Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno IV - n.17 - Inverno 2008
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


L’OLANDA NEL ‘600: sontuosità ed eleganza

di Bruna Condoleo




Il ‘600 è il secolo del Barocco che ha prodotto in tutta Europa una cultura esuberante, espressa nell'arte figurativa da geni quali Caravaggio, Rembrandt, Velasquez, Rubens, van Dyck, Bernini… Visitando a Roma una bella mostra che si sta svolgendo al Museo del Corso, dedicata all'arte fiamminga ed olandese del XVII secolo, “ Da Rembrandt a Vermeer ”, oltre ad essere affascinati da una pittura tecnicamente superba, si riesce anche ad intuire l'alto grado di sviluppo raggiunto dal popolo dei Paesi Bassi, liberatosi dalla dominazione spagnola ed incamminatosi in una storia di autonomia e di affermazione politica, economica, religiosa ed artistica. Attraverso capolavori di pittori quali Jan Vermeer, Anton van Dyck, Rembrandt, Frans Hals, l'esposizione conduce lo spettatore in un mondo nuovo, che ha tralasciato i temi fondamentali della pittura, ovvero quelli religiosi e storici, per proiettare sulla tela con analitica precisione la vita della media e ricca borghesia olandese, emancipatasi attraverso le fiorenti attività mercantili e commerciali.
 



Gabriel Metsu, la famiglia del sindaco di Amsterdam, Gillis Valckenier, 1657 c.

Divenuta benestante, questa nuova classe sociale ha acquistato con la ricchezza anche il potere: ecco dunque la fortuna del ritratto, della natura morta, della pittura di interni domestici, dove si riflettono fedelmente gli usi ed i costumi della borghesia seicentesca. Analizzando i magnifici dipinti, giunti a Roma dalla Gemaldegalerie di Berlino, essi ci raccontano con la maestria di un'arte raffinata e cromaticamente perfetta una società più moderna rispetto alle fastose ed autoritarie corti europee, più attenta ai valori civili, all'importanza del lavoro e della famiglia,all'amore per la natura.




Nicolae E.Pickenoy, Ritratto di Cornelis
de Graef, 1636
In questo secolo il capo fondamentale del costume maschile è un giubbino ben strutturato o farsetto, appuntito sul davanti, abbottonato ed arricchito da trine e merletti, che si indossa su calzoni voluminosi, fissati al ginocchio e completati da stivali in pelle con il bordo ripiegato, oppure da calze bianche o colorate, con scarpe decorate da fibbie, nastri e tacchi. Il mantello è un capo importante, anche per motivi climatici e può avere fogge e lunghezze diverse. Fondamentali accessori degli abiti sono i colletti bianchi, ampi e piatti con ricami preziosi, ed i polsini merlettati, come si vede nei “Ritratti di Cornelis de Graeff (sindaco di Amsterdam) e di Caterina de Hoff” del pittore Pickenoy, oppure la gorgiera, secondo la moda spagnola, fittamente plissettata ed inamidata, che circonda il collo, come appare nel "Ritratto di gentildonna genovese " di van Dyck. I copricapo maschili possono essere cappelli neri a larghe tese, oppure baschi con piume, come nel bel dipinto di Buytewech “Interno con allegra compagnia” o nel


Nicolae E.Pickenoy, Ritratto di
Catherina de Hoof, 1636
caravaggesco “Ragazzo che canta con flauto” di Frans Hals. Nel corso del ‘600 in tutta Europa diviene di gran moda per gli uomini portare i capelli lunghi oppure usare parrucche: riccioli enormi incorniciano il volto e ricadono ai lati, come è imposto dal gusto francese diffuso da Re Sole, ed anche la moda olandese a volte si adegua, preferendo tuttavia la semplicità delle acconciature alle bizzarrie ed agli eccessi barocchi.




Anton van Dyck, Ritratto di gentildonna genovese, 1621.22 c.

Frans Hals, Ragazzo che canta con flauto, 1623-25 c.





Gerard ter Borch, L'ammonimento paterno, 1654-55 c.





