tesi per la parte relativa allo studio e conservazione degli apparati decorativi. Le foto del presente saggio appartengono allo studio effettuato per la tesi e mi furono fornite in quell’occasione anche per poter redigere la prime proposte progettuali. In questo saggio non sono state inserite le immagini delle parti più degradate per mancanza di spazio e per poter evidenziare, al contrario, la bellezza degli ambienti che, recuperati, potranno essere locali di grande bellezza.
(3) Il gruppo era costituito dalla sottoscritta (restauratrice e storica), dagli architetti della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, già indicati e dal Dott. E. Merlino, dottore commercialista.
(4) Quest’ultima avrebbe dovuto essere realizzata con la partecipazione dell’Ordine Dottori Commercialisti di Viterbo, della Camera di Commercio di Viterbo e di operatori privati, soprattutto in vista del potenziamento dell'Istituto, ben evidente alla luce delle allora recenti normative, italiane ed europee, in tema di procedura relativa al diritto societario.
Gli sviluppi di una simile interazione avrebbero consentito evidentemente di utilizzare il Bene con fini molteplici, permettendo l’integrale conservazione del bene e un impiego istituzionale e culturale che valorizzavano l’edificio storico con il coinvolgimento di istituti pubblici e privati e garantivano costanti introiti per la manutenzione.


Marina Pennini, Aurea Sectio srl Conservazione e Restauro Beni Culturali

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