Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.34 - Ottobre - dicembre 2012
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


Futurismo e moda: la "tuta" di Thayaht

di Bruna Condoleo



Arte e costume sono stati nel tempo sempre collegati, fin dalle civiltà antichissime, come, ad esempio quella egizia che sapeva esprimere anche nei particolari dell’abbigliamento gli elementi fondamentali della propria ideologia artistico-religiosa (pensiamo al gonnellino dei faraoni, lo schentis, che ripete la forma della piramide!).
Ma c’è un movimento dell’arte dell’inizio del ‘900 che ha allargato i propri canoni estetici anche al mondo della moda. Mi riferisco all’avanguardia italiana futurista che, com’è noto, ha proposto il concetto di un’arte totale, capace di espletarsi in tutti i settori della vita, dalla pittura al teatro, dalla poesia alla musica, dal cinema al mondo della meccanica, dalla fotografia alla moda. L’idea del progresso, del dinamismo, della forza del colore, proclamata dal Futurismo, trova nella creazione di abiti un campo fertile, anche perchè da sempre l’abito è un’apparenza caricata di forza simbolica e di risonanza culturale. Molti artisti del ‘900 si sono cimentati nell’ideazione e nella realizzazione di costumi, ma si trattava soprattutto di abbigliamento per il teatro, attraverso il quale si esprimevano, anche in questo settore, gli elementi caratteristici della propria visione artistica. Matisse e Braque, ad esempio, si sono occupati di costumi per il balletto; Guttuso, Casorati, Savinio, Carrà, Sassu, De Chirico, Martini hanno profuso il loro ingegno nell’ideazione di costumi per il Teatro alla Scala di Milano per molti decenni.
Nel 1919 il fiorentino Ernesto Thayaht (pseudonimo di Michaehelles), pittore e scultore, scenografo e designer, progetta e realizza la “tuta” futurista, un rivoluzionario abito quotidiano che s’inserisce nella prospettiva della “ricostruzione universale” propugnata da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel ‘15, riproposta poi nel “Manifesto della moda femminile”. La tuta ideata da Thayaht vuole essere un abbigliamento pratico ed essenziale, adatto a tutti (da qui il termine "tuta" o tutta), comodo, economico e realizzabile autonomamente. Si tratta, infatti, di una pezza intera di stoffa di misure ben definite (450x70 cm), cui si dà una forma a T, che veste tutta la persona utilizzando pochissime cuciture. E’ un abbigliamento progettato per il futuro, come per un futuro tecnologico sono anche le fibre sintetiche e metalliche impiegate da Victor Aldo De Sanctis (1909/1997), ingegnere che progetta cappelli metallici e panciotti da sera in alluminio, negli stessi anni in cui a Torino viene organizzata la “I Mostra dell’Ambientazione e della Moda”, nel 1932. I cappelli di De Sanctis sono fantasiosi quanto pratici: quelli estivi con aerazione a radiatore e manica a vento, gli invernali con visiera di celluloide e tela impermeabile sul collo.
Anche Depero, durante l'età del 2° Futurismo, è stato attratto dal mondo della moda e ha prodotto stoffe, tappeti singolari e coloratissimi panciotti, realizzati con tagli netti e decorazioni dinamiche; lo stesso pittore Balla, oltre ai completi maschili, caratterizzati da linee fluide, ha disegnato panciotti dai tessuti e dai colori particolarmente accesi, con motivi ispirati alla velocità, indumenti molto lontani dai tradizionali gilet maschili, usati fino ad allora! Dunque, una moda gioiosa quella proposta dai futuristi, che tramite il brillante e dinamico cromatismo intende trasmettere, oltre all'anticonformismo, l’ottimismo degli artisti nei confronti del progresso e dell’attesa di un mondo nuovo.
Se con il tempo la tuta di Thayaht ha assunto le caratteristiche di abito da lavoro, pur non essendo nata a questo scopo (pensiamo alle tute degli operai!), nel corso dei decenni successivi la sua invenzione stata invece rivisitata da vari stilisti di moda (Pucci, Krizia, Ken Scott...) che hanno realizzato con lo stesso metodo abiti sciolti e pratici, come la salopette femminile in voga negli anni '70/80, versione meno rigida e più allegerita della tuta futurista, oppure il cilindro di maglia tubolare multiuso, creato da Nanni Strada, un abito essenziale e trasformabile grazie a poche manipolazioni.
Come sempre le nuove idee vengono riprese dal passato, elaborate e adeguate al presente, riproponendo i dettami della moda attuale che sempre impone il cambiamento quale legge suprema.

 






Copia dall'originale: disegno di Daniele R., 2012




G. Balla (1920): panciotto futurista







G. Balla: altro esemplare di panciotto


Cilindro di maglia tubolare multiuso, creato da Nanni Strada negli anni '80



Si ringraziano tutti coloro che hanno gentilmente concesso le immagini a corredo dell'articolo, compresa quella dell'home page.