Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mag./giu. 2006, n. 3
RITRATTI 

RIFLESSI D'ARTISTA


Amintore Fanfani "pittore"
di Bruna Condoleo



In occasione della retrospettiva romana dedicata ad “ Amintore Fanfani . Dipinti ed opere su carta 1924/1996”. Tra sogno e realtà… ”, la Signora Mariapia Fanfani ha concesso un'intervista al nostro Periodico, da cui emerge un “ritratto” singolare dell'artista, scomparso nel 1999.




Pian di Guido, 1936 - olio

Dopo che la madre lo punì per il gesto, Amintore le chiese un favore in cambio dei suoi buoni propositi: poter andare all'Accademia di Belle Arti. Dovendo, però, proseguire gli studi già avviati di Economia, andò prima a Treviso, e solo successivamente riprese la strada dell'arte, senza tuttavia mai smettere l'esercizio privato della pittura. E' indicativo l'episodio accorso durante l'incontro con il Cardinale Montini, cui Amintore chiese un consiglio su quale strada intraprendere nel momento della decisione se entrare in politica con De Gasperi o continuare con l'impegno universitario. Il futuro Papa gli disse di scegliere la strada più difficile e lui… entrò in politica. L'arte, invece, era per Amintore una passione irrefrenabile quanto rilassante.

D: Malgrado suo marito abbia dedicato all'arte tanto impegno, si conosce relativamente poco del suo excursus artistico, che invece è stato articolato e contrassegnato da successi. Come mai?

R: Benchè Amintore si sia occupato così assiduamente di politica, è anche vero che non appena aveva un momento di libertà, lo dedicasse alla pittura. Le voglio raccontare un episodio che ben traduce l'amore di mio marito per l'arte. Il 3 agosto 1975 è avvenuto il nostro matrimonio, nella sagrestia della chiesa di S. Giuseppe, vicino alla residenza romana di via Platone.


Cavalli, 1941 - olio


“Come sapevi che avrei passato il mio tempo a dipingere, anziché a scrivere?”-mi chiese, ma io avevo capito la sua grande passione fin dal primo incontro, quando, invitata all'Ambasciata Polacca per presentare il mio libro “Polonia, secondo millennio”, per il quale Gomulka mi assegnò il premio della diffusione della cultura polacca nel mondo (porto ancora la medaglia da cui mai mi separo!), cominciammo subito a parlare di pittura.
Dopo un mese don Gnocchi mi chiese un quadro di Amintore da esporre a Milano, in una collettiva di importanti artisti il cui ricavato sarebbe stato devoluto ai Mutilatini. Amintore mi promise un quadro e me lo consegnò personalmente a Portofino, dove per la prima volta mi accorsi che aveva dell'interesse per me. Questo quadro era molto bello, tanto che il gallerista della piazzetta di Portofino volle comprarlo per una cifra importante, devoluta poi in beneficenza; allora Amintore si mise subito a dipingerne un altro, proprio nella mia casa, dove c'erano tavolozze e colori, poiché io, che avevo frequentato l'Accademia di Brera, ogni tanto mi dilettavo a dipingere.




Quali colombe dal desio chiamate, 1972 - tecnica mista


strappandomi, tuttavia, questa promessa:“ Prometti che quando morirò, continuerai a far conoscere la vita di Amintore pittore, perché se dovessi scegliere tra lasciare il ricordo di uomo politico o di pittore, “cara bertuccia” (così affettuosamente mi chiamava), vorrei essere ricordato come pittore”.
Il 20 novembre del '99 Amintore ci lascia ed io, pur continuando la mia attività umanitaria, mi metto subito alla ricerca di tutte le sue opere, vendute o regalate, per poterne fare una grande mostra. L'anno in cui morì, la casa di via Platone, purtroppo, subì un incendio dove andarono perduti i suoi quadri e quasi tutta la collezione di pittori del ‘900: per fortuna molte tele erano a Portofino e a Crans, perciò si sono salvate. Mi sono allora trovata una casa di fronte al suo “adorato” Senato, che ho trasformato in una galleria d'arte intitolata a suo nome, da cui provengono in parte i quadri esposti in questa mostra romana. Tuttavia il mio bellissimo progetto, che dico a lei in anteprima, è quello di raccogliere tutta la produzione di Amintore in un museo permanente, a nome della Fondazione Amintore Fanfani, opere che possano anche viaggiare per l'Italia, per far conoscere sempre meglio il “pittore” Amintore.




Cavallo di razza, 1977 - olio


bensì voleva sentire il mio parere sull'espressione dei visi, sui colori, sulle forme: ascoltava con attenzione, ringraziava e tornava al suo lavoro. La mostra che si inaugura il 30 maggio, da me organizzata con tanto dispendio di energie, malgrado le occupazioni umanitarie mi prendano moltissimo tempo, la dedico all'arte di Amintore che mi ha sempre affascinato: il catalogo che ho curato personalmente, assieme al critico Floriano De Santi, all'Editore Skira e ad altri, mi sembra un doveroso omaggio a mio marito.

