Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
RITRATTI E AUTORITRATTI 



SALVATORE GIUNTA: poetica del segno
di Bruna Condoleo






Progetto di installazione per il territorio di Franciacorta (BS), 1999


Nel panorama dell'arte contemporanea s'inserisce con forza il ricco e stimolante percorso artistico di Salvatore Giunta, sperimentatore e creatore di forme innovative che gli hanno permesso di tracciare un originale iter professionale. La ricerca continua di soluzioni estetiche è stata per Giunta il fil rouge che ha coordinato più di 40 anni di attività da quando, tra il '65 e il '70, ancora giovanissimo inventava sculture in cemento, volumi essenziali, totemici, dal sapore primitivo, in cui la solidità della forma geometrica rappresentava una primaria esigenza espressiva. Da allora, attraverso svariati momenti creativi, nei quali lo stimolo poteva nascere dai più diversi motivi occasionali e spesso dalla frequentazione con il
mondo della poesia, l'indagine dell'Artista non ha conosciuto limiti, spaziando dalla scultura alla pittura, dalla grafica alla scenografia, dai progetti ambientali ai preziosi “libri d'artista”, in cui le doti di un'immaginazione fervida hanno permesso l'utilizzo di materiali sempre più inconsueti e imprevedibili (reti metalliche, piume d'uccello, acqua...).
La poliedrica personalità dell'Artista si è incentrata via via su di un crescente interesse per il segno, che lo ha portato a lasciare in secondo piano l'aspetto plastico delle forme per inoltrarsi nelle molteplici vicende della linea e delle sue evoluzioni nello spazio. L'amore per la linea e per le sue melodiose traiettorie ha fatto sì che dalla sua arte si disperdesse tutto ciò che “pesa” e lega alla materia impedendo il volo delle forme nell'infinito: da questa matura esigenza nasce la scelta dell'estrema leggerezza dei materiali e il gusto dei giochi lineari in perenne tensione nello spazio. Le opere di Giunta non sono il risultato dell'astrazione di forme naturali, sono esse stesse una realtà nuova, elementi nati dalla mente dell'Artista che crea svincolato dal contingente, sospinto dalla ricerca di una melodia universale, che egli rende tangibile nelle linee danzanti nello spazio, nelle sfere fluttuanti o in caduta frenata, nelle curve delle forme che s'intersecano nel vuoto cosmico. Molte le personalità che hanno interessato Giunta durante la sua formazione: scultori come Giacometti, Brancusi o Moore, pittori come Kandinski, Hartung o Fautrier. Nel retroterra culturale dell'Artista sono rintracciabili le esperienze del costruttivismo e del suprematismo russo, una linea ideale che collega Malevitch, pittore dell'assoluto, a Moholy Nagy ed a Naum Gabo, e che giunge all'arte di Luigi Veronesi, alle cadenze spaziali di Gianni Monnet, alla geometria inventiva di Bruno Munari. Tuttavia anche i legami artistici e di metodo con Melotti, Staccioli, Venet e Somaini non indicano l'appartenenza del suo originale stilema all'ambito di un preciso movimento artistico; il suo concretismo geometrico non può essere spiegato sic et sempliciter con la predilezione di forme matematiche e di soluzioni scientifiche, né nasce da una logica eminentemente intellettualistica.
Ritmi dell'universo, 2009, collage


Orchestra di suoni lunari
Luce della via lattea
Polvere di comete che volano lontano
Nell'acceso pensiero
Ruota l'universo
Fondendo le vie
liquida via del cielo
Ariosa via dell'acqua
Veli volanti
Alati Dei sulfurei
Tutto è vapore
Tutto evapora


Mimma Pisani
da Aureo stagno
Esso è l'espressione di un bisogno di estrema sintesi formale e contenutistica che, nella chiara e dinamica disposizione delle linee nello spazio, traduce il concetto di un ordine sotteso alle forme e alla natura, una sorta di musicalità intrinseca alle cose e custodita nella profondità della mente. Da ciò la vicinanza naturale alla poesia, a quell'indistinto lirico sentire da cui sgorga l'ispirazione poetica, la più ineffabile, ma anche la più concreta verità umana. Il sodalizio con molti poeti contemporanei, con cui Giunta collabora spesso, arricchendo d'immagini allusive i loro testi o proponendo esperienze comuni, è la testimonianza della ricerca di



