Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.40 - Aprile - giugno 2014
RITRATTI E AUTORITRATTI 



Mapplethorpe - Rodin: scultura e fotografia a confronto
di Bruna Condoleo



R.Mapplethorpe, Ken Moody et Robert Sherman, 1984, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, Tête de la Douleur, 1901-2, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


Si sta svolgendo a Parigi, al Museo Rodin, una mostra interessante e bellissima che mette in scena un dialogo fra due espressioni artistiche: la scultura di Auguste Rodin e la fotografia di Robert Mapplethorpe, con l’esposizione di 50 opere dell’artista francese e 102 scatti del geniale fotografo newyorchese. Confrontare le due personalità sembra audace, ma in realtà questi artisti hanno amato nello stesso modo il nudo come proiezione assoluta della bellezza plastica. Mapplethorpe va alla ricerca della perfezione dei corpi, Rodin vuole captare il movimento e la vitalità della materia; il primo costruisce il soggetto attraverso una ricerca minuziosa delle pose, degli atteggiamenti, delle inquadrature fino a raggiungere una bellezza pura e ordinata; l’altro, conservando nel marmo e nel bronzo le tracce dell’elaborazione materica e del “divenire” dell’immagine, esalta gli stati emotivi che sembrano consumare la forma.


R.Mapplethorpe, Robert Sherman, 1983, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, Tête de la Luxure, 1907, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


R.Mapplethorpe, George Bradshaw, 1980, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, Femmes damnées, avant 1890, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


Il primo preferisce fotografare corpi maschili, modelli neri e celebri personalità del mondo dell'arte; l'altro è più attratto dalle figure femminili e dall'intreccio di corpi innamorati, ma ambedue reiterano fino all'ossessione i temi prediletti. Più che un confronto, la mostra parigina è un dialogo inedito attorno a temi condivisi da entrambi, formali ed estetici: movimento e tensione, nero e bianco, ombra e luce, erotismo e dannazione. Rodin (Parigi 1840/1917) e Mapplethorpe (New York 1946/1989): due epoche e due continenti diversi, vite molto differenti per status sociale, cultura, amori, opportunità professionali (il fotografo statunitense, morto di AIDS a soli 43 anni, è divenuto un'icona dell'emancipazione gay), ma interessi identici per la forma plastica (nel caso di Rodin anche una passione per la fotografia) e per la rappresentazione del corpo umano, divenuto il medium quasi unico della loro espressione artistica e un modo di rifiutare il superfluo, quasi giungendo al limite dell'astrazione, per accentuare soprattutto la linea e la pienezza dei volumi. L'amore per Michelangelo li accomuna, malgrado il fotografo riveli un'assonanza anche con altri scultori del Rinascimento, come il Giambologna, ad esempio, indagatore raffinato del dinamismo corporeo.



R.Mapplethorpe, Patti Smith, 1979, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, Les Bougeois de Calais: Jean de Fiennes, variante du personnage de la deuxième
maquette, torse nu, 1885, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


R.Mapplethorpe, Orchid, 1985, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin,  Iris messagère des dieux, 1891-3 ?, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


Grazie all'accostamento di alcune opere dei due artisti, la mostra mette in luce strane e inedite coincidenze: le nature morte fotografate da Mapplethorpe, soprattutto i fiori che palesano un'evidente allusione erotica, somigliano ai corpi in evoluzione di Rodin (Orchidea di M. e Iride messaggera degli dei di R.), così come nei ritratti prevale il gusto del contrasto bianco- nero per il fotografo, marmo e bronzo per l'artista francese. "Io vedo le cose- diceva Mapplethorpe- come delle sculture, come delle forme che occupano uno spazio". La luce, mezzo da cui dipendono gli effetti virtuosistici di chiaroscuri e di penombre, è per entrambi elemento essenziale, capace di trasfigurare forme umane e cose in vibrazioni quasi immateriali. Rodin ha mitigato la monumentalità michelangiolesca con un realismo teso a esaltare l'indagine interiore, Mapplethorpe ha pervaso le sue raffinate stampe al platino di un anelito verso la perfezione formale e di un erotismo molto provocatorio, attraverso il quale infrange i confini codificati con la scelta di temi spesso pornografici, che gli hanno procurato in vita critiche severe.


R.Mapplethorpe, White Gauze, 1984, © 2014 R.Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, Torse de l'Age d'airain drapé, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


R.Mapplethorpe, Javier, 1985, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, Buste de Hèlène de Nostitz, 1902, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


Malgrado le indubbie differenze, nei lavori dei due artisti vibra una medesima tensione lineare e un pathos della forma che permette loro di entrare in una nuova dimensione creativa: entrambi oltrepassano, infatti, le frontiere della propria arte, talché la fotografia si fa scultura (Michel Reed di M. non è diverso da L'uomo che cammina di R.!), mentre la scultura diviene il mezzo per svelare nei ritratti movimenti ineffabili dell'animo (Il Buste de Hélène de Nostitz di R. somiglia a Javier di M.), a tal punto che nel catalogo della mostra alcune opere a prima vista creano degli abbagli attributivi! Il dialogo imprevisto che la mostra parigina propone riesce, dunque, a donare all'opera di ognuno una rinnovata prospettiva estetica. Hélène Pinet, responsabile delle collezioni fotografiche del Museo Rodin, Judith Benhamou-Huet, critico d'arte e Hélène Marraud, conservatrice delle sculture del Museo, sono i Commissari dell'interessante mostra, visibile a Parigi fino al 21 settembre 2014.


R.Mapplethorpe, Michael Reed, 1987, © 2014 R. Mapplethorpe Foundation, Inc.All rights reserved
A.Rodin, L'Homme qui marche, vers 1899, © Paris, Musée Rodin ph C.Baraja


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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