Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.45 - Luglio - settembre 2015
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

I ricami nella storia del costume. In mostra a Torino

di Bruna Condoleo




Il ricamo nella storia del costume è un tema molto interessante quanto antico, che anche nel termine rivela un’origine lontanissima: ricamo deriva dall’arabo raqm e significa " segno"! Disegnare ad ago è dunque una pratica che ha origine nel bacino del Mediterraneo e in Oriente e dal medioevo si diffonde in tutta Europa. Per il ricamo si usano tutti i filati di origine vegetale o animale, naturali o tinti, arricchiti da materiali preziosi, quali oro, argento, perle, coralli, o conterie in vetro, paillettes metalliche, in plastica o di gelatina. Analizzando la storia del costume attraverso le testimonianze lasciateci dalle arti figurative, soprattutto dai dipinti, si possono ricordare i ricchi ricami delle vesti bizantine, immortalate nei mosaici ravennati o veneziani; gli abbigliamenti principeschi delle età barbariche, oppure le fastose vesti delle corti senesi del 1300, affrescate sulle pareti dei palazzi gotici.
A Torino oltre sessanta pezzi della collezione di Palazzo Madama sono esposti al pubblico nella mostra "Lino, Lana, Seta, Oro": per circa 4 mesi si potrà ammirare una scelta che spazia dai ricami sacri medievali fino agli abiti danzanti degli anni Venti; sono rappresentati nell'esposizione i ricami in seta e oro, con un prezioso san Cosma in or nué, i ricami in lino bianco dei monasteri svizzero-tedeschi e quelli in lana colorata per i tessuti da arredo, particolari della zona di Zurigo e Sciaffusa nel Cinque-Seicento. Fiori e rocailles decorano con leggerezza i tessuti e gli accessori di abbigliamento settecenteschi: pettorine e borsette femminili, o i corpetti a trapunto, ma anche le marsine, i gilet, i copricapo da uomo.


Abito baiadera_Photo Graziano Ferrari_Archivio Fondazione Gianfranco Ferré


Borsetta da cucito Francia, 1815-1825




Una carrellata di più di 7 secoli di storia, dove la bellezza del ricamo rifulge in tutti i suoi aspetti, dai più quotidiani ai più raffinati, sempre frutto di un lavoro manuale paziente e sapiente. Il ricamo, infatti, fa parte della storia del lavoro di uomini e donne: alla fine del XIII secolo a Parigi lavorano 200 mastri ricamatori, al 50% uomini e 50% donne. Nei secoli successivi l’organizzazione corporativa dei mestieri affida agli uomini la titolarità delle botteghe, dove però continuano a lavorare persone di entrambi i sessi. Oltre ai laboratori professionali, luoghi di produzione organizzata di ricami, vi sono anche i monasteri femminili, mentre dal XVI secolo il ricamo si diffonde come attività domestica, intrattenimento di nobildonne ed esercizio pratico ed educativo per le ragazze. Dopo l’invenzione della stampa libri di modelli d'abbigliamento diffondono i disegni utilizzati per decorare tovaglie, biancheria, camicie.
Palazzo Madama espone, inoltre, un oggetto assai raro: un quaderno manoscritto risalente al 1538, di disegni per ricami ad inchiostro e tempera, dedicato alla “mirabile matrona Marina Barbo”. Assolutamente preziosa è anche la collezione di agorai, in smalto, avorio, microintaglio ligneo, dal XVII al XIX secolo: oggetti d’uso ma anche raffinatissimi compagni di lavoro di donne agiate.
Ad illustrare l’antico uso di ‘imparar l’arte’ del ricamo, è presente in mostra una bella raccolta di imparaticci, noti anche come ‘samplers’, i riquadri di tela lavorati nei secoli dalle ragazzine per esercitarsi e raccogliere modelli di punti per ricamo e rammendo. L’imparaticcio più antico è firmato da Maria Teofine, che aveva 13 anni quando lo terminò nel 1617, ma gli stessi segni – l’alfabeto, i numeri, la croce, la chiave, i piccoli animali, i simboli della passione - si ritrovano nei lavori delle ragazze di due, tre secoli dopo. Oggi è il ricamo di Alta moda che più dimostra la vitalità e potenzialità di quest’arte. I campioni di ricamo di Pino Grasso proposti per le creazioni dei grandi stilisti italiani aprono la prospettiva sul futuro di un alto artigianato che affonda saldamente le radici nella propria storia.




Pianeta ricamata su taffetas laminato Italia centro-settentrionale, 1725-1750 Particolare


Abito ricamato, 1925 ca



La Fondazione Gianfranco Ferré ha concesso in prestito un eccezionale abito dell’atelier di Grasso, disegnato da Ferré nel 2002: una lunga tunica in georgette di seta ricoperta da una miriade di cristalli Svarovsky e canottiglie. “Ho voluto dare spazio alle straordinarie risorse di perizia e di pazienza di un certo artigianato, grande e unico. Così, per esempio, miriadi di cristalli sono ricamati con effetti “bajadère” su tuniche assolutamente stupefacenti”(Gianfranco Ferré).
Il manufatto più antico esposto in questa bella mostra è un cappuccio di piviale della fine del XIII – inizio XIV secolo; il più raffinato è la tovaglia ricamata da Caterina Cantoni, tra 1590 e 1610, in cui il ricamo è perfettamente rifinito su entrambi i lati del tessuto; il più sorprendente e divertente un frammento di stolone di piviale, opera spagnola del 1590-1600, con allegri teschi infiocchettati, che ricorda il piviale raffigurato dal pittore El Greco in “El entierro del conde de Orgaz”, un’opera del 1586.
Il manufatto più complesso, invece, è un ricamo in lana svizzero- tedesco del 1580 ca, che unisce la raffigurazione della parabola delle Vergini sagge e delle vergini stolte alla raffigurazione degli Evangelisti e delle stagioni (vedi immagine in basso).




Particolari di un telo ricamato in lana, raffigurante la parabola delle Vergini sagge e delle vergini stolte. Sciaffusa, 1580-1600



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