Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.46 - Ottobre-dicembre 2015
RITRATTI E AUTORITRATTI 



"I paesaggi dell'anima" di Claude Monet.
Una mostra di capolavori a Torino!

di Bruna Condoleo



Alla GAM di Torino 40 capolavori conservati al Musée D’Orsay mostrano al pubblico lo straordinario talento del capofila degli Impressionisti francesi: Claude Monet (1840/1926). I visitatori della mostra potranno seguire le testimonianze pittoriche del pittore e del movimento artistico la cui denominazione proviene dall’utilizzo in senso dispregiativo di “Impression, soleil levant”, una tela di Monet, suggestiva rappresentazione dell’alba, esposta a Parigi in occasione della prima contestata mostra del gruppo nel 1874. Accanto alle opere di Monet, infatti, tele di Manet, Renoir, Degas, Pissarro, Sisley e Cézanne completano un quadro storico-artistico delle diverse personalità pittoriche nella seconda metà dell’800 in Francia, ma ne rivelano anche le influenze reciproche.
Lungo e variegato il percorso creativo di Claude Monet, anche se nella mostra torinese non sono purtroppo presenti le opere dell’ultimo ventennio, come le famose “ninfee”.


Claude Monet: La gazza (1868-1869), olio su tela; 89x130 cm. Parigi, Musée d'Orsay


A poco più di vent’anni Claude Monet, attratto dall’opera dell’amico Gustave Courbet, comincia a dipingere tele contrassegnate da un fresco realismo, sia nella scelta dei soggetti, sia nella scelta della tavolozza; l’artista è appassionato anche dell’opera di Edouard Manet, considerato più tardi dagli Impressionisti il padre spirituale del gruppo, lui che con il suo “Dejéuner sur l’herbe” (1863) aveva scandalizzato tutta Parigi sia per il soggetto dipinto, una colazione nel bosco di parigini azzimati e donne seminude, sia per la tecnica pittorica priva del tradizionale chiaroscuro. Proprio ai due Maestri del Realismo, Manet e Courbet, quest’ultimo ritratto nella tela, Monet dedica l' omonimo “Le déjeuner sur l’herbe” (1866, presente in mostra per la prima volta in Italia!), un’opera pensata come un trittico, di cui però una delle tele è andata perduta. Il confronto con il capolavoro di Manet rivela convergenze e differenze fra i due artisti; in Monet già s’intravede una tecnica più simile a quella utilizzata nei periodi successivi, per l’intensità della luce e per la pennellata rapida, due elementi che risulteranno fondamentali nella cifra più pura dell’Impressionismo dopo un decennio circa.


Rue Montorgueil a Parigi. Festa del 30 giugno 1878 (1878,) olio su tela; 81x50 cm. Parigi, Musée d'Orsay


Regate ad Argenteuil (1875) olio su tela; 56x65 cm. Parigi, Musée de l'Orangerie




Secondo la poetica monettiana, condivisa dal gruppo di giovani impressionisti, l’artista deve ritrarre la natura non nel chiuso di un atelier nè seguendo regole e dettami accademici, ma dipingendo “en plein air”, con tocchi rapidi, a virgola, colorando direttamente sulla tela l’immagine colorata impressa sulla retina, senza utilizzare disegno e prospettiva tradizionale. Le opere di Monet degli anni ‘70/’80 attuano pienamente questo innovativo modo d’interpretare la natura e la vita, trasferendone sulla tela il dinamismo e l’energia vitale attraverso luce e colore; in seguito, tuttavia, Monet affinerà uno sguardo sempre più penetrante sul mondo e grazie ad un lirismo intenso e una visionarietà tutta particolare darà inizio a un rivoluzionario capitolo dell’arte del XX secolo.
Dipingere direttamente sul motivo voleva dire per l’Artista seguire la velocità della luce atmosferica che muta in ogni momento del giorno, significava tradurre con il colore il divenire delle forme nell’attimo fuggevole della trasformazione cromatica: perciò Monet spesso dipingeva serie di tele con lo stesso soggetto e nello stesso luogo, ma ritratte in diverse ore del giorno (ad esempio: i paesaggi costieri della Francia oppure le Cattedrali).



Colazione sull'erba (1865-1866), olio su tela; 248,7x218 cm. Parigi, Musée d'Orsay


Studio di figura en plein air: donna con parasole girata verso destra (1886), olio su tela; 130,5x89,3 cm. Parigi, Musée d'Orsay




Il gruppo degli impressionisti, che esplode nella prima mostra del ’74 presso lo studio del fotografo Nadar, si prefiggeva di indagare la vicenda complessa e suggestiva della luce naturale attraverso la semplice percezione visiva: “non si fa paesaggio, una marina, si fa l’”impressione” di un’ora della giornata in un paesaggio, in una marina, su una figura”, diceva sempre Manet! I protagonisti di questo movimento, così importante per la nascita dell’arte contemporanea, erano i giovani pittori che al caffè Guerbois di Parigi discutevano attorno ai temi dell’arte e poi lavoravano assieme all'aperto per tradurre con la rinnovata tecnica pittorica la bellezza della natura nella sua eterna mutevolezza. Sisley, Monet, Pissarro vogliono dipingere ciò che l’occhio vede, non ciò che la mente sa: fiumi, ponti, mari e laghi soprattutto, per captare nei movimenti dell’acqua le rifrazioni cromatiche, ma anche giardini e sentieri solitari, ricolmi di vegetazione, attraggono i pittori desiderosi di riprodurre le mille tonalità dei verdi. Opere come “Regata ad Argenteuil” o “Rue de Montorgueil” mostrano quanta vitalità vi sia nella fusione di luce e di colore attuata da Monet, tanto più emozionante quanto più la sua visione si distacca dalla realtà della pura percezione ottica, agognata dagli impressionisti, per restituire, invece, soltanto “l’effetto” del paesaggio.


Campo di tulipani in Olanda (1886) olio su tela; 65,5x81,5 cm Parigi, Musée d'Orsay


La Cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole (en 1893) olio su tela; 107x73,5 cm Parigi, Musée d'Orsay





Man mano che l’esperienza artistica di Monet si avvia verso l'inizio del XX secolo, i suoi paesaggi divengono sempre più il riflesso del suo occhio “interno”, come testimonia la serie di Cattedrali, due delle quali esposte a Torino: sempre più sfaldata per una pennellata quasi liquida, l’immagine della Chiesa di Rouen muta dinanzi ai nostri occhi sia nell’aspetto reale, sia nel sentimento che la pervade, risultando lo specchio di un’emozione intima quanto inafferrabile. Tipica dell’ultima produzione di Monet, infatti, è la creazione di visioni di luoghi e di giardini, come quello personale a Giverny, che si sono trasformati in “paesaggi dell’anima”, pervasi di un respiro d’infinito in cui, superati i limiti dell’estetica impressionista, il Maestro francese raggiunge il clou della sua poetica intimistica e già pone le basi per l’arte astratta.
Alla base della mostra torinese "MONET” è una partnership istituzionale tra la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino – Fondazione Torino Musei e il Musée d’Orsay di Parigi, che vede impegnati nella curatela Guy Cogeval, Presidente del Musée d’Orsay e del Musée de l’Orangerie, Xavier Rey, Conservatore presso il Musée d’Orsay e specialista di Monet, e Virginia Bertone, Conservatrice della GAM di Torino. (Tutte le immagini possiedono copyright)
La mostra si concluderà il 31 gennaio 2016.



In norvegese o La barca a Giverny (1887 circa) olio su tela; 89,3x130,5 cm Parigi, Musée d'Orsay


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright