Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.21 - Settembre-ottobre 2009
RITRATTI E AUTORITRATTI 



Ugo Cossu, "le origini del futuro"
di Bruna Condoleo






Ugo Cossu: Duellanti (assalto finale), 2008




  
Marmo bianco di Carrara, ottone


Due figure solenni, circonfuse da un afflato magico-sacrale, si trovano sulla soglia de “La porta del mondo”:“iniziò tutto da qui”, recita il sottotitolo del gruppo scultoreo le cui forme, ieratiche e monumentali, sembrano dissepolte da un passato millenario. E’ una tra le tante opere della mostra di pittura e scultura “Ugo Cossu. Le origini del futuro”, curata da Gabriele Simongini, che si inaugura a Roma, alla Fondazione Museo

I tuoi racconti bussano ancora alla mia porta, refrattario, legno, ferro, 2009 (212x78x40)

"Venanzo Crocetti". L'arte di Cossu sa coniugare originalmente la raffinatezza del modellato plastico, acquisita grazie ad una conoscenza profonda delle correnti d'arte contemporanea, con una sorta di arcaismo interiore. Uno stile, il suo, distaccato dalla comune quotidianità, che si rifugia nell'essenzialità di forme primordiali e geometriche per conquistare un'espressività spoglia quanto severa. “ Di fronte ad una società “liquida” (per usare il famoso concetto di Zygmunt Barman) e smaterializzata - recita Gabriele Simongini nel catalogo della mostra - ridotta ad un immenso supermercato in cui tutto è in vendita a prezzo di saldo, Cossu risponde con la solidità in tensione di forme che rifiutano la dissoluzione di una civiltà senza memoria, senza valori e priva di punti di riferimento stabili, votata a consumare perfino i sentimenti”.
L'artista utilizza con consapevolezza tutti i materiali, dal legno al refrattario, dal marmo al ferro. “ Col ferro – afferma Simongini -costruisce ed assembla, non modella (come avviene con l'argilla) né scolpisce (come accade per il marmo). E tale impulso costruttivo sembra quasi favorire un rapporto architettonico con lo spazio e non più soltanto scultoreo. In questo senso l'artista sardo sembra richiamarsi alle ricerche costruttiviste, quelle che arrivano al volume attraverso piani geometrici accuratamente composti”.
La riduzione dei volumi all’essenziale fa sì che i giocolieri, i nudi, le madri o i Narciso, nella loro sinteticità plastica, divengano forme quasi astratte, giocate sulla melodiosa
dialettica dei pieni e dei vuoti. Cossu erode la figuratività dell'immagine ed in questa ricerca di semplificazione estrema luce e colore giocano un ruolo fondamentale. L'immagine scultorea si consolida in volumi possenti, in sagome impetuose, in superfici contrapposte che conquistano dinamicamente lo spazio.
Il fascino di forme totemiche e la forza simbolica, ritrovati da Cossu nelle antichissime civiltà (egizia, cicladica,
maya e azteca, africana, nuragica), non costituiscono tuttavia una fuga nel passato, non eludono l’esperienza dell’esistenza odierna, con le sue ansie e le sue malinconie, né abdicano al racconto dei sentimenti più intimi. La sensualità di una figura femminile, il movimento di misteriosi duellanti, i ricordi della personale sfera affettiva (ad esempio, I tuoi racconti bussano ancora alla mia porta, opera dedicata al padre) sono i contenuti vitali delle sue enigmatiche sculture. Anche le tele, dai titoli suggestivi, spesso ispirati a composizioni poetiche, si configurano come brani di un racconto intimo, capitoli di una bibbia di segni che popolano il mondo della memoria dell'artista e stimolano le nostre coscienze a riflettere sugli eterni valori della vita.
Frutto di un difficile equilibrio tra intelletto e sensi, le immagini di Cossu assumono il valore di metafore di qualcosa di universale ed immutabile e si rivelano come il riflesso del bisogno dell'uomo di ricostruire l'unità originaria perduta.
 
