Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.34 - Ottobre - dicembre 2012
RITRATTI E AUTORITRATTI 



"Mediterranea": memorie di viaggio di Pedro Cano
di Bruna Condoleo


Una mostra bellissima quanto poetica è quella che si sta svolgendo a Roma, presso i Mercati di Traiano, in una cornice unica, il Museo dei Fori Imperiali, degna di un’esposizione altrettanto rara. “Mediterranea” è il titolo dell’esposizione di circa 50 grandi acquerelli di Pedro Cano, oltre ai 90 piccoli dipinti dedicati a Napoli, titolo che si riferisce al mondo che vive attorno ad un mare, culla di culture millenarie, di storia, di miti, luogo di viaggi e di sogni, teatro di grandi destini umani. “Il Mediterraneo è stato lo scenario nel quale ho trascorso gran parte della mia vita- scrive Pedro Cano nel catalogo della mostra- e ho dedicato alle sue terre e alle sue città migliaia di opere su carta, tessuti e soprattutto moltissimi quaderni che mi hanno accompagnato nei miei viaggi”.
L’artista non dipinge i luoghi consueti disseminati lungo le coste mediterranee, ma alcune località che hanno assunto per la sua squisita sensibilità un valore particolare. “Mediterraneo come viaggio personale ed affettivo- continua il Maestro - dove i nove posti, tre isole e sei città, appartengono al mio vagabondare dalla Turchia all’Egitto e dalla Grecia fino alle Baleari. I nove mediterranei sono Alessandria, Cartagena, Istanbul, Maiorca, Napoli, Patmos, Sicilia, Split e Venezia. Il mare è un sipario invisibile. Non appare, benché sia il protagonista/creatore dei luoghi.”
Dunque una raccolta di memorie di viaggio, con cui il pittore delinea una storia intimistica attraverso acquerelli delicati, evanescenti e immagini liriche delle città e dei luoghi visitati. Il suo nostos si impregna di una visionarietà poetica che fa acquisire nuova vitalità a paesaggi e ad architetture note, vuoi che si tratti di Santa Sofia, tempio solenne della religiosità cristiana, divenuto poi emblema dell’Islam, vuoi che il pittore dipinga i polipi e i tonni di Cartagena che si asciugano al vento come bandiere di libertà.
Nelle peregrinazioni dell’artista ogni sito conserva il fascino del Mediterraneo, che è luogo d'incontro di popoli e di culture diversi, in cui si sono intrecciati senza contrasti l’eredità greca, la cultura architettonica romana, il gusto arabo. Tuttavia i dipinti rivelano ciò che egli ha percepito durante i suoi soggiorni: emozioni, incontri, conoscenze si fondono in uno spazio atemporale che sa di intenso vissuto, di percezioni spirituali e di rimembranze personali. Per Alessandria i volti di Alessandro Magno e il Faro della città; per l’isola di Patmos non i paesaggi e le coste, ma le soffici corone di fiori e di frutta, come affreschi pompeioani, corone che gli abitanti preparano in occasione della Protomaia, la festa che inaugura la bella stagione! Simboli, allegorie, storie e mura antiche, atmosfere letterarie sanno intrecciarsi per suggerire immagini inedite; ad esempio, “Maiorca, conosciuta come un luogo di vacanza - chiarisce Cano - viene rappresentata solamente attraverso le persiane di un chiostro della certosa di Valldemossa, dove Chopin si curava lontano dai freddi inverni del nord dell’ Europa”.
Napoli per Cano è “la smorfia”! “Non comprendo - scrive l’artista spagnolo, nativo di Blanca nella Murcia - come ancora non si sia realizzato un lavoro colto su questo gioco che coi suoi novanta numeri con figure è uno dei tesori della città partenopea”. E ancora precisa: “Il parallelismo con i numeri che cantavano i ciechi in Murcia e il legame con le lotterie mi fece pensare che dovevo rappresentare Napoli in questo modo, senza pizza, senza mare, senza folclore e al tempo stesso con un caleidoscopio di colori, con questa specie di enciclopedia naturale che nasce dalle profondità della città e che si collega al sud della Spagna”.

 
Per Alessandria, i volti dell'eroe macedone



Per Istanbul, l'immagine rarefatta di Santa Sofia



Per Napoli "la smorfia" figurata (immagini dal n.16 al n.30)


Per la Sicilia: il giovinetto di Mozia...


..il Satiro danzante di Mazara del Vallo


..La Venere di Siracusa


Ogni acquerello di Cano è il risultato di sedimentazioni esistenziali ed emotive, di ricordi e di suggestioni, perciò la Sicilia, luogo privilegiato della cultura magnogreca, è per lui il Satiro danzante di Mazara, il Giovinetto di Mozia, la Venere di Siracusa, morbidamente carnale, capolavori rappresentati nella loro nuda e vitalistica perfezione, ma resi dalla mano dell’Artista quali apparizioni eteree, sfuggenti, venute da lontano a reiterare al mondo il fascino sublime dell'eterna bellezza. Accanto al dinamismo esplosivo del Satiro il corpo velato dell'enigmatico giovane di Mozia si fa portatore di una luce interiore, quasi surreale, talchè anche queste sculture famose si animano di un’energia del tutto autonoma, capace di reinventare l’opera antica grazie alla raffinatezza formale e cromatica della mano del Maestro. Frutto di un lavoro lento quanto folgorante, gli acquerelli trasfigurano le sculture in immagini rarefatte che sembrano concretizzare l'invisibile, ricreando magicamente il mistero dell'epifania del "bello" e della sua metamorfosi in sostanza dello spirito.
Per finire voglio menzionare gli acquerelli dedicati a Venezia, aerei ed essenziali da sembrare opere astratte. Non architetture maestose né vedute celebri per descrivere questa città, ma soltanto le “paline”, ovvero i pali diversi per forma e per colore che ovunque si vedono fuoriuscire dall’acqua: elementi modesti, silenziosi, privi di ogni aulicità, ma simboli espliciti che evocano una città unica ed ineffabile, costruita sulla laguna a rispecchiarvi le folgoranti bellezze per l’eternità.


Per Venezia "le paline" per l'attracco dei natanti


La mostra "Mediterranea" si svolge a Roma, ai Mercati di Traiano, fino al 13 gennaio 2013


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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