Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Nov./dic. 2007, n.12
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Semplicità e modernità nel costume dei Romani

di Bruna Condoleo





Ara Pacis (I sec. a. C): toga e palla nell'abbigliamento d'età imperiale (corteo della famiglia di Augusto)


A noi moderni, abituati alle trasformazioni radicali della moda quasi ogni due anni, può apparire strano che per quasi 5 secoli, dall'età repubblicana alla caduta dell'Impero, il costume dei Romani non abbia subito modificazioni rilevanti e sostanziali se non per ciò che riguarda i tessuti, con il tempo sempre più preziosi, e gli accessori dell'abito, soprattutto femminile. L'abbigliamento romano, come del resto avviene nella cultura e nell'arte, fin dal II secolo a. C. mostra una tendenza ad assimilare gli influssi provenienti dalla civiltà etrusca da un lato e dalla cultura greca dall'altro. Per i Romani, popolo pratico e di conquistatori, l'abito è elemento fondamentale, improntato alla semplicità, ma deputato anche a porre in evidenza i valori individuali e la dignità della persona, oltre alla sua importanza sociale.
Dalla semplice lana grezza di capra, filata dalle matrone nelle proprie case, al prezioso lino egiziano ed alla seta importata dall'India, i tessuti degli abiti rivelavano, come sempre avviene, il benessere economico della famiglia. La toga (da tegere, coprire) è l'abito classico del civis romanus, segno di distinzione: esso è un ampio drappo di lana che veniva avvolto attorno al corpo con grande maestria. Larga due metri e lunga sei, di forma ellittica, la toga era drappeggiata, ponendola prima sul braccio sinistro con fitte pieghe, per seguire poi un avvolgimento quasi rituale che creava due curve: umbo, a livello del busto e sinus a livello delle gambe, le quali conferivano all'uomo solennità ed austerità. La toga praetexta era portata dai fanciulli nobili fino a 17 anni, invece orlata di porpora dai sacerdoti e dai magistrati; essa veniva sostituita dalla toga virile, del colore naturale della lana, mentre la toga candida era destinata agli aspiranti alle cariche pubbliche (da cui il termine "candidatus"). La toga picta di color porpora, ricamata e bordata con bande dorate o argentate, era l'abito dei trionfatori, imperatori e generali, oppure veniva indossata dai consoli e dai pretori durante i giochi circensi.
Caratteristica dei senatori era il laticlavio, una tunica guarnita da due strisce di porpora, che in epoca cristiana diverrà la veste con cui si raffiguravano i santi.



Roma, Ara Pacis Augustae: tuniche e mantelli femminili
per la Saturnia Tellus (personificazione della Terra)



I colori delle tuniche erano l'azzurro, il giallo, il verde ed il viola, mentre la toga sordida, di colore scuro, era destinata per il lutto.
Sotto l’abito le giovani nubili indossavano la zona, una biancheria intima ante litteram, che soltanto lo sposo poteva togliere. Dopo il matrimonio anche la tunica corta alle ginocchia lasciava il posto a quella lunga fino ai piedi, mentre le acconciature dei capelli, molto semplici per le fanciulle, divenivano più elaborate, come dimostrano i ritratti delle matrone in età imperiale. Già dal I secolo d. C. il modo di portare i capelli risulta, infatti, molto fantasioso ed eccentrico: trecce posticce, alte fino a 20 centimetri, che incorniciavano il volto, boccoli stretti ed attorcigliati attorno alla fronte, perfino parrucche di marmo da aggiungere ai propri ritratti scultorei! Le donne usavano tingersi i capelli di biondo con polveri auree o di rosso con estratti di carote; dall'Oriente arrivava l'hennè che oltre a tingere la capigliatura serviva a fare tatuaggi sul corpo: una moda molto attuale, dunque, anche negli eccessi! Le prostitute tingevano i capelli di blu o di arancio; anche il trucco era molto usato: il minio serviva per accentuare il colorito, il belletto bianco per tutto il viso ed il nero delineava gli occhi aggiungendo forza allo sguardo.
 



La stola ed il corto scialle,
flammeum (G. Marangoni).



L'abito femminile non era molto diverso: composto da una tunica bianca senza maniche, quasi un abito intimo, su cui poggiava la stola, lunga e drappeggiata, fermata sulle braccia da cammei, tipica di un'elevata condizione sociale. Ricopriva la stola la palla, un drappo rettangolare che poteva anche velare il capo, oppure uno scialle più corto e leggero, il flammeum, con bordi colorati, usato anche, di colore arancione, nel giorno del matrimonio, come sappiamo dalle immagini di tanti affreschi pompeiani. Nastri e piccoli cordoni servivano a raccogliere la ricchezza sia della tunica che della stola, stringendole attorno alla vita o sotto il seno, ad eccezione delle donne gravide (da cui deriva l'espressione incinta!).




Acconciatura d'epoca imperiale
Per ciò che riguarda le calzature maschili e femminili, esse potevano andare dalle semplici solae, suole di cuoio trattenute da lacci fra le dita, ai calcei di origine etrusca, da usare con la toga, con intrecci di morbide strisce di pelle che salivano fino al ginocchio, ai mullei rossi, indossati dai patrizi che avevano ottenuto cariche onorifiche.
Dal momento che il fenomeno della moda subisce corsi e ricorsi storici, il costume femminile romano per la sua essenzialità e per la sua eleganza è stato ripreso più volte durante i secoli, a secondo che le condizioni politiche e culturali lo ritenessero opportuno. Ciò è accaduto per il costume femminile nel Rinascimento, morbido ed anatomico; durante l'epoca neoclassica e napoleonica, in cui gli abiti delle dame sono puntualmente ispirati alle tuniche greco-romane; nel secondo decennio del ‘900, quando finalmente i vestiti femminili riacquistano la loro naturalezza e scioltezza, abbandonando le costrizioni secolari del busto. Spesso gli stilisti, negli ultimi 50 anni, hanno preso spunto da questo lineare abbigliamento ed anche nelle sfilate di moda 2007/2008 si nota quanto l'ispirazione attuale sia ancora permeata dagli echi mai spenti della cultura antica, proponendo ritorni di tessuti leggeri e fluenti e richiami di morbidezze di forme, tipiche del costume classico.





toga praetexta (Museo
Civiltà Romana)


Tunica e toga virile (Roma,
Musei Capitolini)





tunica e palla (Parma,
Museo Nazionale di Antichità)





             
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