Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XI - n.50 - Ottobre-dicembre 2016
RITRATTI e AUTORITRATTI 

SALVATOR DALI'. "Il sogno del classico"
di Artemisia


Artista espertissimo nella tecnica pittorica, dal linguaggio provocatorio e sconcertante, Salvator Dalì (Figueras 1904) è a buon diritto ritenuto uno dei geni del Surrealismo europeo. Lodato e criticato per le sue performances, per i suoi gesti plateali e per gli anticonformisti modi di vivere, Dalì ha creato un mondo figurativo originale quanto misterioso, fatto di spazi immensi, di figure deformate, di esseri mostruosi come generati da incubi, di rocce metamorfizzate, di animali fantastici... ( Le tentazioni di S. Antonio; La persistenza della memoria…): un’iconografia del proprio immaginario psichico inedita e perturbante, da lui definita “perverso polimorfo”.



Eco geológico. Según "La Piedad" de Miguel Ángel 1982, olio su tela 100,20 x 100 cm. ©Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí by SIAE 2016




Sin título. Giuliano de Médici según la tumba de Giuliano de Médici de Miguel Ángel 1982 circa, olio su tela 140 x 95 x 2 cm. ©Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí by SIAE 2016



Se il linguaggio surreale è la caratteristica della produzione dell’artista catalano, la mostra che si sta svolgendo dal 1 ottobre scorso a Palazzo Blu di Pisa, “Dalì. Il sogno del classico”, attraverso una serie di opere ispirate al mondo della classicità italiana, mette in luce un aspetto meno conosciuto del Maestro catalano, ovvero l’apprezzamento per i Grandi del Rinascimento, soprattutto per Raffaello e Michelangelo, in lui sempre presente, ma accentuatosi in un periodo particolare della sua vita. Dalì ha lavorato con una incredibile fertilità in tutti i periodi della sua carriera: in età giovanile, durante il soggiorno americano fino al ’48, in Italia e poi di nuovo nel Paese natale, a Figueras, dove muore nel 1989. L’interessante mostra pisana vuole mettere in evidenza il rapporto dell’Artista con l’Italia, Paese che Dalì visitò e di cui apprezzò l’arte e il pensiero, come dimostra anche il celebre ritratto giovanile (1921) in cui tentò di emulare Raffaello! Città come Roma e Venezia gli furono care; fu attratto anche da luoghi meno famosi, come il Parco di Bomarzo (VT), i cui  giardini incantati, popolati da esseri mostruosi scolpiti nella pietra, sembravano riproporre le forme oniriche dei suoi dipinti.
Una selezione di oli straordinari e poco conosciuti, quattro dei quali inediti – Senza titolo. Mosè da quello della tomba di Giulio II di Michelangelo; Senza titolo. Cristo dalla Pietà di Palestrina attribuita a Michelangelo; Senza titolo. Giuliano de’ Medici da quello del sepolcro di Giuliano de’ Medici di Michelangelo e Senza titolo dal Ragazzo accovacciato di Michelangelo, rivelano l’importante influenza della personalità del genio italiano nell’ispirazione di Dalì, soprattutto nelle ultime creazioni degli anni ottanta.



Sin título. Moisés según la tumba de Julio II de Miguel Ángel 1982, olio su tela 100 x 100 x 4,5 cm. ©Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí by SIAE 2016




Sin título. La Noche según la tumba de Giuliano de Médici de Miguel Ángel 1982, olio su tela 67 x 95 cm. ©Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí by SIAE 2016