Evocazioni lunari (serie di 10), 2006, carta Moon Rock
modellata a mano
un'arte totale (il sogno delle avanguardie!) che coinvolga in un'estetica comune arte figurativa e non, musica e letteratura, senza preconcetti né barriere estetiche. Malgrado il rigore strutturale e compositivo contraddistingua il morfema di Giunta, esso non impedisce ad un lirismo implicito di innervare i suoi lavori, senza effondersi in vacui sentimentalismi; la conquista di un'armonia d'insieme, ottenuta con cadenze ritmiche e sensibili accostamenti cromatici, è per l'Artista un valore fondamentale. In uno dei suoi video, presente in mostra, dal titolo “ Divertissement dinamique ”, le composizioni lineari prendono magicamente vita sulla base di un testo musicale, “Exotic song”, composto da Nicola Cisternino, docente di Arti e Musica contemporanee all'Accademia di Venezia. Dalle animazioni si generano dinamici mutamenti, slittamenti, evoluzioni spaziali, vere e proprie orchestrazioni di segni; i precari equilibri formali e lineari, quasi fossero metafore di fenomeni naturali, come acque sgorganti, giochi di forme sospese nell'aria, assurgono a simboli di trasalimenti e di sospensioni emotive. Come la musica, la sua arte non figurativa, pur non fornendo un contenuto riconoscibile, parla di misura, ordine e rigore, di combinazioni modulari, ma ciò non inficia la possibilità di effondere una ricchezza immaginativa che rimanda alla sfera interiore, a stati d'animo affini al mondo impalpabile della poesia.
Da sempre, come già accennato, l'arte di Giunta rivela tali interferenze poetiche: non si tratta di semplici illustrazioni di testi, ma di scambi fecondi e di affinità elettive con i poeti, di capacità di trasfigurazione lirica che le sue opere rarefatte, euritmiche ed empatiche posseggono. Le sue composizioni evocano percorsi siderali, vuoti immensi, "sovrumani silenzi”“, realtà immateriali, ottenute con l'ausilio di materie aeree e impalpabili, emozioni e visioni suggerite dalla letture di grandi autori, come Marguerite Yourcenar, James Joyce, Antonin Artaud, e benchè la sintassi dell'Artista si articoli su di un tessuto di aniconicità, essa non preclude mai l'immaginazione poetica, l'immersione nei territori della mente dove si creano le emozioni, si suscitano i ricordi. L'amore per la levità delle forme ha convinto Giunta a proporre nel 2005 a 17 poeti contemporanei la composizione di versi sul tema delle nuvole, da lui fotografate in diversi momenti temporali, successivamente elaborate in digitale e incluse in un dvd di video-poesia.

Inchiostri, 2004, da "Lettere a Nora"
di J.Joyce


Inchiostri, 2004, da "Lettere a Nora"
di J.Joyce



Inchiostri, 2004, da "Lettere a Nora"
di J.Joyce


Da questa esperienza sono nate liriche brevi quanto intense, dedicate ad un elemento naturale che da sempre ha affascinato poeti e pittori (pensiamo agli studi e ai dipinti ottocenteschi di John Costable sulle nuvole!): "Forme riconoscibili, d'umana evidenza fantastica- di compiuta estetica” , recita il compianto Vito Riviello in una splendida immagine lirica dedicata alle nuvole. Quest'ultime colpiscono la fantasia di Giunta e con la sofficità delle forme e dei materiali prescelti egli intende ricreare la forza evocativa di questa stimolante visione naturale. Chi non ha provato almeno una volta ad immaginare forme conosciute o fantastiche visioni nelle danze delle nuvole; chi non si è lasciato trasportare dal loro perpetuo divenire verso pensieri e suggestioni ripescati dal proprio vissuto?!
Anche nei progetti architettonici e nelle opere scultoree l’Artista mostra la stessa essenzialità lineare e l’approccio ad un delicato dinamismo che è alla base del divenire universale. Giunta, come Alexander Calder, pur interessato al carattere costruttivo del segno, ha poi rivolto una maggiore attenzione al gioco sottile delle linee nello spazio.
C’è un’esperienza al limite del ludico nell’ideazione ex novo di forme e di oggetti che non esistono se non nel mondo immaginifico dell’artista: Giunta crea con una mentalità simile a quella dei primitivi, i quali, dopo aver tracciato il segno, ad esso attribuiscono un’importanza quasi magica. In origine era il segno: nella sua nuda purezza, esso rivela una sorta di misticismo ancestrale e intrinseco. In anni passati l’Artista, attratto dal pensiero zen, si è occupato anche della casa giapponese, dell’essenzialità delle sue linee architettoniche, dei limpidi giardini, del vuoto e del silenzio degli spazi, insomma, di quello che è stato definito “un nulla che riassume in sé l’Assoluto”. La ricerca dell’assolutezza delle forme riflette un pensiero metafisico che anela alla perfezione, liberata della schiavitù del reale: la purezza originaria si raggiunge, secondo Giunta, grazie ad una calibrata armonia e ad un’estrema libertà compositiva che s’identifica anche con una vigorosa ed aurea semplicitas. Piccole o grandi che siano, le sue sculture sono strutture “aperte” che si lasciano trapassare dallo spazio e lo includono senza limitarlo; benchè le forme predilette siano rettangoli, quadrati, cerchi, triangoli, tale repertorio geometrico viene interpretato in chiave ritmica e musicale, facendo perdere ogni eccessiva rigidità. Dinamici e sottili contrasti simultanei di progressioni ritmiche sollecitano il pensiero e producono un continuum di sensazioni ottiche ed emotive; il linguaggio di Giunta, infatti, veicola un contenuto carico di intensità che scardina i precetti costruttivisti nei quali esso pur affonda le sue radici. Le sequenze di segni si sommano e si attraggono, gli elementi compositivi si dispongono nello spazio creando una tensione dialettica in cui le linee, come le parole in una lirica, o le note musicali, si ripetono in contesti variabili, mantenendo sempre l’unitario equilibrio formale.


