Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mar./apr. 2006, n. 2
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Le stravaganze del costume maschile

di Bruna Condoleo




LA FIERA DELLE VANITA'


Chi asserisce che l'uomo sia più vanitoso della donna, dice una verità, convalidata dalla natura e da secoli di storia del costume! Anche nel mondo animale l'esemplare maschile è il più dotato di elementi di attrazione (penne, bargigli, pelliccia, code..), per il duplice scopo di attirare la femmina e sconfiggere i rivali, tuttavia la storia della moda conferma che la vanità ed il desiderio di apparire dell'uomo, oltre ad aver oltrepassato di gran lunga la civetteria femminile, hanno costituito, a differenza del regno animale, qualcosa di giustapposto, voluto e mutevole, perchè tutto ciò con cui l'uomo si adorna deriva sempre da una scelta, non ereditata dalla natura. Questo interessante argomento, oggetto di una vasta esposizione di costumi antichi al Museo de “Les Arts Décoratifs” di Parigi (fino al 26 aprile prossimo), può essere meglio compreso se analizziamo gli innumerevoli ritratti di nobili, sovrani e guerrieri che popolano i Musei del mondo.
Già in pieno Rinascimento l'abbigliamento maschile rivela alcune tendenze stravaganti dell'abito: rigonfi calzoni, ricoperti da un gonnellino, in cui si apriva la celebre braghetta, ossia un sacchetto penico che, enfatizzando le zone genitali, tendeva ad esaltare vistosamente la virilità! A questa moda, lontana nel tempo, si ispirarono gli attillati jeans negli anni '70, della contestazione giovanile, divenuti un emblema di anticonformismo e di libertà sessuale.
Completavano il fastoso abbigliamento rinascimentale un farsetto (giubba corta), impreziosito da ricami e sboffi ed un mantello (schaube), d'inverno foderato di pelliccia, con ampie maniche. La foggia dell'abito in voga in gran parte dell'Europa di fine '500, dunque, anziché seguire le proporzioni anatomiche del corpo, tendeva ad espandersi orizzontalmente, creando un'immagine possente ed imperiosa; soltanto la coeva moda francese, nell'età di Enrico III, prediligeva un uomo più lezioso, ma ugualmente innaturale. Se, infatti, i calzoni rigonfi e decorati, erano più affusolati di quelli inglesi o spagnoli, il farsetto francese aveva un'imbottitura antianatomica sul torace, detta panseron, atta ad accentuare l'imponenza della figura.
Tuttavia è il ‘600, le grand siécle di Luigi XIV, a condurre l'abbigliamento maschile verso esiti spesso inaccettabili, ai confini del cattivo gusto. Versailles e la sua corte dettavano legge nel campo della moda e non solo in Francia, che per oltre un secolo rappresenterà la potenza europea più florida, dopo il declino della Spagna e le lotte tra le nazioni europee (la Guerra dei 30 anni). L'ideale maschile imposto dal Re non è più l'uomo guerriero del ‘500, ma quello raffinato e mondano dell'aristocrazia dominante, che mostra con l'abito la potenza e la ricchezza del suo “status”. Pizzi, merletti, nastri e gorgiere (colletti a corolla attorno al viso), stivali di pelle preziosa, farsetti con larghe falde ricadenti, ampi cappelli piumati completano l'eleganza di un uomo che fa dell'apparire un dovere primario. Tutta l'Europa si veste “alla francese”, con tenui colori, con broccati argentei e dorati, come si vede nello stupendo ritratto dove il pittore Antonie Van Dyck ha immortalato gli eleganti fratelli Stuart, cugini del re Carlo I d'Inghilterra. In altri ritratti, soprattutto del Roi Soleil, possiamo invece riscontrare l'effetto teatrale e spesso risibile di alcune mode divenute eccessive, come la rinhgrave, una specie di ricca gonna, rigirata a pantalone al di sotto del ginocchio, decorata con nastri e gale e completata da un corto farsetto, da cui fuoriusciva la camicia. Tacchi alti e vistosa parrucca aggiungevano all'abito un aspetto certamente artificioso e tutt'altro che elegante! Soltanto la giovane Olanda, affrancatosi dal dominio della Spagna e divenuta libera potenza economica e coloniale, esprime anche con la moda un'autonomia culturale: linee semplici e morbide, prive di eccessi, prevalenza del colore nero, austero ed elegante.
Negli ultimi due decenni del ‘600, tramontata la stravaganza della rinhgrave, anche in Francia comincia a farsi strada un abbigliamento più armonioso, destinato ad avere grande fortuna nel secolo seguente: il justaucorps o giustacuore. Si tratta di una trasformazione della giubba, che diviene giacca lunga, piuttosto attillata fino alla vita, ma con larghe falde che scendono fino ai polpacci: essa si porta con delle culottes o pantaloni fino al ginocchio e calze abbinate. Questo completo maschile, tipico del secolo dei Lumi, in voga fino alla Rivoluzione francese, influenzerà anche la moda dei ceti meno abbienti, che ne adotteranno la foggia, pur utilizzando tessuti più semplici, meno costosi e privi di decorazioni. Così inizia quel movimento dialettico della moda che consiste nella coesione e nella differenziazione, alternanza per cui i ceti meno abbienti tentano di imitare ciò che le classi dominanti hanno istituzionalizzato, e poi inevitabilmente gli imitati si rinnovano per differenziarsi a loro volta. Soltanto dalla seconda metà del ‘900 avviene il contrario, ovvero che i vessilliferi della moda non apparterranno più soltanto alle classi egemoni, anzi spesso sarà proprio “la strada” a dettare legge!





Justaucorps ricamato, 1725 c. Collection Les Arts décoratifs
Mostra "L'homme paré", Paris

 





G.B.Moroni, ritratto di cavaliere, (con braghetta!) 1540 Madrid, Prado



A.Van Dyck: I fratelli Stuart, 1638 Londra, National Gallery



Abito alla ""rinhgrave", 1660. Londra
Victoria and Albert Museum






Louis XIV (fine XVII sec.)
Musée du Chateau de Versailles



Si ringrazia la Mostra parigina "L'homme paré"  (fino al 30 aprile 2006), del Museo della moda e del tessile, per la concessione delle immagini  di Luigi XIV e del "Justaucorps"
L'immagine dell'home page ritrae scarpe femminili seicentesche, conservate alla Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia.