Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Aprile/maggio 2008, n.14
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


La Belle Epoque

di Bruna Condoleo





Vittorio Corcos: In lettura sul mare, 1910, olio su tela. Milano, coll. priv.

Il termine “Belle Epoque” evoca un periodo di progresso sociale, industriale e scientifico, un'età di ottimismo positivista e di spensieratezza che nell'immaginario collettivo riporta ai cafés chantants parigini, ai ritrovi alla moda, agli spettacoli teatrali e cinematografici, alle nuove costruzioni ingegneristiche, come la Tour Eiffel, ma fa pensare anche alle raffinate signore della ricca borghesia europea, abbigliate con vesti lussuose, come ci viene proposto dai pittori di fine ‘800. E' questo lo spettacolo che offre al pubblico la bella mostra a Palazzo Roverella di Rovigo, dal titolo “La Belle Epoque. Arte in Italia 1880/1915 ”, dove 110 tele e 30 affiches di artisti italiani testimoniano il fascino e le contraddizioni di un periodo che durò 35 anni circa, fino alla prima guerra mondiale e che espresse una rinnovata concezione della vita, rivelando nel contempo gli eccessi di una società destinata ad un grande tracollo morale e sociale.

La donna è la protagonista della trasformazione culturale: seduttrice e mondana, aristocratica ed impegnata nel mondo del lavoro, scienziata e ballerina, suffragetta e rivoluzionaria, ognuna di queste immagini viene ritratta dall'arte figurativa con identico interesse. Attraverso un' esposizione-diario della donna moderna, immortalata da artisti come Boldini, Corcos, Bonzagni, Zandomeneghi, De Nittis, Cavaglieri…, si può anche ripercorrere la storia del costume femminile a cavallo tra ‘800 e ‘900, quando la linea dell'abito si fa più sinuosa, i busti divengono meno rigidi per poi sparire definitivamente, gli strascichi delle vesti si allungano a creare un effetto di languido e sensuale modo d'essere. Gli abiti delle donne aristocratiche, pieni di pizzi e di merletti, realizzati con soffici tessuti di seta, di chiffon, di crepe de chine, ricamati con jais e strass, propongono l'immagine affascinante di una donna desiderosa di sedurre, misteriosa ed elegante, come le eroine dannunziane, amante del lusso e dei riti mondani, ma anche perversa e viziosa, come le protagoniste dei romanzi decadenti.
Le mises femminili si alternano secondo le diverse occasioni della giornata: gli abiti da mattina, bianchi e freschi, con alti colli sostenuti, impreziositi da ruches (Corcos); le toilettes da sera, fruscianti e laminate con ricami d’oro, con maniche rigonfie e lunghi guanti setosi (Grosso); gli ampi e comodi abiti da thé, con decorazioni orientaleggianti, dai colori vivaci, indossati su strati di sottovesti leggerissime e preziose (Caputo). Scollature generose ed abiti neri vestono le donne dell’alta società cosmopolita dipinte da Giovanni Boldini: nelle serate importanti a teatro, nei tabarin, nei casinò, le vesti sono rese più fastose da inserti in tulle e sono completate da soprabiti bordati di pellicce dal colore contrastante. Le passeggiate a cavallo o le gite in bicicletta richiedono invece un abbigliamento appropriato, realizzato con tessuti sportivi, colori più sobri e fogge un po' maschili.



U.Caputo: L'ora del the, 1914, coll.priv (part)

 



G.Grosso: La femme, 1895, olio su tela.
Asti, Museo Civico e Pinacoteca




Le promenades sui boulevards e i rendez-vous agli ippodromi conquistano le donne dell'agiata società per l'opportunità di indossare colorati abiti da pomeriggio, completati da ombrellini e da fantasiosi copricapo con velette o redingote eccentriche, di colore scuro, portate con stivaletti in vernice o in pelle di capretto e bottoni laterali, come molte protagoniste delle tele di Giuseppe De Nittis, uno dei più famosi pittori della vita moderna parigina.
Nel primo decennio del '900 la moda rivela tuttavia un'indubbia trasformazione: la “vita” cessa di essere il punto centrale della figura femminile e gli abiti attillati e ben costruiti sul corpo acquistano lo stile di una tunica affusolata e morbida, con la vittoria della linea verticale e scivolata su quella ad S
di fine '800. La nuova linea appiattisce il ventre ed i fianchi, mentre i cappelli si portano a larghe tese (detti “alla vedova allegra”, ispirati all'omonima operetta) e vengono decorati con piume, nastri od elementi vegetali, secondo il gusto liberty in voga. Una figura fluida e spesso audace, d'ispirazione orientale, è il nuovo stile dell'abito nel primo decennio del secolo: nelle occasioni eleganti tendono a scomparire dagli abiti i colori pastello ed i tessuti leggeri, per far posto ad un abbigliamento più sontuoso, che crea un'immagine muliebre un po' estenuata e decadente.
La donna fatale di lì a breve dovrà, come tutti, assistere ad uno stravolgimento degli ideali e delle aspettative di un'età ormai arrivata alla saturazione, in cui stanno per esplodere tutte le contraddizioni, le incoerenze e le ineguaglianze esistenti. I fasti dell'Esposizione Universale, le automobili lussuose, la navigazione a vapore ed i soggiorni nei grandi alberghi diverranno ricordi lontani: frivolezza ed euforia fanno parte di un mondo già passato, che sta inoltrandosi ineluttabilmente nel dramma della guerra.





La femme "chic"

I grandi modelli di Parigi



La femme "chic" al Grand Prix




La foto dell'home page è un particolare della tela di Federico Zandomeneghi: "Le the", 1890/93. coll.priv.(dalla mostra "La Belle Epoque. Arte in Italia 1880/1915", Palazzo Roverella, Rovigo)

             
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