Schegge di ghiaccio (serie di 7), 2007, collage



Frammenti di ghiaccio
a migliaia
Nella neve al chiaro di luna


Jack Kerouac
da Il libro degli haiku
Nell'ideare i suoi libri d'artista e nelle multiformi opere cartacee, in cui la luce, giocando sui piani modellati a mano, crea ombre e rilievi, incavi e sollevamenti, l'Artista romano dimostra sempre di possedere e di mettere a frutto una preziosa manualità d'altissimo valore artigianale, acuitasi nel tempo, che ridà senso e dignità nuova non soltanto all'operazione concettuale, ma anche allo stesso sperimentare. La poetica di Giunta porta in campo tutta la ricchezza di principi visivi e cinetici che intendono lo spazio come un'entità non esterna al sé, ma fusione di quello mentale e di quello reale. L'idea euclidea dello spazio, pensato come contenitore, non esiste più: gli elementi dinamici si articolano e si espandono con una sorta di rallentamento emotivo, suggerito dai percorsi lineari e dalle forme poste in bilico, ma il campo in cui si attuano questi movimenti è illusionisticamente infinito. Le variazioni e le fughe grafiche e di superfici bidimensionali rimandano allusivamente alle molteplici casualità della vita, all'instabilità dell'essere, anche alla continuità dell'esistenza nella diversità delle combinazioni possibili.


Riflessi, 1982, stampa da diapositiva, strappo, collage - carta argento


Ampio spazio hanno nelle opere di Giunta i motivi circolari: è questo un archetipo figurativo che ritorna spesso, circonfuso del suo millenario fascino simbolico; a volte sono cerchi perfetti, come scudi di antichissime civiltà, ma resi con materiali poveri (sabbia e canapa) e modellati con sensibili effetti plastici e pittorici; a volte si tratta di intrecci con altre forme geometriche, oppure sono ellissoidi aperti, da cui potrebbero nascere altre forme. Ognuna di esse è suscettibile di lente e ipotetiche metamorfosi in una concezione di evoluzione perenne: lo studio minuzioso dei materiali, dal legno ai metalli più diversi, la predilezione per quelli più leggeri, come il plexiglass, la carta, la sabbia, l'acqua, finanche l'aria, fanno sì che la materia stessa sia soggetto e oggetto dell'opera e sia essa a produrre colore e luminosità, sottili vibrazioni, contrasti e armonie, stasi e movimento. Tutti i sensi vengono coinvolti nelle sue creazioni che si strutturano come ricerche polisensoriali e polimateriche, da cui emerge spesso un erotismo sottile che non si rivela mai in modo plateale, come nella affascinante serie di piccoli inchiostri dedicati a Lettere a Nora”“ di Joyce. Si deve però sottolineare che l'erotismo presente nelle opere dell'Artista è sottile fusione di sacro e profano ed evoca sensazioni e atmosfere che si traducono sempre in linee e colori di elegante astrazione segnica.



