Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.41 - Luglio - settembre 2014
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA


A Tivoli dipinti antichi e abiti del tempo: una mostra da vedere!

di Bruna Condoleo




«La nuova moda tra ‘500 e ‘600» è il titolo della mostra che si sta svolgendo a Tivoli (RM), nei saloni di Villa d’Este e ospita abiti, dipinti e una selezione di stoffe e tessuti originali per raccontare l’evoluzione del costume in Europa, dagli inizi del ‘500 fino al secolo successivo. L'obiettivo dell’esposizione, curata dal Prof. Roberto Valeriani, è di offrire una sintetica panoramica della trasformazione del costume attraverso il dialogo fra dipinti, in cui sono rappresentati abiti del periodo in esame, e una selezione di splendidi costumi di scena per il teatro e per il cinema, ideati e realizzati dalla celebre «Sartoria Farani» sulla falsariga degli originali. Dunque dipinti antichi e moda, alto artigianato e arte: connubio vincente di un’esposizione singolare, ambientata in una delle più belle ville del Rinascimento.
Nell’evoluzione storica della moda l’epoca rinascimentale ha rappresentato un’età in cui la bellezza femminile e il gusto estetico sono apparsi in primo piano. Prima Firenze, poi Roma sono le sedi del rinnovamento intellettuale e artistico, e anche l’abbigliamento testimonia la nuova visione del mondo. E’ l’uomo il centro degli interessi filosofico-culturali e politici, e anche il costume, com’è naturale, concorre ad esprimere l’esaltazione della figura umana con l’accentuazione dell’anatomia del corpo, riportando la linea del punto vita al posto naturale, proponendo ampie scollature che esaltino il candore della pelle muliebre, e assecondando le curve dei fianchi. L’abito cinquecentesco, di broccato, velluto o damasco, è segnato in vita, con scollatura quadrata cui si aggiungono maniche spesso staccabili, percorse da tagli da cui fuoriescono gli sbuffi della camicia, a volte aperte dal gomito al polso e realizzate di colore e tessuto diversi dal vestito.



Tivoli (RM): Villa d'Este


Il bel manifesto della mostra



A secondo del rango della famiglia, le donne potevano abbellire con fodere di seta o di pelliccia i loro abiti, che nel periodo invernale erano ricoperti da sopravvesti aperte lateralmente, dette giornee. Altra caratteristica dell’abbigliamento nobiliare erano le decorazioni, sul cui uso le leggi sontuarie, ovvero leggi contro il lusso eccessivo, davano severi dettami, a seconda del casato e del prestigio di chi le indossava.
Un indumento importante sia per l’uomo che per la donna è la camicia, molto ricca di tessuto, che prima s’intravede all’attaccatura delle maniche, poi fuoriesce dai tagli delle stesse, infine s’increspa sul decolletè e sale fino al collo con un piccolo colletto, che dopo la metà del ‘500 diverrà la gorgiera, rigida, plisettata e d’influenza spagnola, come mostra l'abito del manifesto. E’ interessante notare come l’uso dei tagli sulle maniche e su parte dell’abito, sia maschile che femminile, sia il frutto di una moda arrivata in Italia con le truppe dei Lanzichenecchi, che si trasferisce dall’abito militare al costume civile, portando all’esagerazione anche l’uso della passamaneria e dei nastri.


Sartoria Farani: abito in velluto ricamato

Abito maschile con lungo farsetto decorato


Cosa portavano sul capo le dame del Rinascimento? I quadri d’età rinascimentale lo chiariscono con dovizia di particolari: liberatosi di ogni costrizione di gusto medioevale, il capo si ricopre di veli leggeri e di acconciature preziose; le donne anziane e di umile condizione usano semplici cuffiette bianche o turbanti colorati (come si vede in “La Madonna della seggiola” di Raffaello), mentre le fanciulle nobili si legano morbidamente i capelli in trecce elaborate. Grande spazio si dà alle acconciature perchè si ritengono un elemento caratteristico della femminilità e della bellezza; i capelli vengono anche schiariti al sole con il thè, per raggiungere il tanto agognato colore rame-dorato, tipico delle donne immortalate da Tiziano. Sulle morbide acconciature vengono poggiati veli o reticelle dorate, adornate di perle o di piccoli gioielli, soprattutto rubini, come ammiriamo nei bellissimi ritratti di Leonardo, di Raffaello, di Veronese.



