Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Lug./ago. 2006, n. 4
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


La pelle come un abito: antichi e moderni tatuaggi

di Bruna Condoleo




E' concordemente riconosciuto da sociologi e da antropologi che l'uomo preferisca “vestire” il proprio corpo per il piacere di personalizzare il sé, tanto è vero che la moda del nudo integrale trova difficoltà ad istituzionalizzarsi e non ha avuto finora che pochi adepti!
Diversamente dagli animali, che posseggono come dote naturale gli elementi di differenziazione e di attrazione, l'uomo ricerca con l' abbigliamento il mezzo con cui esprimere di volta in volta la potenza, la forza, il divino...
In tempi remotissimi, prima che il fenomeno “moda” si istituzionalizzasse, gli uomini abbigliavano il loro corpo per motivi legati prevalentemente alla sfera magica e rituale: fantasiosi copricapo per gli sciamani, piume per i sovrani, decorazioni aggiunte agli organi sessuali come potente richiamo. Ancora oggi, presso le tribù della Nuova Guinea, a Zombandoga, è in uso l'astuccio penico, un lungo tubo di canna che fascia vistosamente gli organi genitali maschili, con l'intento di esaltare la virilità e la capacità di attrazione del maschio. Anche l'uso dei tatuaggi e le mutilazioni rituali, praticati fin dall'antichità, hanno costituito innanzi tutto un modo per accentuare una specifica funzione in seno al villaggio o alla tribù di appartenenza. Una stupenda scultura maya,datata intorno al Mille, detta “La regina di Uxmal”, ci presenta un volto ornato da tatuaggi da cui emerge l'importanza ieratica della figura, come il giovane sacerdote huasteco (1000/1200), che regge sulle spalle un bimbo simboleggiante il dio sole, ed ha il corpo mirabilmente tatuato con motivi di fiori, spighe di mais e geroglifici maya, da fare invidia al più valente tatuatore odierno!
Mentre alcune deformazioni del corpo, come l'infibulazione e la circoncisione, prescindono ovviamente da ogni aspetto estetico, la perforazione delle guance, i tatuaggi e le deformazioni corporee in uso presso i popoli cosiddetti selvaggi possono invece rientrare nell'ambito del fenomeno “moda” , proprio perché includono anche un elemento di piacevolezza esteriore che caratterizza un popolo ed i suoi costumi. E' errato, tuttavia, pensare che queste consuetudini siano un appannaggio del mondo primitivo: senza dover andare troppo lontano dal nostro tempo, ricordiamo che la moda dei rigidi bustini ottocenteschi a lungo andare deformava il corpo femminile, alterandone la naturale anatomia, senza che ciò creasse disagi o rifiuti.
Le labbra a piattello, usate ancor oggi da alcune tribù africane dell'Etiopia del Sud, come la deformazione dei lobi delle orecchie, in cui si inseriscono pesanti monili, finanche i piedi deformati delle donne cinesi, sono mode che ubbidiscono anche ad un'esigenza estetica, ovvero rappresentano una scelta dettata dal valore che ciascun popolo assegna ad un concetto condiviso di bellezza.
Il tatuaggio del XXI secolo, il body piercing, le marchiature a fuoco che hanno invaso strade, scuole, uffici e testimoniano un fenomeno di costume diffuso e spesso osteggiato, più che ad una valenza estetica, sembrano collegarsi ad un desiderio di decorare il corpo affinchè esso "significhi" qualcosa. Nel dipingere braccia e gambe, nuche, schiene e glutei, attraverso opportune modificazioni che si ritengono dover essere permanenti, si pensa di poter “comunicare” agli altri un po' del proprio mondo tramite un personale linguaggio di segni. Questo moderno tatuaggio nasce dal bisogno di esprimere la centralità del corpo ed affermare la libertà di mutarlo secondo i propri desideri; inoltre il dolore che si accompagna spesso alla realizzazione dei tatuaggi, è una sorta di riaffermazione dell'esistenza fisica del proprio essere, dunque la metafora di una consapevolezza di sé, ancorché in gran parte materiale.
La pelle, per coloro che amano tatuarsi, equivale ad una tela nuda su cui poter dipingere immagini che raccontano trame interiori, bisogni o sogni; essa è come un muro bianco su cui tracciare graffiti colorati che esprimano paure e desideri. La necessità di lasciare incisi sulla pelle segni indelebili vuol dire valorizzare ciò che, se nudo, appare privato di ogni significato.
La società delle immagini, quella in cui viviamo, ha talmente condizionato la nostra vita ed il nostro comune modo di pensare e di rapportarci con gli altri che l'immagine è divenuta una necessità ed un nuovo horror vacui spinge molti a coprirsi di questi “abiti” permanenti, fantasiosi e colorati, capaci di stupire, a volte anche di scandalizzare.
Come tutte le mode, anche questa dei tatuaggi, così antica ed incredibilmente ancora viva, ha sue motivazioni profonde; ma come tutte le mode, anch'essa inevitabilmente passerà!






 





Nuova Guinea: astuccio penico




Sacerdote huasteco, 1200 d.C




Etnia Tsara, Etiopia del sud, foto G.Burlando (archivio G.Berruti)





Etnia Mursi, Etiopia dell'Omo
foto Giulio Berruti





Si ringraziano tutti coloro che hanno gentilmente concesso le immagini a corredo dell'articolo, compresa quella dell'home page.