Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
AUTORITRATTI 

L'ARTISTA ALLO SPECCHIO


Omaggio a  Floriano Bodini
di B.C.



L'intervista esclusiva, che qui riporto, è stata raccolta nella primavera del 2003 in occasione della mostra “L'archetipo e l'immagine”, ideata e curata dalla sottoscritta e svoltasi a Roma, presso il Museo Pietro Canonica, in Villa Borghese, nella quale furono esposte due magnifiche opere del Maestro Floriano Bodini, purtroppo scomparso nel luglio scorso.

Bruna Condoleo: La vitalità della linea e la tensione della forma, caratteristiche del suo stile scultoreo, fanno pensare in primis ad un mai rinnegato amore per la lezione degli antichi; tuttavia i continui rimandi all'arte romanica, al gotico, al barocco, senza escludere l'esperienza dei moderni, pongono il fruitore dinanzi a un linguaggio molto articolato. La critica ha parlato di espressionismo, di realismo esistenziale, ma Lei come definirebbe la sua opera?

Floriano Bodini: Non concordo con l'adozione obbligatoria di definizioni che limitano un argomento precludendo una ben più ampia analisi. Preferisco il termine “lavoro”. In questo caso, il mio lavoro.

D: Rodin, Marini, Manzù, Fazzini, Wildt: a quale di questi maestri si sente più affine per sensibilità artistica?

R: Differentemente, riscontro rapporti con ognuno di loro.

D: Il Monumento a Virgilio nella città di Brindisi, quello a Paolo VI nel Duomo di Milano, I sette di Gottingen ad Hannover e a Carrara la grandiosa opera dedicata al “Cavatore” sono alcuni dei monumenti in marmo ed in bronzo che Lei ha creato in Italia e in Europa. Cosa lo ha affascinato di questo tradizionale genere scultoreo, pregno solitamente di retorica celebrativa, estranea, invece, alla peculiarità della sua arte, così vigorosa, ma priva di enfasi?

R: Il senso della storia.

D: Lei che ha dedicato la sua vita a un'arte così dura e totale come la scultura; quale pensa sia l'essenza dell'opera scultorea?

R: Io ho dedicato la mia vita alla scultura, sì. Ma la scultura ha impegnato la Storia e la Civiltà. Secoli, millenni. Non credo possibile sintetizzare in una o in poche parole l'essenza della scultura. Preferisco sapere e dire che la scultura è la scultura.

D: Assieme alla figura umana, ha spesso rappresentato animali, forme vegetali e minerali che hanno arricchito le sue sculture di evidenti significati metaforici. L'immagine del cavallo, ad esempio, assume per Lei una valenza singolare, intrecciandosi forse ad esperienze di vita o a ricordi significativi?

R: Si, è parte dei miei ricordi e dei miei affetti.

D: I simboli sono spesso presenti nelle sue opere, a volte arcani, metafisici o più semplicemente connessi a motivi biografici, come in “ Paola e il cavallo” . Il tema del cavallo, per ciò che La riguarda, si collega ad una dimensione culturale mitica, oppure incarna una simbologia legata alla quotidianità?

R: Nella quotidianità insiste anche il mito. Il cavallo ha effigiato il mito nella tradizione, nell'iconografia, nell'immagine collettiva. Ha simboleggiato doti di forza, generosità, libertà: caratteri che ancora oggi debbono appartenere alla nostra vita quotidiana.

D: Le contraddizioni dell'esistere rappresentano la matrice profonda della sua arte, impegnata fin dalla fine degli anni ‘50, in temi tratti dalla contemporaneità. In che modo riesce a dominare le tensioni del suo linguaggio, creando opere in cui il dramma si stempera e si acquieta?

R: Il dramma è tale al di là dei toni.

D: Anche se la sua vasta produzione si è espressa utilizzando tutti i materiali classici della scultura, il marmo risulta una costante delle opere negli anni '80 e '90. Esiste in Lei, che è stato tra l'altro Direttore e Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, una predilezione per questo materiale?

R: Certamente il legame è forte. Anni di esperienza, di rapporti, di affetti. E sono lieto di essere insignito della cittadinanza onoraria di Carrara.

D: Ritiene che un diffuso ritorno alla figuratività sia da collegarsi alla necessità dell'artista di assegnare un rinnovato valore morale alla realtà, oppure pensa che molta arte contemporanea esprima un'incapacità di relazionarsi con il mondo?

R: Rispetto gli altri artisti, ma non mi pongo quesiti.

 











Statua di Pio VI, legno (part.) 1967




Cavallo e cane, marmo 1984





Sara e il cavallo, bronzo 1991





Paola e il cavallo, bronzo 1982





Lamento sull'ucciso, bronzo 1960/1


Nato a Gemonio (VA) nel 1933, città che gli ha dedicato il Museo Civico, cui l’artista ha donato parte delle sue opere, Floriano Bodini è uno dei massimi scultori del ‘900. Allievo di Francesco Messina all’Accademia di Brera, ha legato i suoi esordi milanesi alla corrente del “Realismo esistenziale”. A soli 25 anni allestisce la prima personale alla Galleria Amici delle Arti di Gallarate, nel ‘68 la Galleria Gian Ferrari di Milano dedica una mostra alla sua scultura in legno “Ritratto di un Papa” (Paolo VI), oggi ai Musei Vaticani, opera elogiata da Mario De Micheli, che aveva già individuato la spiccata personalità artistica di Bodini, ancora giovanissimo, nella “seria fatica” ed in “una posizione morale che intende enunciare le proprie idee con fermezza. E’ senza dubbio una posizione difficile e fitta di rischi: ma i rischi, in arte, bisogna correrli” (dal catalogo: “Bodini”, Galleria delle Ore, Milano ‘59). Dal ‘70, dopo il legno e il bronzo, Bodini continua la ricerca artistica scolpendo il marmo di Carrara, città nella quale ottiene più tardi la cattedra di Scultura, divenendo poi Direttore dell’Accademia Di Belle Arti fino all ‘87 e Presidente dal ‘91 al ‘94. Al Politecnico di Architettura di Damstadt, in Germania, ha tenuto la cattedra di scultura fino al ’98, proseguendo la sua attività di scultore con esposizioni in istituzioni e musei tedeschi, svizzeri e olandesi e con l’inaugurazione, nel ’98, del grandioso monumento I sette di Gottinga, collocato nella piazza del Parlamento di Hannover. Gli ultimi 20 anni, infatti, lo vedono artefice di grandi opere pubbliche, ad esempio, il Paolo VI in bronzo al Sacro Monte di Varese, il Ritratto del Cardinal Ferrari nel Duomo di Parma, le opere nell’Aula di Padre Pio in S. Giovanni Rotondo (2001), la Porta Santa nella Basilica di San Giovanni in Laterano (2000) a Roma. Personalità schiva e riservata, durante la prestigiosa carriera, purtroppo interrotta con la morte nel luglio 2005, lo scultore ha esposto nelle più importanti gallerie del mondo, partecipando a Biennali di Venezia, a Quadriennali di Roma ed ottenendo rinomati premi, tra i quali il “Michelangelo Buonarroti” ed il riconoscimento alla carriera “Dino Villani”. Bodini è il solo artista a vantare il riconoscimento di cittadinanza onoraria conferitogli dal Comune di Carrara, il 29 maggio del 2001.

Si ringrazia la famiglia Bodini per la gentile concessione delle immagini.