Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.38 - Ottobre - dicembre 2013
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

Il Kimono: l'abito come opera d'arte

di Bruna Condoleo





Kitagawa Utamaro: Tre donne nella casa da tè, 2° metà XVIII secolo



Nella storia del Costume non c’è abito, come il Kimono, che abbia rappresentato per decine di secoli e in modo immutato, la cultura di un popolo. A differenza del sari indiano, anch’esso abbigliamento tradizionale e bimillenario, il Kimono giapponese, abito femminile e maschile insieme, fin dalle origini è stato considerato una vera e propria espressione d’arte e dal 1500 ad oggi ha continuato a ripetere inalterati forma, decorazioni, anche accessori. Come accade per tutti i tipi di abbigliamento, anche il kimono denota appartenenza sociale e religiosa, è stato immagine di potere politico ed economico e in epoche più vicine a noi anche di differenti professioni, ma, come si diceva, il suo valore intrinseco è stato sempre quello di un prodotto frutto del talento creativo al pari delle arti maggiori.
I periodi più splendidi per il Kimono furono il periodo Edo (XVIII secolo) e quello seguente Meiji (XIX e XX secolo), di cui rimangono a testimonianza dipinti d’epoca e abiti originali per lusso e preziosità, conservati nei musei d’arte orientale del mondo. Dalle opere pittoriche dei periodi sopra menzionati, che rappresentano cerimonie del tè e consuetudini di vita, si evince la bellezza dei tessuti, delle sete e dei broccati, e la magnificenza delle decorazioni dei Kimono, dovute alle grandi capacità tecniche degli artisti tessitori e tintori.
Il kimono è un capo molto semplice nel suo taglio a T, ma di straordinaria ricchezza e inventiva per ciò che attiene alla scelta delle stoffe, come si può vedere ancora ai nostri giorni nei costumi del teatro giapponese: alle stoffe sono poi aggiunte applicazioni, di solito stemmi nobiliari, tutte cucite rigorosamente a mano, in modo da risultare in rilievo, e poi dipinte nelle linee di contorno.
Ancora oggi i kimono vengono indossati in occasione di feste, di funerali e di cerimonie importanti: molto ampi e lunghi, per le donne sposate anche con un po’ di coda. Si chiudono a vestaglia, con un avvolgimento rituale da sinistra a destra, fino a circondare tutta la figura e poi si fermano in vita, stretti da una larga fascia, detta obi, cui viene dato molto risalto, accuratamente allacciata sul dietro da un’altra persona. Calze, scarpe e acconciature particolari, immutate nel tempo, completano l’affascinante abbigliamento.
I kimono maschili si differenziano soltanto per i colori scuri, come marrone, nero e verde, e per una minore elaborazione decorativa rispetto a quelli femminili: sono soltanto 5 i motivi che impreziosiscono l’abito maschile, sul petto, sulle spalle e sulla schiena.
La cultura giapponese è penetrata nell’Occidente durante la seconda metà dell’800, influenzando il mondo dell’arte, della musica operistica, oltre che della moda. Mi riferisco al fenomeno del giapponismo* e alla sua influenza sulla pittura europea, grazie al collezionismo delle esotiche stampe giapponesi nato in Olanda: da Manet a Monet, da Degas a Gauguin, da Toulouse- Lautrec a Bonnard, fino a Balthus, la cultura della terra del Sol Levante ha arricchito di immagini affascinanti l’estro di molti artisti contemporanei.
 
Suzuki Harunobu: Cortigiane sulla veranda, prima metà XVIII secolo

Anche nel XX secolo si è ripetuto il fenomeno dell’influenza dell’arte d’Oriente, soprattutto nell’ambito dell’abbigliamento: all’inizio degli anni ’70, infatti, alcuni geniali stilisti giapponesi s’impongono nel mondo della moda prendendo spunto dalle strutture fastose degli antichi kimono, come ha fatto lo stilista Kenzo creando abiti ispirati al teatro Kabuk. Miyake ha disegnato vestiti come sculture, ispirandosi al concetto proprio del kimono quale ampia veste che non tiene conto della forma anatomica del corpo, ma esalta la bellezza dei tessuti e la ridondanza dei drappeggi, seguendo la tradizione nipponica. Lo stilista Yamamoto, invece, ha fuso la festosa preziosità delle stoffe d'Oriente con motivi decorativi di gusto occidentale, attuando una felice contaminazione culturale. Anche Miyake, dopo essere tornato in Giappone dopo una permanenza a Parigi e a New York, ha voluto seguire uno stile di fusione di culture, amalgamando la sontuosità dei tessuti orientali con l’uso innovativo di materiali tecnologici.
Creatività e sincretismo sono dunque gli elementi di questo incontro nel campo della moda che continua ancor oggi nel tempo della globalizzazione in altre forme e con successo.







Kimono maschile, periodo Showa


Moderna rivisitazione di Kimono di gusto occidentale, 1980




* Sono state le stampe di artisti giapponesi ormai famosi, come Hokusai, Kunisada e Hiroshige , con i loro paesaggi , le composizioni floreali e le scene di vita quotidiana, ad imporsi nel panorama dell’arte europea, soprattutto dopo le Esposizioni Universali del 1867 e del 1878.

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