D: Vuole raccontare ai nostri lettori qualche episodio significativo che riveli quale fosse per il Presidente la sostanza profonda dell'esperienza artistica?

R: Avevo deciso di condurre un bambino di 6 anni negli Stati Uniti per un trapianto, nel 1984 (era il primo italiano che subisse il trapianto!). Prima del volo per Pittzburg, il bimbo fece tappa a Roma ed Amintore venne in albergo a conoscerlo: subito volle fargli un ritratto, poiché per lui la pittura era la manifestazione più alta del rapporto tra individui e dell'espressione dei sentimenti. Durante l'operazione del piccolo, durata ben 12 ore, rimase tutto il tempo a pregare e ciò dimostra quanto fosse coinvolto dall'episodio!
Nelle occasioni importanti, ad esempio, durante i pranzi od i ricevimenti, Amintore parlava pochissimo di politica, preferendo disquisire di economia, ma dedicava il tema della pittura soltanto alle persone che gradiva e stimava in modo particolare: era dunque una scala di valori, al cui vertice poneva l'arte.


Tramonto a Smirne, 1967 - olio

per portare, appunto, un ritratto di Santa Teresa. Amintore pensò anche di passare per Toledo, dove si ritiene Teresa possa aver incontrato El Greco, pittore probabilmente influenzato dal misticismo ascetico teresiano. Girando per le chiese di Toledo, andammo a scoprire le opere di El Greco, che io fotografai: da questa esperienza nacque nel '86 un libro, intitolato “Il Greco e Teresa d'Avila”. A questo proposito le voglio anticipare un evento: l'anno prossimo a Toledo saranno realizzati un film ed un libro, assieme ad una mostra, dedicata appunto alla Santa ed all'ipotizzato incontro con El Greco, proprio come lo aveva interpretato Amintore nei suoi studi e durante la nostra permanenza in quella città.

D: Quali artisti, a suo avviso, hanno inciso più profondamente nella formazione pittorica del Presidente?

R: Sicuramente i Maestri toscani del Rinascimento e fra tutti Pier della Francesca. Quando andavamo in Toscana, lui mi conduceva sempre nella cappella di Monterchi per osservare la “Madonna del parto”, il celebre dipinto pierfrancescano dalla cui bellezza Amintore era affascinato ed intorno al quale ha scritto anche dei saggi.



Astratto, 1967 - olio


Statista ed economista di grande valore, uno dei padri della Costituente,fautore di una politica innovativa, la cosiddetta "terza via" ed anticipatore di tematiche economiche e sociali ancor oggi attualissime, Amintore Fanfani fu a buon diritto definito da Carlo Ludovico Raggianti “un valente pittore”, per la sicurezza del disegno e per il piglio energico e malinconico del suo stile.
Dedito fin da ragazzo alla pittura, che studiò nella città natale, a Pieve Santo Stefano (Ar), e continuò a praticare negli anni trascorsi ad Urbino, a Treviso e ad Arezzo (dove ricevette lezioni da Guglielmo Micheli, maestro di Modigliani), Fanfani non smise mai di dipingere, da quando, a soli 25 anni, divenne professore universitario di Storia Economica alla Cattolica di Milano, fino ai periodi più impegnativi della sua prestigiosa carriera politica, che lo vide per ben 4 legislature presiedere il Senato. Agli anni '70 datano le prime importanti collettive, seguite dai successi degli anni '80, con personali in tutta Europa e nel mondo (Los Angeles, Caracas); è poi la stagione delle mostre a Roma, a Firenze, a Forte dei Marmi, presso la Galleria La Gradiva ed a Montecatini Terme, dove espone assieme a Maestri consacrati, come De Chirico, Annigoni, Cesetti, stagione conclusa con la personale del '93,




Laguna, 1995 - tecnica mista

Una salda componente di misticismo umbro-toscano, presente soprattutto nelle visioni naturalistiche e nei soggetti sacri, si declina con un cromatismo raffinato ed un gusto per l'armonia compositiva, che trae suggerimenti dalla più innovativa pittura italiana del ‘900, da Modigliani a Carrà a Soffici. L'eredità dei Macchiaioli, coniugata con l'innato amore per la natura, non gli impedisce di accogliere echi del paesaggismo romantico europeo, come traspare nei folgoranti tramonti degli anni '60, dalle calde tinte esplosive e dalla pennellata fluida; tuttavia l'arte di Fanfani si lascia permeare anche da influenze astratte, come è evidente in molte tele degli anni '70 e '80, vibranti di colore e di sapienti intrecci lineari. Dalla sua tavolozza, che sa creare immagini pervase di intenso lirismo, traspare continuamente l'inclinazione per la musica; dal segno incisivo e denso di carattere nascono autoritratti intensi, delicati profili femminili, ma anche graffianti caricature, dettate da un naturale spirito sarcastico, con cui sapeva fustigare colleghi ed avversari politici.

