Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mag./giu. 2006, n. 3
AUTORITRATTI 

L'ARTISTA ALLO SPECCHIO


Anne Donnelly
di B.C.




Bruna Condoleo: Da Belfast, città natale, la tua esperienza di vita ti ha condotto attraverso l'Europa e l'Africa, finché hai scoperto l'Italia, dove risiedi dal ‘67. Tra i tuoi innumerevoli viaggi, Anne, c'è un paese che ha offerto maggiori spunti per la tua ispirazione pittorica? 

Anne Donnelly: Sì, questo paese è l'Italia, dove ho vissuto soprattutto in campagna, in Toscana, nel comune di Cortona. Qui ho avuto l'opportunità di vivere l'ultimo momento dell'antica cultura contadina che mi ha dato l'occasione di disegnare e dipingere i pagliai, le aie assolate, gli oliveti, i mandorli in fiore, i carri dei buoi. In Toscana ho scoperto l'arte di Piero della Francesca, sono stata affascinata dalla luce nella pittura del ‘400 italiano, nuova per me, che era la stessa di quella campagna in cui vivevo, una luce diffusa e così diversa da quella della mia Irlanda, intrisa di grigi e di mezzi toni.


D: La tua iniziale produzione pittorica, negli anni '60, si è sviluppata nell'ambito di un linguaggio informale, che si è decantato lungo decenni di attività, con la scoperta di una visione “naturalistica”, dal timbro molto personale. Qual'è il motivo che ti ha convinta, fin dagli anni '90, ad invertire il cammino, che solitamente conduce dalla figurazione all'astrazione? 

R: Alla fine degli anni '80, in seguito ad un'operazione alla spina dorsale, non ho potuto dipingere per quasi un anno. Ma io dipingo sempre, con gli occhi. Il senso di meraviglia davanti ad un olivo in fiore o ad un campo di grano imbevuto di luce, mi rimane nell'anima ed ha prodotto in quel periodo d'inattività mutamenti di sentire e di esprimere. Quando ripresi a dipingere, mi resi conto che l'astratto non mi bastava più. Scoprii invece la spinta a dipingere in una visione più naturalistica ed più emozionale, pur conservando la costruzione rigorosa del dipinto, appresa in anni di astrattismo. Come un pianista che ha faticato per anni sulle scale per esprimere i suoi sentimenti con maggior efficacia.


D: La tua pittura, rarefatta e raffinata, ha suggestioni che spaziano dall'antica arte mediterranea al Simbolismo francese del ‘900. Cigni e gabbiani in volo, paesaggi silenti, maree placide, austeri ed enigmatici volti di donne: la vita tumultuosa e drammatica dei nostri tempi resta lontana dal tuo femminile mondo iconografico, pervaso da umori melanconici, a volte anche struggenti. Riconosci l'essenza lirica della tua poetica? 

R: Credo proprio di sì. Sono irlandese, nata in campagna e ho vissuto gli anni formativi dell'adolescenza e della prima giovinezza in un ambiente di pianure verdi, di torbiere, di boschi, di fiumi lenti. Sono stata educata da vecchie donne che raccontavano antiche storie, piene di magie e di mistero. Questo è certo rimasto nel fondo del mio animo. E gli austeri e misteriosi volti di donne, se pur riecheggiano la pittura murale pompeiana, sono i volti idealizzati di fanciulle celtiche.


D: “Cavalli in Camargue” è il titolo di una tua opera, dipinta per la mostra “Il cavallo nell'arte contemporanea ”, da me curata nel 2003 a Roma, in Villa Borghese, opera in cui per la prima volta hai dipinto cavalli e ciò malgrado tu sia figlia di allevatori di cavalli da corsa, tu stessa allevatrice, campionessa di corsa campestre e di galoppo in Irlanda. Come mai tu che dipingi ciò che ami, hai sentito soltanto da poco tempo il desiderio di rappresentare questo stupendo esemplare di natura? 