Il costume femminile, rispetto agli abiti cinquecenteschi, assume forme più elaborate e curve, con aggiunta di orpelli, decorazioni e merletti. La moda europea prevede un busto rigido e maniche gonfie (bouillonnées), gonne ampie che poggiano su un verdugale , ovvero una gabbia di cerchi concentrici che si amplia dal girovita verso terra. Il corpetto ha scollature a barchetta, completate da colletti di pizzo, veli leggeri o da un fichu, ovvero un fazzoletto di seta ornato di merletti. Il verdugale, verso la metà del secolo, sarà sostituito dal guardinfante, un'armatura di vimini, ingombrante e fastosa, molto di moda soprattutto in Spagna.
Senza rinunciare all'eleganza, l'abito femminile olandese, rispetto alle mode europee, è tuttavia più sobrio e pratico, sia nei colori, nero, grigio perla e beige dorato, sia nell'ampiezza della gonna, mai eccessiva, sia nell'uso di gorgiere, cui vengono preferiti i piatti colletti. Tra gli esempi più belli esposti in mostra l'opera di Gerad ter Borch “L'ammonimento paterno”, in cui la resa del tessuto di raso dell'abito della fanciulla, ricco di bagliori argentei, è preziosa e sorprendentemente realistica. Sui capelli raccolti morbidamente si poggiano leggere cuffie bianche di lino o di batista, spesso ornate di pizzi, oppure l' huiken, tipico olandese, ovvero un velo plissettato, sostenuto da un cerchietto rigido, che giunge fino ai piedi. Sotto le gonne i calecon, mutandoni fino al ginocchio con calze colorate, sostenute da giarrettiere, e scarpe in capretto o in velluto, ornate da nastri, con tacchi piuttosto alti.
Mantelle bordate da pellicce vengono spesso a completare un abbigliamento
 




Willem Pietersz Buytewech, Interno con allegra compagnia


invernale tipico della ricca borghesia, come si vede in “ Ragazza col filo di perle”, capolavoro di Vermeer, in cui una giovane donna, intenta a guardarsi allo specchio, è ritratta con una mantella dorata, bordata di ermellino, che il pittore sapientemente fa brillare alla luce calda di un silente interno domestico. Anche i bambini sono abbigliati secondo lo stile della moda adulta: corpetti sostenuti, gonne e calzoni ampi, merletti, velluti e broccati, come in “Ritratto dei figli dell'artista” , dove gli splendidi fanciulli testimoniano di un abbigliamento fastoso ed ingombrante, analizzato da Cornelis de Vos con un'accuratezza minuziosa dei particolari, degna del suo maestro van Dick.



J.Vermeer, Ragazza con filo di perle, 1662-65 c.

 







Cornelis de Vos, Ritratto dei figli dell'artista Magdalena e Jan Baptist, 1621-22 c.


Gli abiti del popolo sono naturalmente essenziali e privi di quelle esagerazioni che caratterizzano le classi più abbienti: pur nella loro semplicità, i vestiti dei popolani non sono privi di una qualche bellezza, come possiamo vedere in “Interno di cucina con parabola del grande banchetto” di Wttewell.



Pieter de Hooch, La madre, 1661-63, olio

 


Tra i dipinti più affascinanti della mostra romana, tra cui spicca il ritratto di "Hendrickje Stoffels", amante del grande Rembrandt van Rijn, "La madre" di Pieter de Hooch è molto espressiva di questo gusto tutto olandese di riprodurre analiticamente interni domestici e consuetudini di vita borghese contrassegnate dalla quotidianità di gesti semplici, come la cura dei figli, ma circonfusi da un'aurea immobile ed incantata che fa pensare ad un' affascinante still life (natura morta)!
La moda olandese del XVII secolo, con le sue novità, inaugura dunque una tendenza che può definirsi rivoluzionaria nella storia del costume: mentre fino a quel momento storico è stata la classe egemone, ovvero la nobiltà, la detentrice assoluta della moda, ora la ricca borghesia ha adottato l’abbigliamento della nobiltà, creando i presupposti di quello che è l’andamento tipico dell’evoluzione del costume, ovvero il processo di coesione e differenziazione, che durerà fino al XX secolo, quando con la democratizzazione del sistema-moda si assisterà all’ adeguamento non più verso l’alto, ma verso il “basso”.


             
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