Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
RITRATTI E AUTORITRATTI 



CEZANNE: un "classico" della modernità
di Bruna Condoleo



 




Autoritratto con berretto, 1873-75

 


Amante della natura incontaminata della natia Provence e dei valori autentici dell'esistere, Paul Cézanne ebbe una vita molto diversa da quella che nell'immaginario collettivo è l'esistenza di un artista geniale: non maledetta, né bohémienne o anticonformista , ma parca e borghese, lontana dai clamori del mondo, interamente dedita alla pittura. Malgrado ciò con la sua arte rivoluzionaria non fu solo il precursore del Cubismo, ma l'anticipatore di tutto il XX° secolo che da lui ereditò una nuova estetica, sintesi compositiva di forma, luce e colore.
Cézanne fu antesignano di una mentalità che considera la pittura come un mondo a sé, perfetto ed autosufficiente, specchio della realtà immanente, ma capace di superarla attraverso la creazione di un ordine figurativo superiore ed universale . Nell'arte del pittore francese c'è un singolare ed aristocratico distacco dai temi contingenti della cronaca e della storia ed una vocazione a pensare innanzitutto in termini di forma . Dopo l'esposizione romana del 2002, in questi mesi si può di nuovo ammirare a Firenze l'opera di un gigante della pittura, dal carattere solitario, fine conoscitore dell'arte europea, studioso di Michelangelo e Caravaggio, di Rubens e Poussin, di Daumier e Délacroix, affascinato dagli Impressionisti, allievo di Camille Pissarro, amico di poeti e letterati, come Emile Zola, cui fu legato da un profondo sentimento di stima.






Bagnanti, 1875-76



Esitava, la fronte congestionata, quasi enfiata da invisibili pensieri, il busto raggomitolato, il collo incassato nelle spalle e le mani frementi fino al momento in cui, solide, volitive, tenere, posavano il tocco sicure, e sempre da destra a sinistra” : questa emozionante descrizione di Cézanne, delineata dal poeta Rilke, aiuta a comprendere la folle dedizione dell’artista alla pittura! “Ogni pennellata che dò - chiariva infatti il pittore- è un po' come il mio sangue mescolato ad un po' di sangue del mio modello, nel sole, nella luce, nel colore”. I cieli e le montagne, il mare e gli alberi, come le case della sua Aix en Provence, accese dall'abbagliante luminosità del Sud, sono i termini di un discorso che si ripete tutta la vita, quasi ossessivamente. Non il disegno accademico tradizionale, nè la prospettiva lineare quattrocentesca servono a Cézanne per creare la forma, bensì la struttura solida della pennellata e l'armonia compositiva dele tinte.






Natura morta con ciliegie e pesche, 1883-86



  Figlio di un facoltoso banchiere d'origine piemontese che avversò sempre le sue inclinazioni artistiche, benchè non sia riuscito ad ottenere in vita l'apprezzamento che la sua genialità meritava, Cézanne realizzò il fine che si era proposto: superare la frammentarietà della visione impressionista per restituirle, sull'esempio degli antichi, assolutezza e durata. I pittori impressionisti si proponevano, infatti, di fermare sua tela l'attimo fuggente e precario della vicenda mutevole della luce nella natura; Cézanne, invece, vuole restituire alla visione pittorica immutabilità e rigore, proponendo regole e canoni oggettivi. Soprattutto attraverso le immagini della terra di Provenza l'artista ripropone l'armonia insita nelle cose, non per imitarla , né per coglierne il continuo divenire, come avevano fatto gli impressionisti, bensì per realizzare, attraverso i valori cromatici, il significato profondo dell'equilibrio del creato e l'essenza autentica delle sensazioni. “ Bisogna averlo visto dipingere, dolorosamente teso, la preghiera nel volto, per immaginare quanto della sua anima egli mettesse nel suo lavoro.