Abito in velluto con maniche ricche di sbuffi e tagli


Esempio superbo di corazza finemente cesellata



Anche l’uomo è molto elegante e austero: l’abito è costituito da un farsetto, da cui s’intravede sempre la camicia bianca e sopra di esso s’indossa un mantello corto, di cui solo i popolani sono sprovvisti, spesso di color nero, o rosso per i medici e i nobili, a volte anche lungo fino ai piedi e provvisto di un cappuccio. Un copricapo alla moda è la berretta, in panno morbido, ornata da un pennacchio. Spesso i mantelli e le cappe maschili sono bordati o foderati di pelliccia, zibellino e lince per i potenti, come la schaube di foggia tedesca, molto di moda alla corte inglese di Enrico VIII. L’abbigliamento maschile adotta pochi colori, che all’inizio, soprattutto in Italia, sono sobri e moderati, come il nero e il grigio, mentre più avantinel tempo, soprattutto per influsso della moda tedesca e inglese, si prediligono più accesi.





Ritratto della regina Cristina di Svezia


Sartoria Farani: replica dell'abito di Cristina di Svezia



Le calze-braghe, in uso nel '400, subiscono tra ‘500 e ‘600 alcune trasformazioni importanti, diventando calzoncini rigonfi e imbottiti, come nella moda spagnola, o lunghi e morbidi al ginocchio, come nella moda francese (in mostra: il costume nero utilizzato per una piéce di Moliére), che si completano con le calze di maglia, trattenute dalle giarrettiere. Nella seconda metà del '500 si accentua a dismisura l’uso della braghetta, una sacca che ricopre il pube e sporge dal farsetto, vistosa e imbottita sia per motivi pratici, legati ai combattimenti frequenti fra nobili, sia per motivi puramente narcisistici, ovvero per esibire ed esaltare la virilità, vera o presunta!
Sul finire del ‘500 anche l’abito della dama subisce cambiamenti: il corpetto diviene sempre più rigido e allungato sulla gonna ampia, arricchita da pieghe e sostenuta da un’armatura, che nella moda spagnola si definirà verdugade, ovvero vertu-gardien= guardiano della virtù, mentre in Italia si chiamerà faldiglia. Un esempio eloquente in mostra è nel bel ritratto della regina Cristina di Svezia, realizzato concretamente dalla Sartoria Farani sull'esemplare del dipinto!



Abito di moda francese con lunghi calzoni, fiocchi e nastri


Abito austero in faille, mantello, gorgiera e bottoni gioiello



A questa forma a campana della gonna, ottenuta con un rinforzo rigido realizzato in bambagia o con cerchi di arbusti simili ai vimini, si deve ascrivere il primo esempio di quelle costrizioni corporee che inibiranno la naturalezza del corpo femminile, e si accentueranno nel corso del ‘600 per persistere, con fogge e modalità diverse, fino agli inizi del ‘900, ad eccezione dell’età napoleonica. Tuttavia è proprio all’inizio del XVII secolo che le donne cominciano a usare sotto le gonne dei calzoni, un indumento intimo portato a pelle nuda, utile ma anche civettuolo, considerato immorale, dunque molto osteggiato dai religiosi, tanto che una volta abolito, diverrà una caratteristica esclusiva delle prostitute!
Le scarpe femminili, all’inizio del ‘400 semplici pianelle abbinate al colore e alla stoffa degli abiti, tra '500 e '600 si modificano in un accessorio lussuoso, decorato con pietre e ideato in forme inusuali e scomode, come dimostrano le scarpe veneziane originali, munite di tacchi altissimi, conservate nei Musei del costume antico.



Panoramica della mostra: quadri e abiti bellissimi


Abiti sobri d'inizio Seicento, con piccole gorgiere



Altri accessori preziosi sono i bottoni e le cinture, quest'ultime potevano essere forgiate anche da artisti famosi, come Benvenuto Cellini: portate sia dagli uomini che dalle donne, costituiscono una sorta di gioielli, perché realizzate in materiali d’ oro e d’argento, in cui venivano inseriti profumi ed essenze, tanto che alcune normative sontuarie lombarde fanno chiaro diniego al loro uso, come pure una bolla pontificia di Papa Sisto V del 1586. Ma si è alla soglia di un’epoca nuova; infatti nei primi decenni del XVII secolo la moda è già mutata per lasciare il posto ad abiti rigidi e sontuosi: è lo stile barocco!.
Tornando all’interessante mostra di Villa d’Este, attorno agli abiti realizzati dalla Sartoria Farani per il teatro sono esposti, come accennato, molti bei ritratti di principi e di nobili, provenienti da diverse collezioni pubbliche: Galleria Estense e Museo Civico di Modena, Accademia Nazionale di San Luca, Castello Odescalchi di Bracciano, Palazzo Chigi in Ariccia, Palazzo Venezia, Palazzo Corsini, Palazzo Ducale di Mantova.
L’evento, realizzato dalla De Luca Editori d'Arte, è promosso dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo; si concluderà il 19 ottobre 2014.




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