Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Che eleganza nel '700!
di Bruna Condoleo


"La Galleria Parmeggiani"

Se ci si vuole immergere nella cultura e nell'atmosfera di un secolo, è bene visitare un museo del Costume. Un'esperienza che consiglio a chiunque abbia curiosità e interesse per la storia delle arti è quella di visitare la Galleria Parmeggiani a Reggio Emilia, dove una sezione dedicata ai tessuti e ai costumi antichi costituisce uno dei pochi esempi di museo della Moda in Italia. Qui, infatti, sono conservati abiti originali dal tardo ‘500 al primo Novecento, corredati da calzature e da accessori di ogni tipo, presenze, queste ultime, molto rare nelle collezioni del genere: dalle pochettes di seta, ai copricapo, ai guanti, ai colletti ricamati, alle calzature, ai bastoni da passeggio! Forse non è abbastanza noto che il reperimento e la conservazione dei costumi antichi sono eventt rari, sia per il naturale degrado dei tessuti, sia perché soltanto dal tardo Ottocento è iniziata la consuetudine di collezionare abbigliamenti antichi in tutta Europa, assieme al gusto di istituire case-museo per la raccolta delle cosiddette "arti applicate". Anche la Raccolta d'arte Parmeggiani, donata nel 1933 al comune di Reggio Emilia, si è formata dall'incontro tra un privato, Luigi Parmeggiami e il gusto antiquario di Ignacio Leon y Escosura, artista di origine spagnola, il quale durante gli ultimi decenni del ‘800, seguendo le sue particolari predilezioni di collezionista eclettico e viaggiando dappertutto, aveva raccolto nella casa parigina quadri, oggetti, tessuti e abiti che utilizzava per le ricostruzioni storiche dei propri dipinti. Al pari del Victoria and Albert Museum di Londra o del Musée de la Mode et du Costume di Parigi, la Galleria è dunque uno scrigno prezioso ove far rivivere tra suggestive penombre le epoche passate. Immaginiamo, perciò, aggraziati minuetti settecenteschi con eleganti dame, strette nei loro bustini, da cui si aprivano gonne sostenute dal panier (ovvero “cesta”, struttura circolare inizialmente realizzata in vimini, rialzata ai fianchi e schiacciata frontalmente); oppure pensiamo ai salotti letterari, dove raffinati cicisbei, abbigliati con attillate marsine (o giustacuore) di seta e gilet preziosi, s'intrattenevano in lieti conversari. E' strabiliante riscontrare quanto le calzature femminili di 3 secoli fa, con tacchi a rocchetto, cinturini e nastri, siano somiglianti alle moderne scarpe! I tessuti degli abiti delle donne, dai tenui colori pastello, erano in taffetas broccato con fili d'oro e d'argento, ricamati e impreziositi da ruches; la "mise" più alla moda era munita di una sopravveste che creava sulla schiena un leggero mantello (andrienne), mentre sul decolletè delle dame si aprivano generose scollature per lo più quadrate.
Oltre a denotare la bravura manifatturiera e sartoriale, i costumi esposti nella Galleria Parmeggiani rivelano l'agiatezza dei ceti aristocratici, le consuetudini di vita di classi sociali opulente che avrebbero visto, al declinare del secolo XVIII, la fine della loro lunga supremazia politica ed economica. Le fogge maschili, realizzate con tessuti preziosi, dalle splendide tinte e dal taglio impeccabile, ci rimandano l'immagine di un mondo raffinato ed elegante, anche se l'eccesso di ricami e di merletti può risultare per alcuni un pò lezioso. Tuttavia, ammirando le calze ricamate, le fibbie d'argento sulle scarpe affusolate, i gilet di seta e di velluto operati, impreziositi da paillettes e da bottoni di madreperla, ci rendiamo conto che nel secolo dei Lumi e dell'Encyclopédie, la ricerca del “bello” è la molla di ogni scelta e l'aspirazione di gran parte della società che deteneva il potere. Il costume, infatti, non è soltanto un settore della cultura destinato a specialisti, né un aspetto interessante del folklore, ma è soprattutto uno status symbol, la dimostrazione tangibile dei privilegi di pochi, il riflesso del gusto dominante in una determinata epoca e dei mutamenti avvenuti nel tempo e pertanto il suo studio riveste un'importanza significativa nella conoscenza della storia di un popolo. Tuttavia l'abito è anche oggetto bello e desiderabile e tutti gli esemplari che la Galleria Parmeggiani conserva sono l'espressione di un'artisticità del fare umano e del produrre manualmente che ha molte affinità con l'arte considerata “maggiore”.
Tra le preziose testimonianze qui riunite, esiste un abito maschile, ritenuto finora seicentesco, che dopo un accurato restauro, effettuato presso il Museo del Tessuto di Prato, ha rivelato un'origine più antica. Il costume, in esposizione a Milano presso il Museo Poldi Pezzoli fino al 15 gennaio 2006 (nell'ambito della mostra “ Il cavaliere in nero”), è composto da braghe (pantaloni corti) a palloncino e da una giubba: conservato in modo egregio, è confezionato in raso di seta, color cremisi, con applicazioni in pelle di color avorio e completato da calze in tinta, in maglia di seta.
Grazietta Butazzi, massima esperta italiana di Costume, evidenziando l'alta qualità artigianale dell'abito, di moda alla corte di Spagna tra la fine del ‘500 e il primo decennio del ‘600, ne ha proposto una più corretta retrodatazione, che lo fa pertanto divenire uno dei due esemplari del genere, conservati fino ad ora: l'altro, destinato al Re Gustavo Adolfo di Svezia, si trova presso la Reale Armeria di Stoccolma.

Si ringraziano I Musei Civici di Reggio Emilia per la gentile concessione delle immagini dei costumi, appartenenti alla collezione Parmeggiani.
Inoltre un ringraziamento particolare alla dott.ssa Elisabetta Farioli per la collaborazione preziosa.

Abito in raso, di foggia spagnola, fine XVI-inizio XVII sec.

 





Abito "Andrienne" (con sopravveste,) Francia 1770



Completo maschile. Francia 1770 c.
(culottes, gilet, giustacuore)



Andrienne (abito con pannello sul dietro), 1770 c.



Gilet ricamato, Francia 1780 c.



Pianelle, Italia o Francia, 1750 c.