Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.25 - Luglio-ottobre 2010
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Il “pitale”, fedele compagno di vita

di Bruna Condoleo



Con origini millenarie, già presente nell'antico Egitto, il vaso di notte o pitale, cantarello, licet, vaso osceno, zio .. è stato per secoli e secoli un amico fedele e utile, consuetudine e segno di civiltà se è vero, come è vero, che nell'età barbarica subì un ostracismo da parte dei rozzi invasori che ne ignoravano l'uso. Non dunque oggetto volgare e prosaico, in quanto collegato ai bisogni corporei, ma elemento importante e duraturo della storia del costume.
L'uso del vaso di notte o comoditas, dall'età romana sopravvive per tutto il Medioevo, rivestendosi d'importanza nell'età rinascimentale e adeguandosi ai modi di vita sempre più raffinati propri delle corti e della borghesia. Attorno all'anno Mille nacquero anche i “loci comodi”, stanzini presenti dapprima nei conventi, costituiti da pozzi circolari, rudimentali gabinetti, divisi da paratie di legno per salvaguardare l'intimità dei monaci. Nelle abitazioni private il pitale veniva collocato abitualmente sotto il letto, potendo tuttavia occupare anche altre stanze, come sappiamo dalle cronache più tarde.
Creati in coccio, peltro, rame, piombo o vetro, con lungo collo per gli uomini e invece bassi, a bocca larga per le donne, i vasi di notte hanno costituito un accessorio igienico di prima necessità, pur modificando nel tempo la loro forma, coniugandosi con le mode, il prestigio e il rango sociale di chi li utilizzava. Divennnero ora “mobile” celato agli occhi indiscreti, ora suppellettile preziosa con rilievi e dorature, “seggiola” di lusso con ori e merletti, su cui svolgere ogni nobile attività, finanche udienze regali o dotte conversazioni, senza che l'umile oggetto venisse mai intaccato da dispregio o da preconcetto alcuno. E' noto che nell'età rinascimentale era frequente per le dame sedere assise sulla seggia culatoria durante le occasioni importanti; nello stesso tempo nacque il vaso portatile da viaggio e quello da guerra, finanche quello personale munito di chiave, come lo possedeva la regina Elisabetta I d'Inghilterra!
Nel Seicento le "seggette" si moltiplicano e assumono nuovi nomi; vengono fabbricate con diverse fogge, a poltroncina e perfino a dondolo: Luigi XIV sappiamo ne possedeva centinaia, confezionate in maniera superba e per ogni occasione. Purtroppo lo svuotamento dei vasi avveniva nelle strade, all'alba, creando odori nauseabondi e disagi di ogni genere per i cittadini, anche se vi erano alcune persone addette alle pulizie e quest'uso si prolungò fino a tutto il Settecento nelle

 

 



Pitale del sec. XVI, in terracotta ingobbiata, graffita e invetriata. Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (copyright)




Pitale del sec. XVI, in terracotta ingobbiata, graffita e invetriata. Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (copyright)
città e nei paesi. Soppiantato nel ‘900 secolo dal water closet, è bruscamente scomparso da quasi 50 anni dalla nostra vita, divenendo oggetto da museo: al British Trasport Commions di Londra, infatti, esiste una mirabile collezione di antichi vasi di notte, nota in tutto il mondo. Anche in Italia, tuttavia, l'Antica Deruta di Alviero Moretti possiede una fantasiosa e beffarda collezione di vasi creati in ceramica da alcuni affermati artisti contemporanei. L'arte del ‘900 ci ha abituato a considerare artistico qualsiasi oggetto desunto dalla mera quotidianità, dalla ruota di bicicletta di Duchamp al barattolo di zuppa Campbell di Warhol, non esclusi gli stessi prodotti della defecazione, come testimonia “Merda d'artista” di Piero Manzoni. Tuttavia una mostra del maggio 1997, tenutasi presso la Galleria romana Athena Arte, che ho avuto l'occasione di visitare personalmente, ha aggiunto a questa consuetudine acquisita, colma di motivazioni concettuali e psichiche, una nota di scanzonata spregiudicatezza inventiva. Un gruppo di noti artisti, riuniti da un comune senso dell'ironia e da un'opportunità di sodalizio creativo presso i laboratori ceramici a Deruta, ha rinnovato l'esperienza già attuata



Marconi: Metamorfosi (collezione Moretti, Deruta),1995
 


Ruglioni: Sodoma, maiolic gran fuoco, 1995 (coll. Moretti)


per iniziativa della Galleria Moretti due anni prima, ovvero mettere in mostra “il vaso di notte”! Nell'antica fornace perugina 14 maestri contemporanei hanno modellato vasi in maiolica, caratterizzati dalle tipiche morfologie da cui traspaiono ora il gusto del sogno, ora un risorgente feticismo, ora l'aspetto metaforico fino alla provocazione più plateale. L'idea di ispirarsi a questo oggetto per giocare con la sua forma, il suo utilizzo, le simbologie psichiche ed erotiche acquisite con il tempo, ha spinto gli artisti a proiettare sul vaso da notte ricordi, significati traslati, giocosità infantili o dissacratrici, seguendo i liberi suggerimenti della fantasia. Ne sono nati vasi diversissimi: poetici che navigano in un mare azzurrissimo (Bachis), dal sapore mitico di antiche culture mediterranee (Guerrini), vasi beffardi (Ruglioni, Borghese) o provocatori (Marconi, Romano), allusivi ed erotici (Manera), vasi come fiabesche fontane (Bacosi)...Da vaso di notte, dunque, a vaso “scultura”, ironica rivisitazione di un oggetto comune, ormai desueto, ma carico di storia di cui far risaltare il prioritario significato estetico.


Si ringraziano: il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza per la concessione delle immagini di antichi "pitali " (www.micfaenza.org); il dott. Alviero Moretti per la gentile autorizzazione a pubblicare le immagini della sua Collezione, di Arte contemporanea, di vasi di notte ( Deruta, PR).

             
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