R: Ho cavalcato da quando avevo otto anni, in corse ad ostacoli, in cacce alla volpe, in corse al galoppo, con grande passione. Tutto questo finì quando in un “Point to Point”, ad un ostacolo molto difficile il mio cavallo, Dacrone, cadde rompendosi la schiena, per cui fu necessario ucciderlo.. Da allora non ho più cavalcato per decenni e la mia vita ha preso un'altra direzione, quella della pittura, prima a Madrid, poi a Parigi. Il tema di quella mostra mi ha dato l'opportunità di tornare ad occuparmi di cavalli con ben altro animo ed interesse di artista, nel quale l'antico amore per questo splendido animale trova una nuova forma di espressione, e di ciò ti sono grata. Da allora ho rivisitato spesso questo affascinante soggetto.


D: Cosa ha rappresentato ‘il cavallo” nel tuo immaginario di fanciulla e di donna adulta: un sogno di libertà, la potenza coniugata all'eleganza, l'ansia d'infinito o cos'altro? 

R: Per me il cavallo è stata la prima grande passione della vita, un amico, un compagno di interminabili galoppate per i campi e lungo i fiumi del mio paese. Ha rappresentato, nell'ebbrezza della corsa in cui tutto il resto svanisce, la libertà assoluta, l'adesione totale alla natura, attraverso il contatto fisico che quasi ti rende un tutt'uno con quell'animale potente e generoso. Di questo grande amore della mia giovinezza è rimasto in me, intatto, il ricordo della gioia pura e del senso di rapimento che ha saputo darmi. 


D: Le tue tele, così delicate ed ineffabili, dipinte con i toni cangianti dell'ocra, dei bianchi, dei rosa pallidi e degli azzurri, sono sì pervase da una luminosità diffusa, ma non riproducono effetti atmosferici naturali. Sembra invece che “la luce” sia un ricordo che la mente ed il cuore abbiano fissato su cose e paesaggi reali, per riproporli trasfigurati alla memoria dell'artista.  
R: I miei colori: un artista non può dire da dove vengano! E' il miracolo della luce che dà forma a questo mondo sempre sorprendente ed in continua mutazione. Poi c'è la luce troppo forte che quasi cancella ed il tempo che intenerisce e sbiadisce. Io vorrei dare forma ad un attimo intenso di vita. Cerco di dipingere emozioni fugaci con i colori chiari del sole o un po' sbiaditi dalla memoria. 


D: Quali artisti hanno inciso in modo determinante sulla tua formazione pittorica? 

R: I quadri di Louis Le Brocquy degli anni '50 con i suoi colori caldi, così diversi dai verdi cupi della pittura irlandese del tempo, influenzarono i miei primi lavori A Parigi mi colpì Jean Fautrier, un artista astratto, la cui materia sbriciolata e vitale mi sembrava perfetta per penetrare la sostanza stessa della natura. Poi la Toscana: ho già detto del mio amore per la pittura italiana. Ed infine Giorgio Morandi: la grande mostra a Bologna del 1990, dove ci si trovava in uno stato di grazia davanti a quei quadri di umili oggetti e di paesaggi remoti. 



Nata a Belfast nel '32, Anne Donnelly ha trascorso parte della sua vita in un lungo peregrinare da Dublino, dove ha iniziato gli studi, a Madrid, dove si è perfezionata all'Esquela de Bellas Artes San Fernando, a Parigi, dove nel '56 si è iscritta all'Ecole Julienne. I suoi viaggi continuano poi nell'Andalusia, nel Marocco, nelle isole della Grecia, fino in Italia, dove si ferma per alcuni anni sulle colline toscane con la sua grande famiglia: 4 figlie, una delle quali, Margaret Mazzantini, scrittrice di successo e vincitrice del Premio Strega 2004 con “Non ti muovere”, ed il coniuge, Carlo Mazzantini, affermato scrittore e poeta. Ma è a Tivoli, alle porte della Capitale, che Anne ha eletto dal '67 la sua dimora, di fronte alle bellezze archeologiche di Villa Adriana, a pochi chilometri dal fascino dell'arte antica e rinascimentale di Roma, che la pittrice ammira da sempre. La sua attività artistica, apprezzata dalla critica italiana e straniera (G. Giuffrè, E. Pontiggia, P. Cahill), percorre quasi 50 anni; tra le ultime esposizioni collettive “Colori e paesaggi irlandesi”, al Complesso del Vittoriano in Roma, nel 2000 e “Royal Hibernian Accademy”, a Dublino nel 2003. Membro della DUNA, sezione dell'International Association of women artist, Anne ha partecipato ad alcune esposizioni internazionali di pittrici, come l' “Irish Women Artist Exhibition”, presso il Palazzo Comunale di Perugia, nel '91. Tra le personali più recenti: “Eire, festival of Irish Culture”, presso il Pontificio Collegio irlandese, a Roma; “Gregorius Exhibition”, a Tivoli (Rm) nel 2002 e l'importante monografica del 2004 a Dublino, nella prestigiosa Pappercanister Gallery, dove ha esposto la recente produzione, da cui sono tratte le immagini a corredo di questa intervista. Nella medesima galleria, dal 7 al 28 guigno 2006, Anne inaugura una personale dai temi pittorici completamente rinnovati, fra cui spiccano le "nature morte".
 





