Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Sett./ott. 2007, n.11
RITRATTI E AUTORITRATTI 



Enzo Cucchi: vita e morte, tenerezza e crudeltà
di Bruna Condoleo



 






Coraggio, 1998-99 olio su tela e materiale elettrico. Castello di rivoli,  torino


Enzo Cucchi spazia agevolmente dall'olio all'affresco, dalla lavorazione del ferro alla fusione in bronzo; dipinge su iuta, stuoie, ceramica, carta di giornale… confermando la scelta di una contaminazione dei linguaggi pittorici e scultorei. La sua arte, tuttavia, in oltre trentacinque anni di attività, ha acquisito un'autonoma identità figurativa, anche rispetto alle origini transavanguardiste, che è di marcata indole fantastica, come la sua poesia, in bilico tra angoscia e speranza, ironia e sarcasmo, dubbio e fede ed intrisa di un particolare gusto del primitivo, che rammenta l'arte di Carlo Carrà o di Mario Sironi. Visioni surreali, a volte macabre, rimandano in parte al mondo della religiosità popolare, retaggi di un medioevo a-storico in cui sono costanti il mistero e la presenza della morte. Frutto di un’estrema immediatezza del sentire, l’opera dell’artista svela forme di matrice espressionista, che, collegate inizialmente all’astrattismo di Osvaldo Licini, si sviluppano verso un’essenzializzazione delle forme, accese da violenti contrasti cromatici.






Pesce in schiena del Mare Adriatico, 1980-82, olio su tela. Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie


 

Una mostra monografica di un centinaio fra dipinti e sculture nel Museo Correr a Venezia (Enzo Cucchi. Mostra monografica, fino al 7 ottobre 2007) mette l'accento sull'opera e sulla personalità di un artista, Enzo Cucchi, che è approdato fin dagli anni '70 alla pittura, da autodidatta, dopo aver subito il fascino della poesia, passione che mantiene inalterata nel tempo. Marchigiano, di Morro d'Alba, nell'ambiente romano intraprende assieme ad altri giovani artisti il cammino di un sostanziale mutamento della pittura, che si attua con la nascita della Transavanguardia, termine coniato da Achille Bonito Oliva ad evidenziare la volontà del gruppo di oltrepassare le Avanguardie storiche, per un recupero delle tendenze più diverse dell'arte del passato, in un vagabondaggio indiscriminato nel mondo della figurazione, liberata da precise ideologie. Gli artisti della Transavanguardia (Chia, Clemente, De Maria, Paladino) tendono infatti a riscoprire il senso artigianale di un'antica manualità pittorica, senza escludere peraltro l'utilizzo delle tecniche più moderne.


Vita politica, 2002, olio su tela, Collezione privata


Figure inquietanti vagano senza peso in composizioni vastissime, dove verdi e blu, rossi accecanti, gialli e neri, stesi in larghe campiture, esprimono metafore esistenziali di forte impatto visivo; simboli ed animali tratti dalla cultura orientale, lotte feroci ed incongrue visioni sono desunti da fantasie popolari. Un'atmosfera priva di logica gravitazionale e prospettica, a volte quasi apocalittica, regna nelle opere di Cucchi, che intende la pittura come atto escatologico: “L'arte - asserisce - è l'unica salvezza per chi vive un solo giorno” (dal catalogo “Enzo Cucchi”, Valentina Bonomo Arte Contemporanea, R. Rossi, 2002). Nell'espressività di un gesto pittorico potentemente dinamico, a volte furioso, che scompagina sicurezze e logica tradizionale, si mescolano elementi astratti e forme riconoscibili, oscuri presagi e scene oniriche. La comunicazione prescinde dalla razionalità: l'emozione creata da un'opera di Cucchi è imprevedibile e giocosa, per la genuinità dell'immagine, spoglia di ogni superfluo estetismo, e per una completa libertà ideativa ed esecutiva: sorpresa e divertimento,


disorientamento e dominio dei sensi avvolgono il fruitore della sua opera, il quale tuttavia percepisce in quelle forme inquietanti la ricerca dell'assoluto.
Alcuni motivi iconografici si ripetono con insistenza nei suoi dipinti: il teschio, presenza consueta tra macabro avvertimento e naturale accettazione; l'occhio (cui l'artista ha dedicato un intero ciclo, dal titolo “ Più vicino alla luce ”), elemento onnipresente e vigile sul mondo; oppure sono paesaggi ripresi da lontananze cosmiche, montagne di verde smeraldo, popolate da enigmatiche apparizioni, mari e cieli immensi, insetti giganteschi, oblunghe mani portatrici di simboli, volti dai grandi occhi senza pupille, teste senza corpo quasi a voler rivelare solo l'anima.
Arte allarmante, quella di Cucchi, dove crocifissioni denunciano crudeltà inumane, fughe siderali promettono mondi migliori, oppure presenze misteriose giganteggiano sulla banalità del quotidiano, suggerendo enigmatiche proiezioni dell'inconscio. Nella esemplificazione della figura del cavallo, ad esempio, spesso presente nelle opere di Cucchi, pare intravedere la stessa magica evocatività di un'immagine tracciata su di una roccia preistorica, tanto


