Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.30 - Ottobre-dicembre 2011
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

Rievocazioni storiche in costume: Radicofani e il Palio del Bigonzo

di Bruna Condoleo




La nostra bella Italia è ricca di feste che tendono a mantenere vive le tradizioni più antiche, connesse a feste medioevali e rinascimentali, che rinnovano con fedeltà le consuetudini dei comuni della Penisola. Tra queste ricorrenze storiche molto in voga sono i cosiddetti “ pali ” , che ripropongono usanze e costumi di un tempo passato di cui si vuole salvaguardare la memoria storica e il legame con le origini cittadine. Soprattutto nelle regioni dell ' Italia centrale, Umbria, Marche e Toscana, si svolgono da moltissimo tempo rievocazioni cui la popolazione partecipa come a riti collettivi, facendo rivivere giostre, sfide fra contrade, sfilate in costume e gare di abilità, intese come momenti di identità culturale, oltre che religiosa quando si collegano alla figura di un santo patrono o ad un evento liturgico. Pensiamo alla celebre “ Giostra dell ' Orso ” che si svolge a Pistoia, nella Piazza del Duomo, in occasione dei festeggiamenti per S. Iacopo, oppure a La “ Quintana ” di Foligno o alla Giostra del Saracino ad Arezzo. L'origine delle tradizioni popolari si lega, infatti, ad episodi storici, vittorie miracolose contro nemici acerrimi, a leggende e simbologie medioevali, come quelle dei colori, che spesso si ritrovano nei costumi, come ad esempio, nel “ Calcio in costume a Firenze, festa laica rinascimentale, che rievoca un' antica sfida fra i rappresentanti delle 4 contrade cittadine, vestiti appunto con i colori dei quattro elementi: il rosso è la luce, il bianco l ' aria, il verde la terra e l ' azzurro l ' acqua.

 

La Torre medioevale, simbolo di Radicofani (SI)


Quasi ogni paese della Toscana rinnova una volta all' anno le feste popolari, originate dagli antichi mestieri, dai cicli stagionali o dalle consuetudini locali di sfide e antagonismi tra contrade. A Radicofani, in provincia di Siena, l' 11 settembre si rievoca il Palio del bigonzo, una sfida tra i borghi cittadini, consistente nel trasportare di corsa, lungo tutta la via principale del paese, il bigonzo, fino a giungere sul sagrato della chiesa di S. Pietro, dove si consacra il vincitore della gara. Al di là dei festeggiamenti consueti che si svolgono lungo l'arco di tutta la giornata, con gare di tiro con l' arco nel Bosco Isabella, “ I lanci di sfida ” nelle piazzette cittadine, il duello cortese, il clou di rievocazione storica s'impernia nella sfilata in costume d' epoca. La partecipazione è totale: abbigliamenti, stendardi, rullo di tamburi, sbandieratori, tutto rivela l' entusiasmo dei cittadini che volentieri impersonano dame, giovani atleti, maturi notabili, forzuti contadini e giovanette in fiore. Abbiamo fotografato questo Sesto Palio del Bigonzo 2011, organizzato dalla Compagnia degli Arcieri della Francigena di Radicofani e dal Comune, certamente meno reclamizzato di tanti altri, ma molto suggestivo. Vogliamo proporlo al nostro pubblico non solo per mostrare gli antichi costumi duecenteschi, realizzati dalla gente locale con un paziente lavoro di documentazione, ma soprattutto per lodare l'ammirevole volontà di tenere in vita le radici della propria storia, malgrado l' esiguità di mezzi a disposizione, in un mondo che molto spesso ignora il passato e perciò disconosce il presente.