Anne Donnelly: Gabbiani in volo, olio su tela - 2004



Alberi in estate, olio su carta - 2003



Donna velata, olio su carta - 2004





Cavalli, olio su tela - 2004





Galline e pulcini, olio su carta - 2003




Donne di Pompei, olio su tela - 2004






Canale in inverno, olio su carta- 2003










SELF-PORTRAIT: ANNE DONNELLY
di Bruna Condoleo

Bruna Condoleo : From Belfast, your native town, your way of living has led you across Europe and Africa then your discovery of Italy, where you have lived since 1967. After these innumerable travels, Anne, is there a country that has most favoured your pictorial inspiration?

Anne Donnelly : Yes, that country is Italy where first I lived in the country in Tuscany near Cortona. Here I had the opportunity of living the last moments of the traditional peasant culture which gave me the occasion to draw and paint straw stacks, the sun lit farm yards, olive trees, almond trees in blossom and the ox drawn carts. In Tuscany I discovered the art of Piero Della Francesca, I was fascinated by the light of the ‘400 Italian paintings, new for me, and which happened to be the same as the country -side where I was living. A diffused light completely different from the light of my Ireland which is stepped in greys and half tones.

Condoleo : Your initial pictorial production in the '60 s had developed in the ambit of the informal language , which changed gradually over the years with the discovery of a naturalistic vision of a very personal kind. What reason convinced you, from the early ‘90s, to change your path, one which normally would have led from figurative to abstract art?

Donnelly : Towards the last years of the ‘80s, following an operation on my spine, I was unable to work for almost a year. But I paint always, with my eyes. The sense of wonder before an olive tree in bloom on a field of corn stepped in light remained in my soul and produced, in that period of inactivity, a different way of feeling and of expressing myself. When I started to paint again, I realized that the abstract wasn't enough anymore. I felt I had to paint with a different vision more naturalistic, more emotional, though still conserving in my work the vigorous construction that I had acquired in years of abstraction. Like a pianist who has laboured over scales for years in order later to express her sentiments with greater effectiveness.

Condoleo : Your paintings, rarefied and refined, seem to embrace ancient Mediterranean art as well as the French symbolism of the ‘900. Swans and sea-gulls in flight, silent landscapes, calm seas and austere and mysterious faces of woman. The dramatic and tumultuous life of our time is indeed far from your iconographic female world, pervaded with melancholy and sometimes deeply moving. Do you recognize this lyrical essence in your painting?

Donnelly : Yes, I think so, I am Irish, brought up in the country I spent my childhood and youth amongst green valleys, hills and slow rivers. I came in contact with old women who told me ancient stories full of enchantment and mystery. All this has remained in the depth of my soul. And the austere and mysterious faces of women, though echoing the mural paintings of Pompei, are at the same time the idealized faces of celtic maidens.

Condoleo : “Horses of Camargue ” is the title of one of your works painted for the exhibition “Il Cavallo Nell'Arte Contemporanea” curated by me in 2003 in Rome, in Villa Borghese, where for the first time you painted horses, and this despite the fact that you are the daughter of a race-horse breeder. You yourself were a champion horse-woman, trained horses, hunted and rode in point-to-point races. Can you tell me why you, who paint what you love, only recently felt the need to portray this stupendous animal?

Donnelly : I rode since I was 8 years old, in obstacle races, fox hunting, gallops across the country-side with passion and joy. All this came to an end when, during a point-to-point , my horse Dacrone fell at a very difficult jump and broke his back. He had to be put down immediately. …. I didn't ride again for years and my life took another turn, I stared to paint first in Madrid then in Paris. The subject for that exhibition in Villa Borghese gave me the opportunity to take an interest in horses again, this time as an artist inspired by my one time love of this splendid animal. I was able to find a new way of expressing myself. For this I am really grateful to you. From then on I have often painted this fascinating subject.

Condoleo : What has “the horse” represented for you during your youth and now as a mature woman: a dream of freedom, power and elegance, eagerness for the infinite or something else again?

Donnelly : For me “the horse” was the first great passion of my life, a friend, a companion during the interminable gallops across the fields and along the rivers of my land. It represented in the happiness of the race where all else is cancelled, absolute liberty, total unity with nature, through the physical contact that almost makes you one with this powerful and generous animal. From this great love of my youth there has remained intact in me that memory of pure joy, that rapture it had been capable of giving me.

Condoleo : Your canvases , so delicate and ineffable painted with iridescent tones of ochre, white, pale pink and azure are completely pervaded in light, but they don't give the effect of the natural atmosphere. Instead it seems that “the light” is what the mind and heart remembers from real objects and landscapes that are reinvented and transfigured by the artist?

Donnelly: My colours : an artist just can't explain where they come from! It is the miracle of light that gives form to the ever surprising and ever changing world. Then there's the light that is too strong and thus blots out or again light that softens and fades almost as the passing of time does.

Condoleo : What artists played an important part in your artistic formation?

Donnelly : The paintings of Louis Le Brocguy, in the late ‘50s with their warm colours, so different from dark greens of the other Irish painters of that time, influenced my first works. In Paris I was struck by Jean Fantrier , an abstract artist, whose pictorial fabric , vital yet crumbling, seemed to me a perfect way to penetrate the substance of nature. Then finally Giorgio Morandi; that superb retrospective exhibition in Bologna in 1990 where before those paintings of humble objects and remote landscape I found myself in a state of grace.

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Born in Belfast in 1932, Anne Donnelly spent a large part of her life wandering .
Leaving Dublin, where she had started studying at the Dublin College of Art, she went to Madrid to perfection her art at the Escuela de Bellas Artes San Fernando, she then enrolled in the École Julienne in Paris . Later her travels continued first to Andalusia, Morocco, the Greek islands and finally Italy where she lived for several years in the Tuscan hills with her large family: 4 daughters, one of whom is Margaret Mazzantini, successful writer, winner of the Premio Strega 2004 Italy with her novel “Don't Move”, and now 2006 short-listed for the Impac Award, Dublin. And her husband, Carlo Mazzantini, well known novelist and poet. But it is in Tivoli, at the gates of Rome, that Anne decided to take up residence, near the archaeological beauty of Adrian's Villa and the fascinating ancient and Renaissance art of Rome which the painter has always admired. Her artistic activity, appreciated both by Italian and foreign critics (G. Giuffré, E. Pontiggia, P. Cahill) has lasted almost 50 years.
Among the latest group exhibitions there are “Colori e Paesaggi Irlandesi”, the “Museo del Vittoriano”, Rome 2000 , and “The Royal Hibernian Academy” Dublin 2003. Member of DUNA part of the International Association of woman Artists, Anne has participated in several international exhibitions of woman painters, for example “Irish Woman Artist Exhibition” held in the city hall of Perugia in 1991. Among her more recent personal exhibitions are “Eire, Festival of Irish Culture”, Pontificio Collegio Irlandese, Rome 2001, “Gregorius Exhibition” Tivoli 2002 and an important one man show in Dublin in 2004 in the prestigious Peppercanister Gallery, where the illustrations of this interview are taken from.
In June (7/6-28/6) Anne is holding another personal exhibition in this gallery, with some new subjects among which are still-lives.