Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.25 - Luglio-ottobre 2010
RITRATTI E AUTORITRATTI 



Leonardo e l'universalismo della ricerca
di Bruna Condoleo



Non c'è artista nella storia della pittura che, come Leonardo da Vinci, abbia saputo fondere senza contrasti scienza e arte, indagine naturalistica e intuizione pittorica. La curiosità insaziabile del suo intelletto, lo spirito antidogmatico che lo contraddistingue, lo sperimentalismo del suo metodo antesignano della scienza moderna, hanno fatto di Lui un maestro della conoscenza, capace di proporre senza sosta problemi e soluzioni tecniche, scientifiche e formali. La versatilità della mente di Leonardo ha permesso all'età contemporanea di stabilire un dialogo con la sua opera e di rintracciarvi spunti di poetiche e convergenze teoriche. Esaltato dai Cubisti, ammirato dai Surrealisti, manipolato con pungente ironia dalla Pop art, riletto dalla cinematografia e dai mass-media con un'analisi spesso demistificante, riproposto dall'arte concettuale, il mito di Leonardo non ha subito cedimenti neanche nell'era in cui viviamo, dominata dalla scienza e dalla tecnologia. L'attualità del genio vinciano consiste probabilmente nella considerazione del vero significato dell'esperienza umana, apprezzata nella sua totalità e intesa come valore, nel rifiuto di ogni apriorismo accademico.
L'amore di Leonardo per i fenomeni naturali, la passione per la scienze della terra, per la geologia e per l'idrografia si fanno palpabili in un'opera del Maestro poco conosciuta, La Madonna dei Fusi, detta dell'aspo, denominata anche Lansdowne, dal nome del primo proprietario, un dipinto di straordinaria bellezza conservato a New York, esposto a Vinci nel 1982 e ad Arezzo nel 2000.
Il quadro era sicuramente iniziato nel 1501, come si evince da una lettera di frà Pietro da Novellara ad Isabella d'Este, nella quale si chiarisce che il Maestro, tornato da Milano a Firenze, non ha ancora dipinto il ritratto promesso alla marchesa (che non ultimerà mai!), in quanto impegnato in studi di matematica e di geometria, sotto la guida di Luca Pacioli e nell'ultimazione di un “quadrettino”, commissionato dal segretario del re di Francia Luigi XII, Florimond Robertet in cui appare una Madonna col Bambino intento a giocare con l'aspo. Il paesaggio della Madonna dei Fusi rimanda chiaramente a quello della Gioconda, anche a quello della Sacra Famiglia con Sant' Anna e agli innumerevoli studi sulle rocce, sui corsi d'acqua, sui territori del Valdarno e della Val di Chiana che il Maestro ci ha lasciato.
L'interesse di Leonardo per la cosmogenesi si riscontra ovunque nei suoi dipinti: la natura sembra, infatti, quasi preistorica, per l'evidente erosione dell'aria e delle acque nei profondi calanchi di rocce, nelle serpentine anse dei fiumi o nelle elevate cime alpine, come si può ammirare nel luminoso paesaggio che fa da sfondo alla Madonna dei Fusi.
Riprodotto fedelmente dai suoi studi d'ingegneria militare compiuti al servizio del Valentino nel 1502, sulla sinistra della Madonna compare il Ponte Buriano, con le sue sette arcate, com'è ancora oggi, a conferma del realismo dei paesaggi leonardeschi, ove si correlano senza fratture pittura e studio del territorio, cartografia, anatomia della terra, osservazioni scientifiche e trasposizioni simboliche delle forze del cosmo, concepito come un organismo vivente, in continua rigenerazione, affascinante e


La Madonna dei fusi, manifesto della
mostra di Arezzo nel 2000


misterioso. Il fuso o aspo, infatti, che dà il nome all'opera, oltre a simboleggiare la croce di Cristo, si connette con il “ filare ”, ritenuto in tutte le più antiche culture allusivo al fluire del tempo, alla tessitura della vita, al nascere, crescere e morire, dunque al passato, presente e futuro, un concetto che fonde mito e scienza e che nella forma dell'aspo, insistentemente riproposta da Leonardo nel Codice Atlantico, si riferisce anche a simboli sessuali di femminilità e di fecondità.
Il paesaggio della Madonna dei Fusi, spopolato, ma segnato dall'impronta umana, è tanto diverso da quello che i contemporanei del pittore dipingevano con logica descrittività, quanto il concetto che Leonardo ha di bellezza: non più forma immutabile e ideale, ma ciò che riproduce in modo più vicino all'esperienza l'infinita varietà della natura, di cui l'Artista sa cogliere i molteplici e contraddittori aspetti.
In conclusione la vitalità del suo pensiero risiede nel concetto stesso che egli ha della realtà e del rapporto tra arte e realtà: quest'ultima non è considerata come un dato certo da riprodurre, ma come un “fenomeno” in continuo divenire da investigare. L'atteggiamento di “omo sanza lettere”, come amava definirsi Leonardo, sempre pronto a porre in discussione le regole già acquisite, costantemente proteso verso il futuro nel desiderio di comporre in una sintesi il dilemma tra arte e scienza, che è utopia nello spirito contemporaneo, risulta di stupefacente modernità.



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