Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mag./giu. 2006, n. 3
LA POSTA 



"Le sette meraviglie del mondo"

Ho sentito dire che le sette meraviglie del mondo non sono più, naturalmente, quelle che la tradizione antica definiva come tali. Potreste dirmi quali opere d'arte sono oggi ritenute le migliori del mondo ed inoltre chi stabilisce questa classifica?
Letizia 2006, da Udine


Se nel mondo antico furono Antipatro di Sidone e Filone di Bisanzio ad individuare le 7 meraviglie del mondo allora conosciuto (cito, ad esempio, il Mausoleo di Alicarnasso, il Colosso di Rodi, le Piramidi egizie), oggi è Internet a stabilire quali siano le opere architettoniche più importanti nel mondo, avvalendosi delle segnalazioni dell'intera rete e stilando una classifica generale. Infatti dal 2000 il sondaggio globale, promosso dall' organizzazione culturale New 7 wonders Foundation, ha visto formarsi una prima selezione di 77 meraviglie, che un gruppo di esperti e di studiosi, tra cui importanti personalità dell'Unesco, ha ridotto a 21 capolavori . Il 1 gennaio del 2007 l'elenco dovrà restringersi al numero fatidico di 7, ma a tutt'oggi, leggendo la lista delle meraviglie più votate ( www.new7wonders.com ), rimaniamo un poco perplessi, poiché i capolavori italiani sono…solo uno! Se al primo posto c'è l'Acropoli di Atene, al quarto la piramide di Chichen Itza, in Messico, il Colosseo è soltanto al sesto posto, seguito dalla torre Eiffel e dalla grande Muraglia cinese, e seppure la graduatoria premia Petra in Giordania al 15° posto, Stonehenge al 18° ed il tempio di Taj Mahal in India al 20°, nessun altra meraviglia italiana è presente in lista, neanche la Basilica di S. Pietro! Peccato, ci contavamo!


il museo dell' "Ara Pacis"

Gentile redazione,
Avrei piacere di ricevere il vostro parere a proposito della nuova struttura progettata dall'architetto R. Meier come "teca" per l'Ara Pacis.
Senza considerare il parere soggettivo nei confronti di un edificio che deturpa il contesto urbano in cui è inserito, vorrei esprimere il mio disappunto per quanto riguarda il restauro e la corretta conservazione delle opere d'arte.
Non soltanto è stato abbattuto un edificio di epoca fascista ormai storicizzato, ma il nuovo
non tiene conto minimamente dei parametri di illuminazione che fanno parte della conservazione preventiva dei beni culturali e dei quali tutti gli architetti dovrebbero tenere conto. La luce, infatti, è una fra le principali cause di degrado delle opere d'arte e mai dovrebbe colpire in maniera diretta queste ultime; le numerose finestre permettono invece alle radiazioni solari di colpire l'Ara Pacis sia lateralmente sia dall'alto attraverso l'apertura che non era presente nel precedente monumento.
Perchè allora non eliminare le "pecche" del precedente contenitore invece che crearne uno nuovo non rispettoso delle norme inerenti la conservazione?
Forse l'Ara Pacis sarebbe vissuta meglio senza questo orrendo e dannoso "guscio".
Una restauratrice perplessa


Cara "restauratrice perplessa ", mi trovi pienamente d'accordo con il tuo rifiuto ad accettare uno scempio (ir)razionalista che umilia il Centro Storico di Roma e non solo. Quello che l'imperatore Augusto aveva definito l'Altare della Pace, si è trasformato singolarmente nell'altare della guerra, “guerra” di principi estetici, di idee sul moderno restauro, e di concezioni urbanistiche. In un sol colpo è stato manomesso un “unicum” di incomparabile valore storico e paesaggistico, ovvero il contesto in cui l'ara è inserita: il mausoleo di Augusto, le due chiese, l'una seicentesca di S. Gerolamo, l'altra neoclassica di S. Rocco, ed il lungotevere di Ripetta. La demolita teca che custodiva l'Ara, come tu puntualmente citi, confrontata all'odierno “mausoleo”, era anonima, ma ben dimensionata, essendo un ottavo dell'edificio attuale, più somigliante ad una stazione di servizio o ad un parcheggio per auto (come lo ha acutamente definito Vittorio Sgarbi!), che non ad un efficiente (?) complesso museale. Si è scelto il progetto di un architetto statunitense, Richard Meyer, affermato sì, ma visti i risultati, incapace di intervenire con avvedutezza e sensibilità nell'accostare il moderno a realtà preesistenti così singolari, come quella di Roma, e perciò degne del massimo rispetto.
Oltre alle tue pertinenti osservazioni in materia di conservazione, aggiungo l'effetto deturpante di mura incombenti, che soffocano gli spazi, tagliano le prospettive, nascondono i platani del lungotevere, impedendo, da diversi punti di visione, il pieno godimento di una facciata splendida come quella della chiesa di Giuseppe Valadier, il geniale architetto ed urbanista di Piazza del Popolo, che ora si rivolterà nella tomba!  (B.C.)


La mostra che …non mostra!

Cara Redazione, sono una studentessa di Lettere ed ho visitato al Vittoriano di Roma una mostra, appena inaugurata: “Roma con gli occhi di Stendhal”, attratta dall’argomento. Dopo la visita, al di là del negativo parere personale, mi sono resa conto dell’inconsistenza dell’esposizione, a cominciare dal titolo, poiché il visitatore, qualora riuscisse a vedere Roma con gli occhi dello scrittore (e dalle mediocri opere in mostra è davvero difficile), la vedrebbe non bella, né gradevole, soprattutto sporca (come riferisce in prima persona) e perfino meno attraente della campagna circostante, per la quale Stendhal spende qualche buona parola..! Ma, mi chiedo, perchè si fanno certe mostre?!
Lucrezia S. da Firenze

Se è vero che la conoscenza è sempre importante ed utile per il nostro spirito, è anche legittimo rilevare che alcune operazioni che vorrebbero risultare culturali nascondono, invece, motivi di tutt’altra natura ed interessi ben lontani da quelli artistici. Siamo in un paese libero e quindi dobbiamo dissentire e prendere le necessarie distanze da quanto non ci convince o addirittura non ci sembra opportuno. E siccome il successo delle mostre (ed i relativi incassi!) lo decreta l’affluenza di pubblico, stiamocene pure a casa, a leggere un buon libro! (B. C.)


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