Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.36 - Aprile - giugno 2013
RITRATTI E AUTORITRATTI 



GIORGIO MORANDI, a Bruxelles
di Bruna Condoleo




L’estate prossima le Palais des Beaux-Arts di Bruxelles dedicherà una grande retrospettiva a Giorgio Morandi, in cui verranno esposti quasi cento capolavori del maestro bolognese, tra paesaggi e nature morte definite metafisiche, dense di un’ atmosfera sospesa, invasa di quella disadorna liricità che è caratteristica dominante di tutti i suoi dipinti.
Oli su tela, disegni, incisioni e acquerelli guideranno il visitatore attraverso i temi principali della sua raffinata pittura: paesaggi e nature morte di vasi, bottiglie e fiori, che si ripeteranno durante la sua vita come icone suggestive e altamente poetiche.
Oltrepassando gli "ismi" di fine secolo, appena sfiorato dalle avanguardie (Futurismo e Cubismo), strenuo ammiratore di Cézanne per la sua capacità di sintesi, Giorgio Morandi (Bologna 1890/1964) giunse negli anni '20 ad elaborare uno stile fatto di concretezza formale e spaziale, di serrato equilibrio compositivo ed emotivo. Mentre all'inizio del XX secolo molti artisti si schieravano contro "l'esistenza nefasta dei musei", egli andava invece riscoprendo il valore della tradizione '400esca e dei pittori “Primitivi”: l’amore per Giotto, Masaccio, Paolo Uccello, Pier Della Francesca e per i classici si combinerà sia con l'atteggiamento di “Valori Plastici”, che propugnava il ritorno ad una figuratività tradizionale, sia con alcune posizioni dell'estetica purista. Anche il suo avvicinamento al linguaggio metafisico, di Carrà soprattutto, non contrastava con il gusto dell'essenzialità propria dell'arte pierfrancescana, anzi ne esaltava le qualità spaziali e prospettiche, trascurando invece la poetica dell'assurdo e l'enigma dechirichiano.
E' quello di Giorgio Morandi, artista schivo e appartato, un universo pittorico in cui la visione della realtà, una volta sedimentata nella coscienza, si decanta senza perdere completamente la concretezza esistenziale. Nella scelta di bottiglie, bicchieri, cofanetti e scatole di latta, fiori un po’ appassiti che popolavano l’umile studio bolognese di via Fondazza, colmo di cose ordinarie, indagate negli aspetti più segreti, non è da ravvisare un atteggiamento decadente, né una carenza immaginativa, ma il desiderio dell’artista di "scavare" l'oggetto per arrivare alla sua essenza. Pittura mentale è stata definita quella del Bolognese, cioè forma contemplata con la mente e resa con ritmi di severa purezza, ma anche architettura figurativa per il rigore lineare e plastico delle sue composizioni. La sua raffinata sensibilità umana gli permette di cogliere la qualità poetica delle cose più insignificanti e di dipingerle, reiterandole continuamente con toni offuscati e tinte polverose, come fossero oggetti consunti dalla memoria.
Affascinato dall'opera di pittori come Renoir e Seurat e dal primo Cubismo di Picasso e di Braque, Morandi fu artista antiretorico per eccellenza ed evitò con cura qualsiasi riferimento all'eloquenza, alla forza ostentata, che egli non apprezzava neppure nei Grandi come Michelangelo o Van Gogh. Dalle sue tele, infatti, non trapelano passioni gridate, bensì emozioni sommesse e intime; tuttavia, anche quando i rosa delicati, i celestini morbidi e le ocre sbiadite sembrano tradurre un sentimento di sereno distacco, l'impressione di quiete è solo apparente. E’ piuttosto un pianto silenzioso, uno struggimento filtrato dal tempo e dalla memoria che tutto trasfigura, anche i paesaggi dell'agro bolognese, dipinti con reminiscenze da Chardin e da Corot, in un'assorta contemplazione dei ritmi fluidi dell'animo.
Malgrado partecipi nel '26 e nel '29 alle due mostre di “Novecento Italiano”, l'artista dopo quelle date si andrà isolando sempre più e intensificherà il colloquio intimistico con la propria arte. I paesaggi dipinti a Grizzana, luogo di soggiorni estivi ma anche rifugio dell'ultima parte della vita, sembrano a volte più sereni e luminosi:
 
copyright : Giorgio Morandi, Natura morta 1919. Oil on canvas
60 x 58 cm Eni S.p.a





copyright : Giorgio Morandi, Still Life(Still Life
of Violet Objects), 1937, Florence, Fondazione di
Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi





copyright : Giorgio Morandi Natura morta 1951 Matita su carta
17 x 25 cm Private collection
permane, a ben guardare, un'inquietudine sottile, un desiderio di pace agognata ma non posseduta, caratteristica della malinconia morandiana, così come nel suo cielo “vasto di solitudine, senza approdi, c'è una serenità disperante" (Cesare Brandi).
Nei soggetti di fiori, invece, la levità di tocco e la scelta raffinata di tenere gamme coloristiche svelano una natura elegiaca che si traduce nel magico silenzio della forma e in un atteggiamento più contemplativo.
“Una salutare zavorra al folle volo del nostro secolo” (F. Arcangeli) è stata definita la sua pittura; “la poesia di Morandi - recita Francesco Paolo Ingrao, che ha donato la sua collezione pittorica al Museo a lui dedicato in Bologna - è poesia di affetti quotidiani, ma la quotidianità, giorno dopo giorno, dà il senso dell’eterno”. E’ proprio una sensazione di universalità emana dalle nature morte incantate, dai paesaggi silenziosi, dalle bottiglie assemblate con ordine e carezzate da una luce ferma e morbida: l’opera morandiana, infatti, è sempre il riflesso di un mondo interiore ricco di alti valori spirituali che appartengono a tutti noi.
La mostra di Bruxelles, a cura di Maria Cristina Bandera, specialista dell’opera morandiana, è associata a una esposizione di film, foto, lettere e quadri di Michelangelo Antonioni, regista dell’incomunicabilità, anche lui raffinato maestro di un cinema moderno, denso di silenzi e di misteri. ( Mostra dal 7 giugno al 22 settembre 2013)


Giorgio Morandi Natura morta, 1936 olio su tela 32 x 37 cm Private collection


copyright : Giorgio Morandi Natura morta 1954 Oil on canvas 31,2 x 36,3 cm Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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