Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
   
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Luglio-settembre 2009
FULMINI e SAETTE  



LA POSTA

Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali ed ambientali.


L'arte è di tutti!

Siamo un gruppo di giovani indignati per due ragioni: la prima perché dopo quattrocento anni dalla Controriforma la Chiesa di Roma ancora ha il potere di censurare le opere d’arte (vedi il velo che ricopre il pene di s. Pietro!); la seconda perché, malgrado siano terminati i restauri della Cappella Paolina in Vaticano, nessuno potrà vedere il capolavoro di Michelangelo, se non la curia Pontificia e pochissimi eletti. Ma l’arte non è un bene universale fruibile dall’intera comunità mondiale ? La risposta evidentemente è NO !

Gruppo “Giovani per un’arte libera ”


Assurdo conservatorismo vaticano

Per ciò che riguarda i restauri della Paolina, ho letto che non è stato concesso ai restauratori della Cappella di asportare le aggiunte dipinte dopo la Controriforma, ovvero il panno che ricopre il sesso di Pietro in croce ed i chiodi dei piedi e della mano destra. La decisione, a mio avviso ottusa e conservatrice, è anche scandalosa, sia perché Michelangelo non aveva previsto questi elementi per profonde ragioni riguardanti aspetti teologici e dottrinari (Pietro accetta il martirio, sostenuto miracolosamente dalla sua fede, non dai chiodi!), sia perché non c’è alcun motivo, né storico né estetico, per mantenere tali ridipinture, come ha anche dichiarato l’illustre Professor C. L. Frommel, che ha fatto parte del Comitato scientifico della Paolina (il Venerdi di Repubblica, 17 luglio 2009), i cui membri si sono trovati in disaccordo attorno alla decisione da assumere. L’ultima parola è stata affidata al Papa, che mantenendo queste arbitrarie aggiunte ha anche stravolto l’interpretazione michelangiolesca dell’episodio. Povero Cesare Brandi, padre e teorico della teoria del restauro, sono certo che si stia rivoltando nella tomba!

Paolo G. da Forlì


Crocefisso di Michelangelo: la Corte dei Conti stabilirà se...

La Corte dei Conti ha aperto un'inchiesta sulla vicenda relativa all'ormai famoso Crocifisso ligneo, esposto a dicembre scorso nella mostra dedicato a Michelangelo giovane. Nella vostra posta avevo già letto sul parere diverso di un esperto d'arte; ora da molti si mette in dubbio la paternità dell'opera, che aveva lasciato perplessi tanti studiosi e critici, i quali tuttavia esaltavano la bellezza della scultura. Il problema è che lo Stato Italiano ha comprato da un privato l'opera, accettandone l'attribuzione alla mano del Genio toscano, e ciò rende l'operazione complessa e opinabile, se si aggiunge che non c'è la certificazione sicura e tutto si riduce ad attribuzioni più o meno condivisibili. Seguiremo con interesse il seguito di questa vicenda ..!

Giuseppe C. da Cortona



Se le Istituzioni sbagliano, i cittadini (per fortuna) vigilano!


Vorrei esprimere la mia indignazione per un progetto di cosiddetta “riqualificazione urbana” del quartiere romano “Coppedé”, fortunosamente bloccato dalle inopportune manipolazioni stabilite dai tecnici del Municipio II del Comune di Roma. Grazie alla decisione degli abitanti e di molti politici, i cittadini, infatti, sono riusciti con un'ampia petizione , a fermare l'intervento, sbagliato e direi “assassino”, che avrebbe alterato i rivestimenti delle splendidi palazzine del quartiere romano, costruito nei primi decenni del secolo scorso da Gino Coppedé, architetto fantasioso di tendenze liberty.
A parte l'ingiusto oblio di un progetto architettonico, che ormai data quasi un secolo, e che invece, a detta di molti esperti, esalta l'inventiva tutta italiana di un architetto estremamente creativo, vogliamo esprimere la nostra disapprovazione, chiarendo che siamo stanchi di interventi “modernisti”, che stravolgono la storia urbana in nome di opinabili concetti estetici, spesso frutto di cattivo gusto, oltre che di gravi incompetenze. Il Ministero dei Beni culturali, dunque, si faccia sentire e predisponga che questo patrimonio artistico, unico nella sua originalità, non venga manomesso!


Luisa B. da Roma


Roma, quartiere Coppedè

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