Partiture spaziali (serie di 9),
ottone nichelato, 2005-2006


L'Antartico

Le grotte ammassate si screziano di cristalli
Che forano i bompressi con le loro punte ardenti
E le vele gettate urtano le piante
Che si specchiano nei riflessi delle belle acque
Le carene cariche d'echi solcano i flutti
Con le voci velate dalle barbe delle caverne.
Le onde incrociano i loro specchi; lentamente
Ricoprono i coralli i vetri delle carene.
Un lento sussurro si desta nelle catene.
I coralli parlano, dai fianchi dei vascelli morti;
Una musica fredda si gela nelle loro vene,
E la luce risveglia ancora un rumore nuovo.


Antonin Artaud
da Action n.10, novembre 1921



Partiture spaziali (serie di 9),
2005-2006
Tra le varie tinte Giunta predilige il bianco, declinato nelle varie tonalità: piatti, illuminati da lucentezze e trasparenze, i bianchi si contrappongono spesso a zone più scure o nere. Pura ed essenziale, priva di qualsiasi retorica, la sua arte crea spazi cristallini che alludono al respiro dell'assoluto, frammenti di un infinito pittorico in cui i valori delle luci e delle ombre si equiparano a quelli dei colori.
Se desiderassimo tracciare un comune denominatore ai delicati collages, ai libri d'artista, alle sculture in ottone, alle splendide carte lavorate a mano, ruvide o levigate, al fascino magnetico dei suoi bianchi, increspati come superfici di pianeti, potremmo senza dubbio individuare l'euritmia compositiva quale nota dominante del suo stile, intesa anche come proposta di rigenerazione psicologica, capace di sfidare la banalità omologatrice del presente. Con l'innata franchezza del pensare e del fare che contraddistingue la sua attività, Giunta propone un linguaggio permeato di raffinatezza formale, conquistato con applicazione e studio continui, contro sciatteria e cattivo gusto, essenzialità sostanziale contro una inutile complessità, razionalità contro caos, misura contro eccesso.




Tutto quell'oceano di blu
scomparirà
rapido come le nuvole


Jack Kerouac
da Il libro degli haiku
trad. di Silvia Rota Sperti
Ed. Mondadori, 2003



Tagli di luce, 2009, acqua tinta e stampa a secco



Salvatore Giunta, nato a Roma nel ’43, già docente di Discipline Plastiche al IV Liceo Artistico della Capitale, ha iniziato la carriera espositiva nel ’69, con una personale presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma e da allora non ha mai interrotto un’intensa attività di artista a tutto tondo. Pittore e scultore, Giunta si è occupato con successo di scenografia teatrale, di cinematografia sperimentale, di musica, di design; ha creato “Libri d’Artista” per i quali ha ottenuto riconoscimenti di altissimo livello, finanche medaglie-trofeo per premi letterari e celebrazioni storiche. Innumerevoli le esposizioni in Italia, in Europa, negli USA, in Brasile e in Giappone. Tra le partecipazioni più interessanti citiamo La Biennale Aurea, Firenze, Palazzo Strozzi nel 1976; la XII Biennale di Parigi nel ’82; Libri e pagine d’Artista in Italia, Firenze, Forte del Belvedere nel 1989; L’Arte seduta, Nuova Fiera di Roma e “Camera 312”, Venezia 52 Biennale (eventi collaterali) nel 2008°, La Memoria degli altri, Roma, Auditorium Parco della Musica, nel 2009. Tra le più recenti personali: Lo spazio della scultura, al MAGI ‘900 (Museo delle Generazioni Italiane), Pieve di Cento (Bo), nel giugno 2006 ; Al limite dell’azzardo, Roma, Studio d’Arte Fuori Centro e Collisioni, Parigi, Galleria Satellite, nel 2007; In-stabilità della forma, Roma, Rufartgallery, nel 2008; Tagli di luce e nuovi spazi, Roma, Rufart Gallery; Sculture d’ombra, Studio Arte Fuori Centro, nel 2010. Molte sue opere sono pubblicate in raccolte di poesie, narrativa e saggistica .


Mostra: “Salvatore Giunta. Poetica del segno”,
18 maggio - 5 giugno 2010 - Inaugurazione: 18 maggio 2010, ore 18.00
Galleria della Biblioteca Angelica, via S. Agostino 11. 00168 Roma
Orari di apertura: lun. e ven. 10.00 –16.00; mart. merc. e giov. 10.00-18.30; sabato 10.00-13.30
Organizzazione e comunicazione Artes Faveo, www.artesfaveo.com - info: studio@artesfaveo.com
Info: Francesca Pardini info: francespardini@hotmail.it


www.salvatoregiunta.com
info: artsgiunta@libero.it



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright