Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
RRivista bimestrale -Anno III- Nov./dic. 2007, n.12
RITRATTI E AUTORITRATTI 



Intervista al Maestro Maurizio De Luca
di Francesca Secchi



 

Quali sono i restauri attualmente in corso all'interno della Città del Vaticano?
I due cantieri, le “punte di diamante”, sono le Stanze di Raffaello e la Cappella Paolina . Contestualmente si opera su luoghi storici di un'importanza “disarmante”: alcuni restauratori stanno lavorando semplicemente su un soffitto ligneo, sul soffitto ligneo di Giulio II! È riduttivo quando si parla dell'attività di laboratorio dei Musei Vaticani chiedere “cosa state facendo?”. Cosa non facciamo! Perché il nostro fare abbraccia tanti aspetti, come il controllo sul territorio, la prevenzione, i sopralluoghi, le mostre, che si affiancano alla normale attività di laboratorio. L'attività del Museo è piena di sfaccettature e le caratteristiche appunto di operare all'interno di un Museo sono quelle di avere la possibilità di fare il “giro in corsia”: una volta restaurata, l'opera rimane con noi e possiamo controllarla.

Ci può dire qualcosa a proposito della Cappella Paolina, se e quando sarà visibile al pubblico l'opera restaurata?
Al pubblico non sarà visibile perché non si tratta del circuito museale, ma del Palazzo Pontificio: la Cappella del Papa.
 


Maurizio De Luca, Capo Restauratore e Ispettore del Laboratorio di Restauro Pitture in Vaticano


Ci saranno delle occasioni in cui sarà consentito vedere il restauro terminato?
No, penso di no. Il restauro sarà visibile attraverso immagini oppure il giorno dell'inaugurazione, se la Casa Pontificia riterrà opportuno fare un invito pubblico. Saranno forniti documentari, immagini, ecc. È difficile dire “la Paolina di Michelangelo”, perché il progetto di restauro della Cappella parte da un altro assunto, cioè restituire il contenitore così come sarebbe potuto apparire nel ‘500; in tutto questo si inserisce anche il restauro degli affreschi di Michelangelo che fanno parte della Cappella Paolina . Mentre la Cappella Sistina partì con i Quattrocentisti, la Cappella Paolina è partita con Michelangelo, ma intorno a Michelangelo c'è molto altro.

Anche tutta una serie di spendidi stucchi. Per quando è quindi prevista la fine dell'intervento di restauro?
È prevista tra un paio d'anni. Il restauro è stato preceduto da un lungo periodo propedeutico ad esso, cioè l'elaborazione del progetto di restauro, perché è stato difficile far convivere le scelte sulla restituzione da dare ad un luogo dove abbiamo architettura, scultura e pittura con, a volte, dai sette agli undici strati di ridipinture. Era diventata una cappella “cartonata”, perché dall'800 al ‘900 si era trasformata in policroma e nessuno aveva più la percezione della materia, invece quelli erano stucchi bellissimi; poteva essere qualsiasi tipo di materia: cartone, carta pesta, calchi di terracotta, poteva essere tutto! Sembrava una specie di Cinecittà! Con intento scenografico si davano colpi di pennello di giallo chiaro laddove le parti dovevano risaltare di più: la Cappella si era trasformata da plastica a pittorica.

Nel suo volume Le tecniche pittoriche: l'esecuzione, la teoria, il restauro (Scripta web, Collana di Manuali e Monografie del Dipartimento di Storia dell'Arte de “La Sapienza”, Napoli 2006) Lei sottolinea l'importanza dello studio della storia dell'arte contemporaneamente a quello della storia delle tecniche pittoriche, fondamentale per la formazione di uno storico dell'arte, ma soprattutto di un restauratore. Cosa può dirci in proposito?
Io insegno agli storici dell'arte, non ai restauratori, e sono molto contento perché cerco di seminare e trasferire dei messaggi che in futuro possano fare interagire meglio le due realtà, quella dello storico e quella del restauratore. Il restauratore deve saper parlare il linguaggio dello storico e viceversa. È qui che insisto, e non solo: non si può prescindere dallo studio delle tecniche esecutive. Quando sono entrato qui ai Musei vaticani ho conosciuto quella che era la vecchia generazione dei restauratori; io appartenevo già alla nuova generazione, dunque ho vissuto il transito tra concetti che si rifacevano al Secco Suardo ecc. e quelli che invece si agganciavano alle nuove teorie. I vecchi restauratori, provenienti dalle accademie pittoriche dove si sapeva benissimo fare pittura ad olio su tela, su tavola, pittura ad affresco, mi hanno trasferito le informazioni sulle tecniche esecutive ed io le ho praticate personalmente, emozionato da questo incontro. Ero giovane, perciò immagini cosa abbia significato per me incontrare persone che conoscevano la materia. Cosa che si sta perdendo.

Quindi secondo Lei il restauro odierno, assai diverso rispetto al passato in quanto ha perso il suo carattere artigianale per assumere una connotazione maggiormente scientifica, prevedendo lo studio di innumerevoli discipline come la chimica, la fisica, la biologia, la tutela delle opere d'arte, le tecniche pittoriche e la storia dell'arte, sta rischiando di cadere nell'eccesso opposto?
Esatto. L'arte non è stata fatta con la scienza, la creazione non è stata fatta con la scienza. La conoscenza scientifica della fisica ecc. va benissimo, l'accelerazione di particelle va benissimo, va tutto bene, ma cosa avranno mai usato i pittori al di fuori di quei quattro colori che avevano, della colla di coniglio, di pesce, l'olio di lino, l'olio di noce, di papavero, l'ambra, le gomme arabica, adragante? Noi affrontiamo delle opere d'arte eseguite canonicamente, con delle regole rigide dalle quali non ci si poteva discostare senza autorizzazione, si producevano dei manufatti. La cosa importante sarebbe saper leggere i documenti, come per esempio le liste di acquisto; non sempre, infatti, i materiali ed i pigmenti avevano la stessa denominazione, che cambiava dal punto di vista geografico, da regione a regione, da nazione a nazione, da comune a comune.

Che ruolo dovrebbe avere, a suo parere, il restauratore nei confronti delle altre figure che concorrono ad un intervento di restauro?
Secondo me è giusto andare verso un tipo di differenziazione: il restauratore ed il conservatore. Il conservatore non deve saper fare il restauratore ed il restauratore non deve saper fare il conservatore. In Vaticano abbiamo un esempio straordinario di conduzione dei restauri perché si lavora sempre in tre: lo storico, il chimico ed il capo restauratore che a sua volta dà l'incarico al restauratore. I Musei Vaticani sono il fiore all'occhiello nel mondo in modo da poter avere una collaborazione che può fare da ombrello ad eventuali polemiche, perché non c'è una persona sola che si assume le responsabilità. Comunque al restauratore è chiesto di saper interloquire con lo storico dell'arte, quindi deve sapere di storia dell'arte; notoriamente lo storico dell'arte non è obbligato a sapere di restauro; il restauratore deve saper parlare con il chimico, quindi deve avere lo stesso linguaggio del chimico; il chimico non deve sapere le tecniche di restauro, non deve prendere le decisioni che deve prendere lo storico sulla restituzione estetica. È sempre il restauratore la figura preminente. È inutile sminuire la figura del restauratore, si tende un po' a questo, mentre invece questa figura deve essere innalzata.

Certamente la scelta di svolgere una professione come quella del restauratore è dettata da un forte amore per l'arte; Lei che ha un'esperienza quarantennale nel campo del restauro pittorico ed ha condotto interventi conservativi su opere di importanza e bellezza straordinaria come le Stanze di Raffaello o la Cappella Sistina, come ricorda i suoi inizi e qual' è stata la principale motivazione che L'ha spinta ad intraprendere questa carriera?
Ho iniziato perché la mia famiglia ha praticamente dedicato la sua vita al Vaticano, ad iniziare da mio padre, musicista, che ha armonizzato l'inno pontificio; mio zio era un monsignore, ha partecipato a tutte le sessioni del Concilio Vaticano. Avendo tendenze artistiche, ho avuto la possibilità di entrare in Vaticano: stare a contatto con le opere d'arte a distanza così ravvicinata mi ha aperto un mondo. Quarant'anni fa lavorai come assistente del restauratore che a quel tempo faceva il consolidamento degli affreschi del Quattrocento alla Sistina, dunque ho visto come egli si poneva nei confronti della risoluzione di alcuni problemi. Dopo trent'anni, quando abbiamo iniziato il restauro, sono tornato sugli stessi luoghi ed ho letto gli affreschi in un modo così diverso dalla mia giovane età che li aveva letti in una maniera più incantata, ma senza avere gli strumenti per interpretarli.

Quindi, comunque, all'inizio è scattata una passione per l'arte, ma anche proprio per il restauro!
Sì, guardi le faccio vedere quanta passione può essere scattata. Questi sono disegni del tempo... (mi mostra dei disegni datati 1967 quando, durante il periodo in cui lavorava come assistente accanto al restauratore che stava consolidando gli affreschi della Sistina, aveva studiato dal vivo la volta michelangiolesca).

Negli ultimi decenni si sta sviluppando un nuovo settore del restauro dedicato alla conservazione delle opere contemporanee le quali, in quanto eseguite con materiali e procedimenti atipici, sono interessate da fenomeni di degrado già dopo dieci o venti anni dalla loro creazione. I laboratori di restauro del Vaticano hanno uno spazio dedicato al restauro del contemporaneo, dato che, ad esempio, alla mostra sul Laocoonte era presente una sezione, bellissima peraltro, dedicata alle opere del nostro secolo?
Sì, ci stiamo attrezzando in questo. Siamo stati uno dei primi laboratori a mettere in atto le foderature attraverso il tavolo a bassa pressione che è di dimensioni notevoli, perciò noi siamo in grado di poter foderare un'opera molto grande in due sezioni distinte. Ci avvaliamo e ci consultiamo anche con persone all'estero: l'Olanda e i Paesi Scandinavi sono molto avanti in questo campo.

Quali sono i suoi futuri progetti?
Un mio progetto è poter pubblicare parte dei documenti d'archivio del laboratorio che è nato nel '29, è il più antico in Europa salvo forse quello del Louvre. Ci sono degli editti pontifici che parlano dell'istituzione dei laboratori di restauro del Vaticano, perciò nei nostri archivi ci sono cose interessantissime. Auspico appunto di poter pubblicare un numero dedicato al passato ed uno dedicato al presente!


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