Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.29 - Giugno-settembre 2011
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

'50-'80 : trent'anni di moda italiana

di Bruna Condoleo




Grazie alla donazione di una ricca collezione di abiti e accessori al Museo Boncompagni Ludovisi di Roma da parte della giornalista di moda Maria Alfonsi Caruso, avvenuta dieci anni or sono, abbiamo avuto l'opportunità di visionare una scelta di ottanta pezzi di alta moda che rappresentano l'evolversi del gusto italiano tra gli anni '50 e '80 del ‘900.
Testimone di importanti passaggi epocali della storia della moda, la giornalista Maria Alfonsi Caruso con il suo lascito ha potuto arricchire il patrimonio d'arte e di costume di celebri sartorie italiane, che ancora una volta dimostra la raffinata eleganza dei capi ideati da famosi stilisti per la donna colta e raffinata di quel trentennio. Ennio Castellani, Adriana Castelli, Germana Marucelli, Sarli e Valentino, Raniero Gattinoni, Laura Biagiotti e Roberta da Camerino, Armani e Versace sono tra i sarti più celebri che hanno dato impulso alla moda italiana creando uno stile elegante, ricco di idee e di fascino.
Nell'immediato dopoguerra, ovvero negli anni '50, sulla scia dell'affermazione della moda dello stilista francese Christian Dior, si assiste anche in Italia ad un risveglio della moda assieme ad una rinascita della tradizione sartoriale più antica, che intende vestire la donna con un abbigliamento naturale e molto femminile, assecondando le linee del corpo: vita stretta, accentuata da guepière, spalle morbide, gonna ampia e sostenuta, che arriva a metà polpaccio, tacchi a spillo, pochi gioielli, cappello e guanti. E' questa una moda che si lega appieno al rilancio delle industrie tessili e del mercato dopo i duri tempi di guerra, anche se da subito si crea una differenziazione tra alta moda, destinata ai più abbienti, sofisticata e a volte sfarzosa, e il pret-à-porter che si rivolge ad un mercato più ampio e di massa. L'haute couture, tuttavia, con le sue linee eleganti e le sue proposte fantasiose, ha il merito di aver influenzatoe lo stile più pratico delle donne comuni, che riprenderanno con semplicità le caratteristiche di un look trionfante anche nei film, nella pubblicità, sulle riviste di moda.
Nel decennio seguente, gli anni '60, si assiste nella società a cambiamenti radicali, sia nell'ambito sociale, sia in quello ideologico e politico. Tutto il mondo della cultura vede trasformazioni profonde e benchè sia il mondo dei giovani a guidare i cambiamenti culturali, condizionando sensibilmente anche il modo di vestire, i grandi sarti continuano la loro ricerca d'alta classe, proponendo abiti raffinati per la sera, ricoperti di paillettes, ricchi di suggestioni artistiche ed etniche. Se nel '64 la londinese Mary Quant inventa la minigonna, che scopre le gambe e si abbina con collant colorati e stivali, l'alta moda continua a preferire un look meno aggressivo, pur sperimentando nuovi accostamenti di tinte, con riferimenti al mondo dell'arte, come nelle creazioni del marchese fiorentino Emilio Pucci, oppure geometrie inedite, come negli abiti ispirati alla pop art o all'optical art. Le creazioni degli anni '60 propongono tessuti con cerchi, quadrati alla Mondrian, linee a zig zag o trompe l'oeil che creano effetti ottici sbalorditivi, come gli abiti in maglina stampata di Roberta da Camerino.
Ma l'euforia ottimista di coloro che volevano cambiare il mondo s'infrange ben presto con la realtà: la pace, tanto agognata dai giovani della contestazione del '68, rimane un sogno: il conflitto vietnamita e le guerre in Oriente dimostrano che la guerra è ancora presente, come lo sono le ingiustizie sociali e le tensioni politiche.
 
