Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.37 - Luglio - settembre 2013
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


IL LINGUAGGIO "OCCULTO" DELLA MODA

di Bruna Condoleo





Stivali alla texana, di gran moda negli anni '70/80

Ci credereste che quando le donne scelgono una scarpa con il tacco alto, uno stivaletto a punta o un’ avvolgente sciarpa esprimono consciamente o inconsciamente pulsioni erotico-sessuali?
Se partiamo dal concetto, ormai asserito dalla maggior parte degli studiosi di costume, di antropologia e di sociologia*, che l’abbigliamento costituisca un sistema di segni, al pari della parola e della gestualità, che comunica più o meno consapevolmente aspetti della personalità e della psiche, dobbiamo anche accettare che alcuni indumenti e accessori della moda, antica e contemporanea, siano da intendersi come espressioni semiologiche, ovvero linguaggi carichi di significati anche occulti.
Prendiamo in considerazione, ad esempio, quegli elementi dell’abbigliamento moderno che accentuano la forma appuntita, come i tacchi a spillo innanzi tutto, oppure le pantofole di stile turco, con le punte rialzate, o gli stivaletti alla texana: questi accessori , con la loro forma fallica, mettono in luce un evidente riferimento sessuale per un principio di “similarità” o meglio per un aspetto metaforico che non ha risparmiato neanche mode di tempi a noi lontani.
Pensiamo, infatti, alle nobildonne immortalate negli affreschi trecenteschi, con i loro alti cappelli conici o a sella, chiamati hennin, meglio conosciuti come cappelli da fata!
Se poi consideriamo alcuni importanti accessori maschili come la cravatta, possiamo dire che il suo significato fallico è evidente non solo per la forma, ma soprattutto per la contiguità dell’indumento con la zona del corpo che si vuole, anche inconsciamente, enfatizzare. Tuttavia, secondo un’interpretazione di tipo psicoanalitico, molti amanti della cravatta rivelerebbero in questa scelta anche un elemento castratorio della propria libido, e l’analisi sembrerebbe confortata dall’uso della cravatta nella moda delle suffragette negli anni ’20, che indossavano un accessorio del tutto maschile, evidenziando così il desiderio di inibire la propria femminilità con l’adeguarsi all’altro sesso.
Le sciarpe femminili, invece, soprattutto quelle molto lunghe, in voga nei primi anni del ‘900, ma di gran moda fino ad oggi, con il loro serrato avvolgimento attorno al collo individuerebbero un atteggiamento del tutto differente: quello di un succubato sessuale, di cui la donna sia più o meno consapevole.
Se analizziamo poi alcuni accessori dell’abbigliamento, come le catene, i grossi bracciali o le vistose cinture, si può ritenere che quando questi ornamenti, perduta la loro funzione originaria, siano usati in eccesso, acquisiscano una valenza metaforica, collegandosi anch’essi a significati d’ordine sessuologico, spesso ad istinti aggressivi sado-masochisti, più o meno rimossi.
La tendenza ricorrente della moda femminile ad esaltare il seno è di origine antichissima: già nel costume del popolo cretese, tra il 1400 e il 1200 a. C., esistevano corpetti attillati che lasciavano interamente scoperti i seni, come ci mostrano le piccole e deliziose sculture in terracotta provenienti da Cnosso.
 
Satuetta fittile cretese risalente al XII sec. a.C.
Il gusto di evidenziare il seno è arrivato fino ai nostri giorni attraverso l’uso di reggiseni e bustiers che evidenziano in maniera prioritaria questa parte del corpo, simbolo da sempre di femminilità, ma già nel XVIII le generose scollature delle dame veneziane, ritratte nelle tele dai pittori del tempo, rivelano questa tendenza ricorrente nella storia del costume, di mettere in mostra i seni, come accade, ad esempio, nella moda neoclassica d’età napoleonoca, per arrivare, nella contemporaneità, allo scandaloso nude look degli anni ’70, abbigliamento fatto di soli veli leggeri, che lasciavano ben poco all’immaginazione. Tale aspetto “metonimico”, che esalta direttamente le parti corporee collegate al concetto di sessualità, può ritrovarsi in tanti altri indumenti di moda, anche meno audaci: dai calzoni eccessivamente attillati, sia maschili che femminili, blue jeans soprattutto, agli spacchi laterali degli abiti usati dalle donne cinesi e vietnamite, perfino in alcune ingenue e risibili acconciature settecentesche, che intendevano attraverso iperboliche decorazioni esaltare l’avvenenza del viso!
Dunque la moda, che potrebbe sembrare a prima vista il regno dell’effimero, frutto dell’arbitrarietà e della follia umana (come la giudicavano due grandi: Leonardo da Vinci e Giacomo Leopardi!), si manifesta a ben guardare come un sistema di segni, un codice complesso, capace di racchiudere i significati più diversi e le motivazioni psicologiche più impensabili.





Dama trecentesca con copricapo alto, detto "a sella"

Parrucche settecentesche



cravatte maschili



Alti tacchi a spillo


* DA ROLANDES BARTHES A GILLO DORFLES, DA DESCAMPS A DIODATO, DA FLUGEL A LEVI PISETZKY.

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