La salita dei Jalais, Pontoise, 1879-81



In “La salita dei Jalais, Pontoise”, ad esempio, un olio suggestivo per i passaggi della luce e dell'ombra e per il trionfo dei verdi, il colore dà spessore e distanza alle cose ritratte ed ha assunto il valore costruttivo delle opere della piena maturità.
Nei frequenti autoritratti e ritratti, soprattutto della signora Cézanne, la solidità e la monumentalità prodotte dal colore riconducono concettualmente alla pittura quattrocentesca italiana, rivelando quella singolare classicità che costituisce una peculiarità del linguaggio cezanniano, pur così moderno e rivoluzionario.
Le sue nature morte, sensibili al ricordo caravaggesco, non rimandano tuttavia al pensiero recondito della morte, la “vanitas vanitatis” delle tele seicentesche, né all'orgia naturalistica dei quadri fiamminghi, ma sono semplici realtà dense di rilievo, indagate da molteplici punti di vista prospettici e capaci di evidenziare i volumi degli oggetti in un'armonia di forme geometriche essenziali :il quadrato, il cerchio, il triangolo.



I colori giustapposti in una vitale vibrazione, come avviene nelle sue statuarie bagnanti o nei paesaggi fluviali della Marna, accentuano la solidità delle cose, donando loro una ieraticità antica ed una suggestiva fermezza.
Il taglio energico della pennellata rende ogni immagine chiara e sintetica, ricca di una pulsazione interiore; il raffinato senso cromatico si manifesta nei blu smorzati, nei toni cangianti dei verdi, nei rossi delle terre e nell'arancio su cui si concentra la luminosità, perfino nelle zone lasciate volutamente senza colore perché la tela possa conquistare la propria pienezza espressiva. “Modellare mediante il colore: questo tentativo di Antonello da Messina, ripreso dai Veneziani, è diventato una conquista definitiva per Cézanne, che ha in tal modo inventato una luce pittorica così differente dalla luce naturale, quanto lo è il quadro dalla natura” (R. Maillard, 1967).





Le rive della Marna, ca. 1888



comporre un organismo perfetto, una struttura meditata e perciò classicamente immutabile. Nel suo colore, che secondo l'artista è “il luogo dove il nostro cervello e l'universo s'incontrano”, capace di costruire forma e profondità, risiede la fondamentale conquista della sua avventura figurativa, radice indiscussa dell'arte del '900.
Indagando per tutta l'esistenza i meccanismi della percezione, Cézanne ha riscoperto la nuova pittura in un concetto che, come ha ben espresso Denis Coutagne, direttore del Museo Granet di Aix, “non è penetrare in una terra sconosciuta e tornare ricco di impressioni inattese e nuove, ma addentrarsi ancora e sempre in una regione mille volte percorsa per vedervi, senza cambiare niente, ciò che prima nessun occhio aveva visto” (Roma non è più a Roma, dal catalogo della mostra su Cézanne, Ed. Mazzotta, 2002).



Mostra “Cézanne a Firenze”, Palazzo Strozzi, fino al 29 luglio 2007. www.cezanneafirenze.it
 

Natura morta con bricco del latte, caraffa e ciotola



Nella sua pittura il colore è dunque sostanza ed architettura, crea le forme e lo spazio e quest'ultimo si lega al concetto del tempo, anticipando la quarta dimensione dei cubisti.
Tra i pochi soggetti pittorici che il Maestro predilesse, la montagna Sainte Victoire ad Aix fu uno dei più costanti nel tempo e ricco di intrinseca emotività. Paesaggio grandioso, teatro di eroiche gesta romane, luogo delle memorie d'infanzia e rifugio solitario degli anni maturi, l'ampio scenario naturale della montagna si compone in un perfetto equilibrio, che non ammette correzioni, poiché ogni cosa ha una sua spazialità, un proprio timbro cromatico, un differente effetto luminoso. Pertanto, malgrado le cose rappresentate risultino a prima vista “vere”, esse rivelano gradualmente una sostanziale autonomia pittorica che le rende diverse e spesso contrapposte al mondo della realtà, poiché sulla tela il pittore intende



Il frutteto, 1882



Casa sulla Marna, 1888-90



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