L'ampia rassegna antologica “Amintore Fanfani. Dipinti e opere su carta 1924/1996. Tra sogno e realtà…”, organizzata dall'IILA, in collaborazione con l'Associazione ”Sempre Insieme per la Pace- O.N.L.U.S”, di cui la signora Mariapia Fanfani è presidente, si tiene a Roma, presso l'Istituto Italo- Latino- Americano, fondato da Fanfani 40 anni fa, e si svolge fino al 30 giugno 2006.
Il Catalogo, curato da Floriano De Santi, è la prima monografia completa del "pittore" Amintore Fanfani.

 



Bruna Condoleo: Signora Maria Pia, quale era il legame che univa il Presidente alla terra d'origine, e quale il sentimento che egli nutriva nei confronti della pittura?

Mariapia Fanfani: Mio marito amava moltissimo la Toscana, per lui era una seconda madre. Quando l'ho conosciuto e capii che il suo grande amore era la pittura, gli chiesi perché e come fosse nata in lui questa passione. Mi raccontò che aveva 14 anni e dormiva in una cameretta, a Pieve Santo Stefano, in cui la mamma aveva appeso un quadro. A lui non piaceva: perciò una mattina tagliò la tela, lasciando soltanto la parte del soggetto per lui accettabile.



Astratto, 1982 - acrilico

Alla presenza dei soli testimoni, di mio figlio Mario e della sua famiglia, la cerimonia fu celebrata alle tre pomeridiane, affinché la notizia non venisse data alla stampa, se non all'indomani; invece il sagrestano tradì il segreto. Alle 10 di sera, mentre Amintore ed io ci eravamo rifugiati nella casetta alla Storta (alle porte di Roma), abbiamo sentito la notizia in televisione e da allora è iniziato il calvario dei giornalisti che ci rincorrevano per tutta Italia. Pensammo allora di rifugiarci in Svizzera, a Crans sur Seine, in uno chalet tranquillo, lontano dai riflettori dei media. Io avevo già provveduto ad attrezzare la casa di pennelli, colori e cavalletti ed infatti Amintore si mise subito a dipingere!



Natura morta, 1964 - pastelli a cera

Questo secondo quadro rappresentava una Madonna con il Bambino. Da allora iniziò il mio rapporto con Amintore e con la sua pittura, cui dedicava i week end ed il tempo libero, mentre io mi occupavo delle opere umanitarie per la pace. Per 25 anni mio marito non solo ha dipinto, ma ha anche partecipato a mostre importanti, fino al '93.

D: Dopo la personale realizzata ad Hong Kong, appunto nel '93, per quale motivo il Presidente, pur continuando a dipingere, non ha più partecipato ad esposizioni pubbliche?

R: La vita politica, gli impegni, i libri che scriveva lo occupavano ormai in maniera totale e dovette a malincuore abbandonare le sue mostre,



I cipressi, 1966 - olio


D: Lei che ha condiviso con il Presidente gran parte dell'esistenza quotidiana, è stata anche testimone della nascita di tante opere. Può descrivere il momento della genesi di un quadro?

R: Quando Amintore dipingeva, il suo studio era sacro, non si poteva entrare: quindi non posso rispondere come nascessero i suoi lavori, posso dire soltanto che nascevano in un grande silenzio, in una casa in mezzo alla natura, ai fiori, al cielo azzurro e lui si coniugava con questa atmosfera riuscendo a trasformare sulla tela le sue emozioni. Tuttavia quando finiva un quadro, mi chiedeva se mi piacesse, ma non voleva sapere se lo trovassi “bello”,




Mariapia, 1977 - acrilico


D: La mostra d’arte sacra, realizzata nel ’72 a Celano, testimonia una propensione del Presidente per i soggetti religiosi. Esiste una figura sacra cui Fanfani fosse particolarmente legato?

R: Amintore si ispirava spesso alla figura della Madonna ed infatti il tema dell’abbraccio materno torna di frequente nei suoi quadri, come espressione dell’unione spirituale di due vite e simbolo di pace. Anche Teresa D’Avila è una figura da lui amata, cui ha dedicato molti dipinti, che conservo gelosamente. Dovevamo ritirare un premio all’Università di Coimbra e dovevamo anche recarci ad Avila, nel convento delle Carmelitane,



Paesaggio astratto, 1980 - pastelli



Per concludere questa intervista, voglio ribadire che la mostra delle opere di Amintore rappresenta per me un sogno che si realizza: aver potuto portare a termine ciò che stava tanto a cuore a mio marito e lui, quando di lassù vedrà i suoi quadri esposti, avrà una grande gioia. Io ci credo e ne sono sicura!
















Autoritratto in ombra, '65




al The Rotunda Exchange Square di Hong Kong, anche se la produzione pittorica del Presidente continua ancora, come dimostra il piccolo quadro “Laguna” del ‘95, dipinto 4 anni prima della morte.           Uomo coltissimo, ironico, sperimentatore in politica, come in pittura, nel lungo itinerario artistico Fanfani ha spaziato dal realismo magico all'astrattismo lirico, con una ricerca che, collegata alla lezione cézanniana per il gusto della forma, fa sempre riferimento ad un sostrato classico-rinascimentale di matrice toscana, da Giotto al primo Quattrocento.





Caricatura, 1950