Paese ardente, 1998/9, olio su tela con materiale elettrico. Collezione privata , Monaco

 

A mano a mano, 1980, carboncino su carta. Collezione Bruno Bischofberger, Zurigo



lontana dalla realtà visiva quanto è più vicina alla sfera spirituale. Se, come qualcuno asserisce, “vedere è chiudere gli occhi”, l'esperienza che si limiti alla semplice visione delle cose non consente di comprendere la complessità del mondo, per la cui conoscenza servono invece tutti gli altri sensi.
L'arte di Cucchi provoca appunto uno shock emotivo che ridesta il fruitore dall'inautenticità di una cultura artificiale e materialistica. Consapevole della comune docta ignorantia , l'artista sembra volersi riappropriare di un'umanità pre-elettronica, sostanziata del sacro che insiste nella vita e nelle cose, enucleando con la potenza dei colori e con l'incisività del segno quel sentimento dell'inconoscibile e dell'irrazionale, proprio della condizione primordiale, ignoto al pensiero tecnologico. Interprete figurativo di un universo spirituale problematico, in cui l’artista stesso si aggira sbalordito ed a volte sgomento, Cucchi traspone nel flusso caotico delle sue

rappresentazioni, anche le più surreali, una sconcertante concretezza: "… io non cerco di decrittare e di interpretare la realtà – ha chiarito l’artista - : io mi pongo in uno stato di attenzione, per riuscire a captare emozioni capaci di far scoccare la giusta scintilla” (“Stile”, marzo 2002).
Sulle sue tele irrompono con ingenuità fantastica vita e morte, tenerezza e crudeltà e le immagini, che traducono gli impulsi originari dell’essere, fanno ricorso ad un' espressività visionaria, venata di ironia, che è anche denuncia e grido per un mondo da salvare.


Grande disegno della terra, 1983, tecnica mista su legno. Collezione privata, in prestito al Museo Guggenheim, Bilbao

 

Nato a Morro d’Alba, in provincia di Ancona, nel 1949, inizia a dipingere come autodidatta; poi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Macerata. La ricerca artistica del suo esordio si inserisce nell’ambito della pittura concettuale, come testimonia la prima personale presso la Galleria Ambrogi a Milano (1977), ma negli anni seguenti farà parte della corrente italiana denominata “Transavanguardia”, partecipando a diverse mostre nei principali musei internazionali e ad importanti rassegne, come la XXXIX Biennale di Venezia e la XI Biennale di Parigi (1980). La sua originalità emerge anche dalla contaminazione della pittura tradizionale con altri materiali, come cocci di ceramica in "Le Case Vanno Indietro" del ’79, oppure legno, ferro, materiali elettrici; si dedica inoltre alla scultura con opere permanenti all’aperto, quali il gruppo bronzeo nel Marian Park a Basilea (1984), le fontane per la città di Berlino (1982), per il giardino del Museo Pecci di Prato (1988) e per la York University di Toronto (Fontana d’Italia, 1993). A Monte Tamaro, in Canton Ticino, ha realizzato le decorazioni interne e l’altare maggiore della Chiesa (1994), ma non ha abbandonato la prima passione, la poesia; infatti collabora con poeti e scrittori, come Paolo Volponi, Goffredo Parise, Giovanni Testori, Paul Evangelisti, illustrando i loro libri. E’ anche stato scenografo di successo per “La Bottega Fantastica” di Rossini, in occasione del Rossini Opera Festival di Pesaro (1982), per “Pentesilea” di Von Kleist (1986) e per la “Tosca” di Puccini al Teatro dell’Opera di Roma (1990), e per “Le esequie della Luna” di Pennini a Gibellina (1991). L’artista vive tra Ancona e Roma; innumerevoli le sue personali e nella recente mostra, visitabile fino al 7 ottobre 2007 presso il Museo Correr di Venezia, sono esposte opere provenienti da collezioni private e da musei statali di tutto il mondo, che spaziano dalla fine degli anni ’70 ad oggi.

(biografia a cura di Francesca Secchi)



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