Le opere in mostra permettono di analizzare la tecnica e il pensiero di quel periodo e di evidenziare come le sue inquietudini continuassero a tradursi in espressione artistica nell’ultima fase della carriera del pittore, ancora poco nota, in cui spesso è presente anche una ricerca del pensiero dell’immortalità. Ciò dimostrano anche i quattro dipinti che aprono la mostra, La Trinità, studio per il Concilio ecumenico del 1960, Paesaggio di Port Lligat, 1950, Sant’Elena a Port Lligat, 1956 circa e Angelo di Port Lligat, 1952, dove è evidente una svolta mistica e religiosa nell’arte di Dalí.
Dopo aver trascorso otto anni negli Stati Uniti con la sua amata Gala a causa della guerra civile spagnola, nel luglio del 1948 Dalí e Gala tornano a Port Lligat e poi di nuovo in Italia. Ed è proprio il suo soggiorno in Europa di quegli anni che segna il passaggio nella “nuova era della pittura mistica” in cui le maggiori passioni dell’artista – la scienza, la religione e i maestri della pittura – si fondono: il testo pubblicato nel 1951, dal titolo Manifesto Mistico, vuol essere una legittimazione della sua pittura di temi religiosi ispirati proprio agli artisti rinascimentali!
E poi la mostra si sofferma su Dalí disegnatore, attraverso 30 disegni e acquarelli  che raccontano la leggendaria vita di Benvenuto Cellini. Incaricato dall’editore Doubleday&Company di illustrare una nuova edizione della Vita dell’orafo fiorentino nel 1945, l’artista realizza quarantadue illustrazioni per l'Autobiografia, disegni molto interessanti sia da un punto di vista formale che tecnico. Gli originali per la preparazione di quest'opera, oggi conservati alla Fundaciòn Gala-Salvador Dalí di Figueres, sono dotati di iscrizioni e citazioni dal testo celliniano, che era già ben presente nell’ immaginario figurativo di Dalì, ammiratore da sempre della personalità poliedrica dello scultore italiano.





Sin título. El Día según la tumba de Giuliano de Médici de Miguel Ángel 1982 circa, olio su tela 67,20 x 95 cm. ©Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí by SIAE 2016




Sin título. Según cabeza de Miguel Ángel 1982 circa, olio su tela 75 x 75 x 3 cm. ©Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí by SIAE 2016





Nel 1950 il Ministro della Pubblica Istruzione commissionò a Salvador Dalí l’illustrazione del capolavoro di Dante Alighieri, dopo che aveva già dipinto alcuni acquerelli ispirati dal celebre poema. Nacquero 102 acquerelli, esposti prima a Roma, nel 1954, e in seguito a Venezia e Milano. Ma, a causa delle pressioni politiche dell’opposizione, contraria a che uno spagnolo si occupasse d'illustrare il più grande capolavoro della letteratura italiana, il Governo italiano decise di recedere dalla commissione e Dalí, che si sentì insultato dal gesto, si prese il gusto di una rivincita. L’artista, infatti, raddoppiò il prezzo e offrì i diritti di riproduzione a Joseph Forêt che nel 1960 pubblicò 100 aquarelles pour la Divine Comédie de Dante Alighieri par Salvador Dalí, il catalogo della mostra che venne allestita al Palais Galliera di Parigi. Il 23 novembre 1963, Forêt pubblicò un’edizione integrale della Divina Commedia con le stampe originali degli acquerelli dell’artista spagnolo!
Organizzata dalla Fondazione Palazzo Blu con MondoMostre, grazie al contributo della Fundació Gala-Salvador Dalí e alla collaborazione della Real Academia de España en Roma, la mostra “Dalí. Il sogno del classico” si preannuncia come un evento sensazionale. Le opere esposte, infatti, pur ispirandosi allo stile plastico e grandioso e all’impostazione compositiva michelangiolesche, rivisitano alla maniera visionaria di Dalì le figure, immergendole spesso in paesaggi stranianti e rendendole psicologicamente “diverse” grazie ad impasti cromatici singolari, lividi e innaturali, tipici del Maestro spagnolo.
Fino al 5 febbraio 2017 la Fondazione Palazzo Blu ospita dunque la mostra con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dell’Ambasciata di Spagna in Italia, della Regione Toscana e del Comune di Pisa.





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