Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XII - n.52 - Aprile-giugno 2017
RITRATTI e AUTORITRATTI 

Giovanni Stradone: "Metamorfosi"
di Bruna Condoleo


Una mostra a lungo attesa si sta svolgendo a Roma presso la Galleria d’arte La Nica, dedicata a Giovanni Stradone (Nola 1911/ Roma 1981), uno dei protagonisti dell’Arte del ‘900. Grazie all’impegno della nipote del pittore, Letizia Stradone, l’esposizione è stata pensata come  l’omaggio doveroso di collezionisti, galleristi, studiosi e gente comune a un talentuoso artista fuori dal coro, che ha percorso una strada parallela a quelle più convenzionali, sempre autentica e corroborata da una dedizione assoluta alla pittura.
Uomo dalla forte personalità e dalla solida cultura, Giovanni Stradone ha attraversato decenni di storia dell’arte italiana rivelando una cifra stilistica libera da qualsiasi condizionamento accademico e anticipatrice di sperimentazioni future. La sua originale figurazione, imbevuta di un espressionismo carico di pathos, rifugge da ogni banale realismo; con una pennellata velocissima che disfa le forme l'artista dipinge il mondo che lo attrae: i monumenti  e le vie della Capitale, i paesaggi della campagna romana, gli insetti e i cavalli bradi, le nature morte, gli spettrali notturni urbani, misteriosi e inquietanti, dove a volte compaiono minute figure come naufraghi scampati ad apocalittici diluvi. Nella serie di tele dedicate al Colosseo colpiscono le sciabolate di colore liquido che deformano l'immagine iconica dell'Anfiteatro Flavio minandone la stabilità: è una Roma visionaria quella evocata nei dipinti di Stradone, come sono surreali le chiese e le cupole barocche che sembrano liquefarsi sotto i bagliori di un’enigmatica luna, senza tuttavia perdere mai la loro riconoscibilità.
Esperto nell’accostamento delle tinte, soprattutto delle mille tonalità del verde, reso ora più intenso, ora più brillante, Stradone crea paesaggi che posseggono il fascino di una lirica suggestione emotiva: non si tratta di panorami di gusto romantico, ma di visioni dinamiche, specchio di impressioni interiori o epifanie in cui la natura e le cose si rivelano in un incessante divenire, sotto cieli gonfi di nubi.



Giovanni Stradone: Il Colosseo, 1950, olio su tela, cm.50x60



Le sue nature morte, vasi di fiori delineati da un' incredibile leggerezza di tocco, prive di analitica definizione, sono anch’esse più simili ad apparizioni magiche immerse nell'oscurità, come accade in "La notte", una delle più intense creazioni del Maestro, che in occasione del famoso Premio Bergamo del 1942 ottenne il terzo posto. Nella sua pennellata densa di materia si percepisce l’eco dell’arte di Vincent Van Gogh e di Chaim Soutine, artisti dalla potente carica espressionista, ma la tavolozza di Stradone non ha colori accesi e febbrili, offre, invece, una personalissima interpretazione cromatica del soggetto ottenuta con impasti di tinte polverose che privilegiano le nuances dei blu, del grigio, del verde, del giallo con qualche affascinante tocco di rosa. Esemplificati e ridotti a linearismi estenuati, le figure umane e gli animali, soprattutto i cavalli tanto amati fin da bambino, sono quasi privati di volume plastico che la luce sembra aver corroso e una tecnica pittorica turbinosa e pulsante aver trasformato in “altro e altrove”. Espressionismo e visionarietà sono aspetti del suo linguaggio che tuttavia non ne esauriscono la poliedricità: esso oscilla continuamente verso un universo informale dove fugaci e ansiose immagini suggeriscono misteriose presenze e personali malinconie esistenziali.
Dall’analisi della produzione artistica di Stradone e dalla sua evidente qualità estetica, ci si chiede per quale motivo un pittore innovativo e dalle grandi capacità tecnico-evocative sia stato dimenticato negli ultimi decenni dalle Soprintendenze, dalle Gallerie Nazionali d’arte contemporanea e dagli Enti organizzatori di mostre. Se pensiamo, infatti, che il pittore nolano è stato presente fin dal 1949 al MoMa di New York nell’ importantissima rassegna  Twentieth Century Italian Art con i maggiori artisti italiani, come Marino Marini e Umberto Boccioni, si resta veramente perplessi di fronte a questo grave vulnus, soprattutto nel constatare che alla GNAM di Roma non sia in esposizione alcuna tela di Giovanni Stradone!



La notte, 1940, olio su tela, cm.40x30, 3° Premio Bergamo (1942)




Notturno sulla Salaria, 1945, olio su tela, cm.50x40




Il suo percorso artistico, iniziato negli anni ’30 con la partecipazione alla “Scuola romana”, proseguito negli anni ’40 con opere anche monumentali e negli anni ’50 con la presenza alla Biennale Veneziana del ’54, ha conosciuto periodi di grande successo, come negli anni '60 quando viene definito l'iniziatore di un "neo-espressionismo tonale e metafisico". I più stimati critici d’arte, da Ludovico Ragghianti a Nello Ponente a Enrico Crispolti a Cesare Brandi, hanno elogiato il suo operato artistico ricco di rimandi culturali e di genuina ispirazione, inserendo le sue opere in grandi rassegne d’arte italiana del XX secolo, negli anni ’60 e ‘70. Nell’arco della sua vita Stradone ha mantenuto integra la singolarità del suo stile, contrassegnato dal nervoso ductus lineare e da un' imprevedibilità iconografica rivelata da alcuni soggetti: Gatto al Foro romano, Fiera nel deserto, Stracci al sole, Il sarcofago di Orfeo, tele in cui le figure, soltanto accennate entro composizioni monocromatiche, si tramutano in simboli criptici del proprio mondo onirico e delle proprie ossessioni, ma si palesano anche quali segni di una sottile e arguta vena satirica.
Il raffinato catalogo della mostra, con sottotitolo “Metamorfosi”, curato da Cristina Liscaio e Silvia Pegoraro, si accompagna a un libro autobiografico scritto dalla nipote del pittore, Letizia Stradone, conservatrice delle sue opere pittoriche e grafiche. Con leggerezza, briosità e tanta nostalgia l'autrice ha tracciato la personalità dello zio, i suoi eccentrici modi di vivere, l'ambiente in cui è vissuto, il suo amore per l’arte, la passione da entomologo. Intitolato “Il giardino della memoria”, il libro termina con l’immagine della tela dipinta da Stradone il giorno stesso della morte, in cui due pagliacci trasportano una barella su cui giace un morto, mentre un’altra figura assiste alla scena mostrando la propria afflizione. La firma della tela recita: 6/2/1981,  IO,  l’ultimo significativo atto pittorico di un Grande del ‘900, il cui linguaggio artistico è quanto mai vitale!



Notturno romano, 1965, olio su tela, cm.50x70




Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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