Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.27 - Gennaio-febbraio 2011
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Il "colore" nel costume medioevale

di Bruna Condoleo



Elemento centrale nella nostra vita percettiva ed emotiva, il colore ha sempre rivestito un ruolo importantissimo in tutti gli ambiti culturali, dall'arte all'abbigliamento alla politica all'economia. Il colore non possiede soltanto una funzione decorativa, ma soprattutto simbolica, se si pensa ai differenti significati che le tinte hanno assunto nei secoli, oppure a quanto il potere, sia politico che religioso, abbia usato il colore per scopi pratici e propagandistici, o nel vietarlo o nel privilegiarlo. Come negare che nella vita moderna l'uso del colore sia una formidabile fonte di persuasione da parte dei mass media, della televisione, della pubblicità, del cinema e della cartellonistica.
E' tuttavia nei secoli del Basso Medioevo (XII-XIII-XIV) che l'uso dei colori prende piede, anzi quest'ultimi servono ad accentuare il valore simbolico della luce e della bellezza interiore, fino ad essere considerati emanazione divina, secondo le tesi filosofiche della patristica medioevale. Mentre i secoli che precedono il Mille si erano limitati ad utilizzare i tre colori “polari”: bianco, rosso e nero, presenti in tutte le civiltà e considerati pertanto archetipici, dal 1200 in poi l'uso degli altri colori diviene sempre più diffuso nell'arte figurativa, nelle vetrate cloisonnées, nelle miniature, nell'araldica e nel costume, sia femminile che maschile.
Tra le diverse tinte il blu è senza dubbio quella più amata in tutta Europa, non solo perché è il colore del manto della Vergine Maria, simbolo di giustizia, fedeltà e spiritualità, ma anche perché diviene sinonimo di regalità nell'Occidente: principi, sovrani, nobili usano il blu per gli abiti delle cerimonie e per ogni importante evento mondano o politico. Dietro tali motivazioni culturali e filosofiche, vi sono però, ragioni economiche e sociali che spingono l'utilizzo e la diffusione di  alcuni colori. Il blu, in particolare, che fino alla fine del XII secolo non aveva avuto alcuna fortuna estetica, riprende quota poiché la chimica applicata al tessile fa passi da gigante e utilizza per la tintura degli abiti, oltre all'indaco, molto costoso e di difficile riperimento, il guado , una pianta facilmente coltivabile in Europa. Il blu brillante e luminoso, realizzato con una nuova saturazione, diviene pertanto la tinta più ambita perché permette la “tenuta” del colore, requisito fondamentale per un abito destinato ai ricchi e ai nobili. Non a caso gli abiti dei poveri sono stinti e grigiastri!
Dunque il colore nella storia del costume serve a classificare, ad associare, a distinguere, a creare gerarchie: dal colore dell'abbigliamento si riconoscono i diversi gruppi sociali, e ciò non vale soltanto per gli ordini ecclesiastici e per i militari. Per alcune catagorie di emarginati, ad esempio, esistono nel Medioevo colori imposti dalle autorità, come il rosso destinato alle prostitute, ai lebbrosi e ai boia, mentre il giallo agli ebrei e ai musulmani. Il giallo si lega sempre più a significati negativi e ciò è evidente anche nell'iconografia delle arti figurative della nostra Penisola e di tutta Europa.

 

 


Miniatura medioevale: un sarto prova a un cavaliere un abito blu, il colore più usato nei secoli XIII e XIV






Da un mosaico siciliano (part.): la Vergine con il tradizionale manto blu-cielo, simbolo di fedeltà, giustizia e spiritualità
Negli affreschi medioevali i traditori e gli ebrei sono sempre vestiti di giallo: un celebre esempio per tutti, il mantello di Giuda nello splendido affresco del "Bacio", dipinto da Giotto a Padova, simbolo di tradimento dell'innocente! Quando il giallo vira verso il verde, invece, esso simboleggia la follia ed è perciò che i buffoni medioevali sono sempre rappresentati con costumi giallo- verdi. Per sostituire questo colore nella rappresentazione artistica si fa strada l'oro, che grazie allo scintillio della luce riesce a disperdere ogni connotazione negativa. Anche il rosso, soprattutto per i capelli, viene usato nell'iconografia medioevale come tinta associata a un'idea demoniaca, forse per la rarità dei capelli rossi presso i popoli occidentali; tuttavia è questa una tradizione molto antica che risale alla Bibbia dove i capelli fulvi sono collegati a un carattere malvagio!
Noi moderni siamo abituati a considerare il nero un colore legato ai concetti di morte e di lutto, ma non è sempre stato così nel corso della storia. Anzi nel Medioevo il nero perde le caratteristiche di negatività a favore del giallo mentre diviene espressione di modestia e moderazione e soprattutto nei costumi nobiliari sarà molto in voga.





Manoscritto miniato del Roman d'Alexandre: il giallo-verde delle ali dei  draghi è nel Medioevo il colore del demonio e del male.



Giotto, affresco del ciclo di Padova: "Il bacio di Giuda". Il colore giallo è sinonimo di tradimento


Possiamo ritenere che nell'età rinascimentale, con la promulgazione di leggi sontuarie che proibivano abiti e tessuti troppo costosi, il nero sia divenuto prima in Italia, poi in Europa (soprattutto nei Paesi del Nord) il colore tipico di un' eleganza composta e austera. Ancora nel 1400, infatti, i colori del lutto sono il blu e il grigio, mentre il nero sarà molto usato in età controriformistica, anche senza connessione all'idea di lutto. Pensiamo, infatti, ai bellissimi ritratti maschili di Tiziano, di Tintoretto, oppure ai quadri olandesi del ‘600 (F: Halz e Vermeer) che pullulano di signore e signori vestiti di nero! Nell'età medioevale alcuni religiosi avevano predicato contro l'uso di abiti troppo colorati, vistosi o succinti: San Bernardo associava il colore all'esaltazione esagerata dell'avvenenza muliebre, mentre San Bernardino da Siena stigmatizzava gli strascichi dell'abbigliamento femminile paragonandoli alla “coda” di Satana! Tuttavia pochi censurano le abitudini di moda, neanche i Magistrati delle Pompe, preposti a tale compito, emettono decreti proibitivi. Due eccezioni nel 1300: il divieto delle ampie scollature per le dame veneziane, che adottano “le cipriote”, abiti che lasciano sporgere generosamente i seni, e le riserve di alcuni commentatori medioevali che tuonano contro l'uso maschile di indossare calzabrache tanto aderenti da far risaltare gli attributi maschili.
Ma il Rinascimento è alle porte: la bellezza e la sontuosità dei tessuti, la varietà delle fogge e dei colori esploderanno sia nel costume che nell'arte, diffondendosi dalle corti italiane in tutta Europa.


             
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