Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.29 - Giugno-settembre 2011
RITRATTI E AUTORITRATTI 



Medardo Rosso e il “non finito”
di Bruna Condoleo



Personalità tra le più significative del panorama internazionale della scultura di fine Ottocento, a Medardo Rosso dedichiamo la rubrica, convinti che egli sia stato uno dei pochi artisti italiani ad elaborare un linguaggio tanto originale da anticipare correnti dell'espressionismo europeo. Benchè la critica ufficiale lo abbia ritenuto soltanto uno scultore impressionista, Rosso ha invece creato uno stile autonomo e complesso, ricco di rimandi artistici e di illuminate anticipazioni estetiche.
Torinese (1859), poco impegnato negli studi all'Accademia di Brera, Medardo Rosso frequentò con entusiasmo
quel clima di pittori “scapigliati” lombardi, come Ranzoni e Cremona, che si esprimevano attraverso un linguaggio pittorico basato sul dissolvimento della forma ad opera della luce. Tuttavia, rispetto ai suoi amici artisti, la personalità di Medardo si indirizzò verso un gusto meno sentimentale ed una tecnica ancor più fugace, come mostra La portinaia del 1884, realizzata in cera quando l'Artista aveva soltanto 25 anni. La sua scultura, priva di ogni aspetto monumentale, si fece portatrice di un messaggio che individua nel sentimento del passare del tempo la sensazione più ricercata e nel “qui ed ora” quella dominante.
Il soggiorno nel 1884 a Parigi, dove lavorò come sbozzatore nello studio del Dalou, assieme ad Auguste Rodin, contribuì a maturare il suo già originale stile scultoreo. Grazie ad uno straordinario dinamismo delle forme e ai morbidi effetti luministici, egli intende tradurre l'attimo irrepetibile del divenire: perciò predilige lavorare con la cera, il gesso o il bronzo, materiali morbidi capaci di riproporre la fugacità della sensazione visiva ed emotiva. Anche se l'instabilità formale dei suoi ritratti, di donne e uomini qualsiasi o di conversazioni all'aria aperta, soggetti amati anche dagli impressionisti, fa pensare ad un operare frutto dell'immediatezza creativa, Rosso era invece solito studiare i soggetti prescelti, perfezionando l'effetto delle immagini stratificatesi nella memoria, per poi fondere i diversi momenti in flussi di materia liquida, in cui il valore espressivo del gesto scultoreo resta di fondamentale importanza. “ Non ha mai lavorato dal modello - precisa Paola Mola nel catalogo -: le sue immagini iniziali sono figure intraviste in un attimo che l'emozione aveva fissato nel ricordo: un volto balenato nel buio della sera, il fugace


Il Sagrestano, (Lo scaccino, Se la fuss grapa),
gesso cavo, colorato di nero, 1887 ca. Arturo Anja Collection
riflesso d'un uomo in uno specchio. In Rosso non c'è Idea, non c'è concetto, allegoria, o Storia, c'è all'origine soltanto la percezione pura: elimina di conseguenza ogni disegno e linea ortogonale e, per primo nella scultura, ogni tradizionale prospettiva, che è visione ideale, fondando un nuovo spazio, sulla base di quello di Cézanne: un sistema prospettico obliquo e ambiguo messo in atto sia nel bronzo e nella cera (Bookmaker , Homme qui lit , Paris la nuit ) che nell'opera fotografica e in alcuni collages”.



La Portinaia, 1883, plaster (detail)





Petite Rieuse, bronzo, 1902


La mostra milanese, a cura di Paola Mola, è anche l'occasione per ammirare fino al 29 luglio 2011 un nucleo di opere dello scultore torinese, alcune da poco ritrovate , altre provenienti da importanti collezioni private italiane, che coprono un arco temporale che va dal 1887 al 1927.
Fulcro dell'esposizione è il capolavoro Femme à la voilette (1895), opera rarissima modellata in cera (ne esistono solo sei esemplari, tre dei quali esposti nei Musei italiani di Brera a Milano, Cà Pesaro a Venezia, Galleria Nazionale a Roma ), che ritrae la fuggevole immagine di una donna velata, nell'atto di scendere la scalinata di una chiesa di sera, a Parigi, sotto la pioggia. La materia morbida e il senso di disfacimento delle cose divengono generatrici di effetti chiaroscurali autonomi, indipendenti dall'illuminazione esterna...



Femme à la voilette, 1895, wax on plaster





Femme à la voilette (particolare)

Nell'ultimo decennio dell'800e nei primi anni del ‘900, grazie ad un altro lungo soggiorno parigino, durante il quale era stato apprezzato tra gli altri anche da artisti come Degas, Rosso scolpì opere bellissime, comme La Rieuse (1895); il senso di leggerezza e di immaterialità delle immagini, divenute incredibilmente fluide e “non finite”, ha ormai raggiunto punti di indubbia astrazione, pur mantenendo una lirica tensione formale.
Anche il ritorno in Italia fu contraddistinto da sculture di altissima qualità, come l'Ecce Puer o Madame X, antesignana della purezza dell'opera di Brancusi. A Milano nel 1928, all'età di 69 anni, si conclude la sua vita e proprio Milano per la prima volta, alla “Amedeo Porro-arte moderna e contemporanea”, espone al pubblico Rosso. Opere scelte , una selezione di sculture in cera, bronzo e gesso, fino ad oggi visibili solo sul Catalogo ragionato , cui si affiancano fotografie, lettere e disegni inediti di Medardo Rosso.
Di grandissimo valore anche il ritrovamento dell' unico esemplare conosciuto in bronzo della Petite Rieuse, esposta una sola volta nel 1902 al Museum der Bildenden Kunste di Lipsia, che si riteneva perduta. Straordinario è Il Sagrestano (conosciuto anche come Lo Scaccino o Se la fuss grapa), databile intorno 1887, in gesso cavo, dipinto di nero, che si presenta come un capolavoro di tecnica e di poesia. Così commenta la curatrice nel catalogo: “una forma senza paragoni, comprensibile forse solo oggi attraverso Giacometti e le terrecotte di Fontana”.
Accanto alle opere plastiche si ammirano nella mostra tre straordinari disegni inediti su carta: il primo intitolato Uomo allo specchio, una grafite dal tratto rapido e scarno, gli altri due disegni, Figure su una strada e Donna di spalle, uniti dal tratto pesante e materico.
Sin dall'inizio della sua attività Rosso si era dedicato alla fotografia con esiti sorprendenti: faceva innumerevoli scatti alle sue sculture per poi rielaborare in fase di stampa e rifotografare ancora il lavoro così ottenuto, alla ricerca di ulteriori effetti formali e cromatici. Ad illustrare questo aspetto poco noto, ma significativo del suo lavoro, la mostra presenta due fotografie e un assemblaggio fotografico, esposto una sola volta nel 2007 alla mostra “Rosso. La forma instabile”, curata sempre da Paola Mola al Guggenheim di Venezia .
Il catalogo bilingue della mostra , edito da Skira con testo di Paola Mola, è arricchito da una sezione dedicata ai restauri delle opere, con analisi chimiche e indagini tomografiche che costituiscono un importante contributo agli studi storici su Medardo Rosso.

Donna di spalle, 1896 ca. o 1902 ca., chinagraph
pencil on paper, A.Sommaruga Collection


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