La sfilata in costume dei Borghi



Un paggio con lo stendardo



Notabili castellane e sbandieratori in corteo


I 4 borghi cittadini, Castello, Bonmigliaccio, Castelmorro e Maggiore, si sfidano nella corsa con il Bigonzo, il recipiente di legno, a forma tronco-conica, fatto di doghe e usato per il trasporto e per la pigiatura dell' uva, che, portato da 4 baldi giovani, deve raggiungere la facciata romanica della Chiesa di S. Pietro, ove sarà celebrato il vincitore. Al suono dei tamburi sfilano le antiche autorità comunali, i colorati vessilli dei borghi, gli arcieri e gli armigeri, le dame più belle, i giovani con il bigonzo, gli sbandieratori …… .Si ha modo, così, di percorrere a ritroso il cammino del tempo e di rivedere gli antichi costumi colorati maschili, costituiti da una gonnella, ovvero una tunica, da una guarnacca o lucco, sopravveste più ricca, anche dotata di maniche, e un mantello o cappa, che si differenzia a seconda del ceto e dell'importanza sociale. Tutti o quasi portano le calzabraghe, sorta di aderenti pantaloni, spesso solati, spesso di colore diverso. Gli abiti dei nobili sono confezionati con materiali più pregiati, come velluti e sete broccate; le calzature possono essere gambali di cuoio o stoffa, alti fino al polpaccio, detti stivalli, o zoccoli di legno. Molto usati dagli uomini sono i berretti morbidi a zucchetto, mentre a coloro che hanno mansioni paticolari, i comuni impongono le infule rosse, una sorta di cuffiette; tuttavia il più diffuso copricapo rimane il cappuccio, mentre il bacucco è un genere molto ampio e ricadente sul viso, usato dalle persone più anziane (da cui l ' espressione “ vecchio bacucco ” !). Perl l'uomo duecentesco erano importanti la cintura o corrigia, solitamente in cuoio, la borsa o scarsella, fissata alla cintura e i guanti in pelle bianca.




Il corteo storico giunge sul sagrato della Chiesa romanica di S. Pietro


Un altro borgo sfila con le sue insegne


I portatori del bigonzo


Una bella dama, ricoperta da un mantello di seta ricamato, sfila con la sua ancella


Nei primi due secoli dopo il Mille non c’è molta differenza tra abito maschile e femminile: infatti l’abbigliamento della donna è composto dagli stessi capi essenziali per l’uomo, ovvero gonnella, guarnacca, che è la sopravveste aperta ai fianchi, e mantello, più o meno ricco di decorazioni, come bordi dorati o pellicce per le più abbienti. La linea dell’abito è affusolata e slancia la figura, anzi negli abiti delle nobili compare lo strascico; cinture realizzate con i più diversi metalli e materiali vengono usate anche dalle donne; pochi i gioielli, mentre si portano sui capelli corone di varie fogge, dalle ghirlande frontali fatte di fiori per le giovanissime a quelle d’oro, d’argento o di pietre preziose indossate dalle fanciulle di nobili casate. Reticelle colorate e dorate, sete e perle, veli ricamati abbelliscono le teste delle dame che usano fissare i capelli sul capo con piccole trecce. Ricordiamo, a proposito, che da lì a poco bolle pontificie tuoneranno contro l’uso di portare i capelli sciolti, visti come arma di seduzione, fino ad imporre alle giovani il velo onde non provocare, con le fluenti chiome, sguardi concupiscenti!
Al termine dei festeggiamenti del Palio del Bigonzo, nelle cantine dell’incantevole borgo toscano cene per tutti basate su menu rigorosamente medioevali, creati dalle mani esperte delle donne di Radicofani, concludono una giornata memorabile quanto gioiosa. Questa affascinante cittadina, non lontana da Pienza, designata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, posta sulla via Francigena che conduceva gli antichi pellegrini fino a Roma, al sepolcro di Pietro, riesce dopo quasi un millennio a far rivivere l’atmosfera di un’età, ingiustamente considerata “buia”, che invece ha visto sorgere le prime città libere, la nostra amata lingua, le fondamenta geniali della nostra impareggiabile cultura letteraria e artistica: Dante, Petrarca, Boccaccio, Giotto.. Plausi a Radicofani e a tutte quelle città che continuano a riproporre con orgoglio la propria storia.


Un protagonista della sfilata dinanzi ai bigonzi


La statua del celebre cavaliere, Ghino di Tacco

          borgo Castel Morro
borgo Bomigliaccio
borgo Contignano
borgo Maggiore
borgo Castello            


             
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