Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno III - Mar./apr. 2007, n. 8
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Incredibili anni ‘50!

di Bruna Condoleo





E' l'epoca del film “Il selvaggio”, interpretato da Marlon Brando, del mito malinconico di James Dean e della splendida Marilyn Monroe, che nel film “Niagara” indossa uno dei primi bikini del ‘900: sono gli anni '50, anni difficili per l'Italia del dopoguerra che guarda agli USA come ad un sogno difficilmente raggiungibile. Ma è proprio in questo decennio che nasce la Moda italiana e comincia ad affermarsi lentamente sul mercato, fino ad allora appannaggio esclusivo della moda francese, grazie ai celebri couturiers Dior e Balenciaga.
Affrontando con grande spirito di iniziativa le mille difficoltà della ricostruzione di un Paese piegato dalle distruzioni belliche e dalla fame, l'Italia riesce a conquistarsi in pochi anni un posto di tutto rispetto nel mondo della moda. Malgrado nei primi anni '50 la maggioranza degli italiani indossasse cappotti rivoltati ed abiti riciclati, già nel '55 un'indagine doxa mostrava una forte ripresa del settore dell'abbigliamento grazie all'opera di sarti e calzolai, ricamatrici e piccole imprese, alla diffusione di giornali femminili e alle prime sfilate di moda, organizzate in importanti città italiane, ad iniziare da Firenze, seguita poi da Milano e da Roma.




                        
abito da sera di tulle e pizzo                          tubino di pizzo macramè


Nell'arco di un decennio anche le manifatture tessili, stanziate soprattutto nel nord Italia, ricominciano a produrre tessuti di ottima qualità, destinati alle nascenti esigenze economiche e sociali: cotoni e sete, ma anche materiali artificiali, come la viscosa, che divengono importanti per la produzione industriale in serie. Londra e Parigi avevano imposto nel primo trentennio del ‘900 il loro inconfondibile stile, ma nel dopoguerra il talento artigianale italiano e la creatività dei primi “stilisti” si impongono gradualmente, facendosi apprezzare dal grande mercato statunitense, affascinato dalla classicità dell'estro italiano, non disgiunto da una pratica eleganza.
La moda italiana, dunque, tenta di ritagliarsi un angolo di autonomia rispetto alla ormai consolidata moda francese, di cui peraltro resta all'inizio debitrice per linea e fogge: gli acquirenti degli abiti sono all'inizio la ricca borghesia industriale del Nord, l'aristocrazia e la nobiltà, cui si deve aggiungere il nuovo mondo del cinema, che proprio in quegli anni si trasforma in un fenomeno determinante anche per la diffusione della moda. I set romani di Cinecittà, dove attrici come Haudrey Hepburn, Ava Gardner, Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Ingrid Bergman sfoggiano le belle creazioni delle importanti Case di moda delle Sorelle Fontana, di Biki o di Fernanda Gattinoni , diventano il trampolino di lancio di un nuovo modo di vestire, fatto di classe e di raffinatezza di materiali. Pensiamo, ad esempio, al film “Sabrina”, dove gli attillati abiti indossati dalla Hepburn, con vita ben segnata, taglio sui fianchi e gonna ampia, diventano ben presto una tendenza-moda, molto seguita dalle giovani donne nella metà degli anni '50!
Chi non poteva permettersi abiti di alta sartoria, riproduceva in casa, con sarte a domicilio, le fogge in voga utilizzando tessuti meno costosi oppure copiava i modelli degli stilisti che le riviste femminili ritraevano.
Superate le prime difficoltà, le Case di moda italiane videro crescere le committenze straniere e i propri fatturati, grazie soprattutto ai compratori americani che rispetto alla più costosa moda francese trovavano nei nostri prodotti sartoriali buona qualità a prezzi convenienti.
Le creazioni di haute couture, destinate a un pubblico molto abbiente, che aveva opportunità di incontri mondani, ad esempio gli abiti in seta e tulle ricamati con paillettes e jais di Germana Marucelli a Milano o i modelli di Simonetta a Roma, rivelano una fattura impeccabile e una ricercatezza paragonabili alle creazioni francesi, ma naturalmente sono destinati a pochi eletti! Invece la nascita delle boutiques, basata sulla perizia artigianale di sarti, modelliste e sulla disponibilità di buoni tessuti, rese possibile la diffusione di prodotti di qualità, ma alla portata di diversi ceti sociali, soprattutto della borghesia benestante, e inoltre favorirono la scoperta di nuovi talenti.
E' il caso di Emilio Pucci , che creò uno stile personalissimo avvalendosi all'inizio dell'opera di semplici artigiani di Capri e ideando completi sportivi, portabili e interscambievoli; poi, grazie al successo ottenuto, utilizzando tessuti esclusivi di cotone, seta e organzino, fatti realizzare per lui dalle industrie tessili, lo stilista cominciò l'ascesa nel mondo dell'Alta moda. Ancora affascinanti e attualissimi risultano i suoi completi estivi con pantaloni affusolati di cotone in tinta unita e magliette in jersey a righe colorate, modelli adottati anche da attrici famose, come Brigitte Bardot, oppure appaiono intramontabili i suoi chemisiers in twill di seta dalla linea semplice, con vita segnata, gonna morbida sotto il ginocchio e scollo a camicia, ancora da considerare un “classico” dell'abbigliamento femminile. Alla fine degli anni ‘50 nascono anche i bellissimi foulards di Pucci con disegni esclusivi ispirati all'arte e alle tradizioni italiane: piante e stemmi di città, monumenti celebri ed elementi decorativi caratteristici della nostra cultura. Questi pionieri dell'Alta moda, cui si devono aggiungere Jole Veneziani, Pino Lancetti, Roberto Capucci, Schuberth, portarono un contributo decisivo alla creazione di uno stile italiano e alla diffusione di un'immagine dell'Italia, lontana dagli squallidi luoghi comuni, collegata invece all'eleganza e alla genialità inventiva.
Le stoffe degli abiti di alta sartoria, tessute a mano con metodi rinascimentali oppure dipinte, si ispiravano alla natura floreale o ai disegni astratti della pittura italiana del ‘900, ma anche le tinte unite erano molto in voga, come il blu, il nero, il rosso, il bianco, il beige, il grigio.
Per gli abiti da sera si usano stoffe preziose, come crepe chiffon di seta, taffettà, organze, rasi e pizzi macramé, ma anche velluti di seta con faille, come molti degli splendidi abiti di Schuberth, degni di essere catalogati come vere opere d'arte.
Accessori di enorme successo, soprattutto negli Stati Uniti, erano le scarpe italiane, disegnate da stilisti e prodotte da valentissimi artigiani, spesso rivestite della stessa stoffa dell'abito elegante, più comunemente realizzate in capretto, con merletti e ricami, a décolletè classico con tacco alto, come quelle create dalla fantasia esclusiva di Salvatore Ferragamo. Per la moda giornaliera si usavano invece “le ballerine” (anche queste lanciate da B. B.! ) senza tacco oppure le scarpe con zeppa di legno, insomma calzature che potremmo indossare anche adesso senza tema di essere fuori moda. E' proprio vero che “il bello” supera il tempo e non tramonta mai!

 







Vestito in rasatello di cotone
stampato con scialle abbinato




soprabito elegante in faille di seta





abito da cerimonia in seta con applicazioni di pizzo macramé






Abito estivo in seta stampata con "ali"





abito da sera in seta con gonna rigida







tailleur di lana con collo di astrakan

guanti da sera in pelle color avorio con bottoncini di perle


La collezione di abiti originali degli anni '50, della Sartoria romana di Ata Moda Bartolini, appartiene alla sig.ra Raffaella Savelli.


             
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