Maria Vittoria Alfonsi Caruso a Verona nel 1955, con un abito della Sartoria Maria Rosa Manzini Puglielli




Giancarlo Verona. Abito lungo da sera interamente ricoperto da paillettes
trasparenti, anni '60
Negli anni '70 un clima di generale incertezza sembra prevalere e nello stesso tempo generare una spinta all'isolamento o all' evasione. Se da un lato si assiste alla nascita di una moda che esagera volutamente le proporzioni e tutti i particolari, dalle zeppe vertiginose delle scarpe ai completi neoromantici, ricolmi di pizzi e di decorazioni, dall'altro gli stilisti già affermatisi, come Krizia, ripropongono equilibri e misura, pur nella possibilità di sperimentazione di nuovi materiali, e per ciò che riguarda la stilista, soprattutto nel settore della maglieria. Ritornano in voga i tailleur pantaloni, con taglio maschile per la donna manager, ma vi è anche una moda che strizza l'occhio all'Oriente, con la creazione di kaftani e turbanti, ispirati all'abbigliamento turco. Se tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta Kenzo, Yamamoto e Miyake, sarti giapponesi, aprono boutiques a Parigi, presentando collezioni in cui l'eco delle loro tradizioni teatrali è anche troppo evidente, in Italia Ennio Castellani ritorna alle nostre origini culturali, creando abiti lunghi in seta crèpe de chine, plisettati come pepli greci e Valentino, tra le tante raffinatissime proposte da giorno, costruisce un cappotto in lana bouclé che diverrà un classico per la linea strutturata, ma comoda e per il colore vivace.
L'interessante mostra romana resterà aperta fino al 25 settembre 2011 presso il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX.
museoboncompagni.info@beniculturali.it



Roberta di Camerino. Abito in maglina di jersey stampata ad effetto trompe l'oeil .'70



Krizia. Abito da cocktail con scollo incrociato, 1974



Ennio Castellani. Abito lungo da sera in seta crêpe de chine plissettata, 1980


Con il progresso tecnologico che caratterizza gli anni '80 s'impone la dittatura del look firmato: sono questi gli anni in cui il mercato impone attraverso la pubblicità una vera e propria esigenza di consumi e dunque un bisogno di cambiamento continuo. Anche se il benessere degli anni '80 può dare un senso alla corsa verso il consumismo di massa, tuttavia il mondo degli affari e l'apertura del mondo del lavoro alle donne fanno sì che anche l'abbigliamento acquisti un taglio classico, a volte maschile, come suggeriscono le collezioni rigorose e sobrie di Giorgio Armani.
Negli anni '80 le linee di moda impongono per lo più spalle imbottite, mentre le gonne si accorciano e le scollature si accentuano; tuttavia i nostri stilisti, abituati a fondere modernità e tradizione, continuano a proporre abiti da sera dall'eleganza misurata, ricchi di nuovi spunti creativi. I completi con larghi pantaloni di Sarli, o i vestiti écru della Biagiotti, decorati con raffinate applicazioni in pizzo, gli splendidi abiti rossi da gran sera di Valentino, decorati con fiocchi e nastri, o la moda più aggressiva di Giorgio Versace, fatta di tessuti stravaganti, di maglie metalliche, di cinture e catene dorate, sono i diversi aspetti di una infinita e variegata inventiva artistica. Trent'anni di alta moda e di pret-à-porter, dunque, in cui i nostri sarti si sono imposti nel mondo per gusto e capacità creative, coniugando desiderio di ricerca e rispetto della tradizione sartoriale, attenzione al mondo della cultura, della tecnologia e dell'arte, ma anche interesse per le esigenze di una clientela mondiale amante dell'eccellenza italiana.




Valentino. Cappotto in lana bouclé,
anni '80


Sarli. Completo da sera costituito da giacca, top e ampi pantaloni con fusciacca, 1990


Laura Biagiotti. Completo in lino écru costituito da un abito e un soprabito con maniche decorate da applicazioni lavorate a crochet, 1998


             
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