La porta del mondo (iniziò tutto da qui), refrattario, legno, ottone (105x86x25), 2008


L'intervista
B. C.: In cosa pensi risieda l’essenza della modellazione plastica?
Ugo Cossu: Quando modello e scolpisco una scultura, cerco di agire in piena libertà d’espressione, di tenere conto di una purezza, di un rigore e di una sintesi strutturale e formale, ovvero di garantire alla composizione armonia ed equilibrio, ottenere una sapiente disposizione di pieni e vuoti, dominando la materia, rispettando sempre la sua natura e non disdegnando un eventuale assemblaggio di più materiali. Così completata, l’opera potrà sprigionare forza, carattere, originalità espressiva.




Femmina, refrattario (chamotte), 2008




Desnuda, refrattario, 2007




D: Il distacco dalla realtà contingente è una componente essenziale del tuo linguaggio; qual’è il motivo di questa scelta?
R: Ogni mio lavoro parte dal cervello e dall’animo assieme. La mano e la tecnica servono solo a rappresentare il mio pensiero e la mia idea. L’arte è originalità, novità, ricerca. L’artista deve creare, non imitare ciò che la natura e la realtà ci propongono. Non basta curare la tecnica (che è un mezzo espressivo importante, ma non fondamentale); si rischia, altrimenti, di diventare soltanto buoni artigiani. Quando realizzo un’opera, parto con l’intento di suscitare l’interesse di chi osserva. Penso che la forma più è astratta e semplice, più intimo e forte è il messaggio. Se si guarda, ad esempio, la sequenza di disegni realizzati da Picasso sul tema del toro, si avverte, nelle varie fasi di sintesi formale, che la figura acquista una carica espressiva decisamente superiore rispetto alla copia dal vero, via via che l’immagine diviene più essenziale.
Toro e torero, refrattario e ferro, 1994
 



D: L'elemento simbolico, più o meno celato, è un segno distintivo della tua arte. In una società materialistica e pragmatica come la nostra, quale forza di suggestione conserva, a tuo parere, il simbolo?
R: Oggi, dove tutto corre veloce, dove il piacere materiale annulla lo spirito e dove il valore pratico esclude il pensiero, dico che fermarsi a riflettere, meditare e sognare un po' , aiuti ad allontanarci da questa complessa realtà. Nelle mie opere, in particolare modo nei dipinti, esiste l'elemento simbolico: le mie sono forme antiche e semplici, come emerse da uno scavo e levigate dal tempo, le figure sono ridotte all'essenziale, servono a concretizzare i miei pensieri e a trasmettere non la realtà visibile, bensì un mondo interiore intriso di lirica solitudine, di sensazioni perdute, di suggestioni magiche e di nostalgie poetiche.

(Dall’intervista pubblicata nel catalogo della mostra “Ugo Cossu. Le origini del futuro”.)



L'occhio infuocato del sole brucia sulle strade morte di sete, acrilico, tecnica mista su tela, 2009



Nato a Bosa (OR) nel '50, Ugo Cossu si trasferisce adolescente a Roma dove intraprende gli studi artistici sotto la guida di A. Mongelli e G. Dragoni. Comincia nel '71 la sua carriere di docente negli Istituti artistici, prima in provincia di Teramo, poi in Sardegna, dove trascorre sette anni in cui s'immerge nello studio dll'arte nuragica, oltre che nell'approfondimento della scultura e dell'estetica contemporanea: Da Brancusi, a Marini, da Archipenko, a Moore. I viaggi in Europa arricchiscono le sue esperienze, ma è quello nel Messico a divenire particolarmente significativo per il proseguio della sua ricerca artistica. Nelle culture precolombiane Cossu riscopre infatti le originarie inclinazioni artistiche, ovvero  l'amore per l'antica arte mediterranea; pertanto al suo ritorno a Roma nel '87, ha ormai individuato con chiarezza il proprio linguaggio espressivo ed inizia una serie ininterrotta di mostre di successo. Dal 2005 vive e lavora a Cerveteri, in provincia di Roma.



"Ugo Cossu. Le origini del futuro"
Roma, Fondazione Museo Venanzo Crocetti,
dal 19 settembre al 15 ottobre 2009.
www.ugocossu.it



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