Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.46 - Ottobre-dicembre 2015
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

Tamara De Lempicka e la moda anni '20 e '30

di Bruna Condoleo




L’occasione di una mostra spettacolare, dedicata a Tamara De Lempick (di origini polacche, nata "forse" a Mosca all'inizio del '900), donna indipendente, trasgressiva, elegante e misteriosa, artista di talento, che si sta svolgendo a Verona, Amo-Palazzo Forti, offre lo spunto per occuparci della moda degli anni ’20 e ’30. Infatti, nell’evento espositivo citato, esiste un’autentica “mostra nella mostra” che si occupa di uno dei tanti ambiti artistici amati dalla pittrice, ovvero l'abbigliamento di un periodo in cui il vestito, soprattutto quello femminile, assunse un ruolo importante, sia nelle classi agiate, sia tra la gente comune, grazie a un cambiamento sociale e culturale che agevolò il gusto estetico e l' ampia diffusione della moda. L’esplosione di un nuovo modo di vestire nell’età tra le due guerre si deve anche a stilisti particolarmente creativi, a prestigiose case di moda francesi, al cinema che lanciò famose artiste e film in cui l’abbigliamento rappresentava un elemento di originalità e di fascino. Nella mostra veronese un’intera sezione, “Dandy déco”, è dedicata ai quadri di Tamara in cui sono dipinti alcuni celebri modelli dello stilista Jean Patou, oppure il basco di feltro, accessorio preferito dalle attrici dell’epoca, soprattutto da Greta Garbo e da Marlene Dietrich; si può vedere esposto un abito splendido di Madeleine Vionnet ritratto nella tela di Tamara, intitolata “Ragazza in verde”, mentre in “Ragazza con piedistallo” si riconosce un abito firmato Marcel Rochas e nel bellissimo ritratto di Madame Perrot un vestito bianco della Maison Blanche Lebouvier. L’interesse di Tamara De Lempicka per gli abiti si può far risalire al periodo in cui l’artista era ancora illustratrice di moda, seguito dal lasso di tempo in cui lavorò come indossatrice, immortalata lei stessa dai più celebri fotografi di moda.


Salvatore Ferragamo, Décolleté 1930-1935. Tomaia in due pezzi realizzata in pelle di pesce turchese. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo


Salvatore Ferragamo, Sandalo 1938 Tomaia formata da fasce di capretto dorato e argentato, zeppa di sughero ricoperta di velluto rosso e di un'intelaiatura di ottone e strass. Il modello originale, con pietre preziose, è stato creato per Indira Devi, Maharani di Cooch Behar. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo


Salvatore Ferragamo, Scarpa allacciata 1938. Tomaia in antilope con punta a corno di rinoceronte. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo




Com’ era dunque la moda negli anni ’20 e ’30? Dalla Gran Bretagna, paladina dell’indipendenza delle donne, che nel 1928 concesse loro il diritto di voto, alla Francia, che inaugura con Coco Chanel un abbigliamento semplice ed essenziale per tutti i giorni e per il lavoro, ma più fantasioso per la sera, la moda europea di quel ventennio subisce, come già accennato, cambiamenti sostanziali. Nei grandi magazzini tutte le donne possono finalmente trovare abiti confezionati e a buon prezzo; per il giorno si usa il jersey di lana con cui si confezionano tubini con vita bassa e gonne più corte della moda precedente. Molto attuali anche i tailleur di tweed, spesso adornati di colli di pelliccia, mentre inizia la produzione di un abbigliamento adatto ai diversi sport femminili, ad esempio la moda per lo sci e quella per il tennis, disegnata in Francia dallo stilista Patou, finanche l’abbigliamento per le corse in auto, tanto amate dalla temeraria Tamara e immortalate in alcune note tele.
Tuttavia niente è paragonabile alle invenzioni della moda per la sera, soprattutto riservata ai ceti benestanti e alle giovani donne che cominciano ora a godere di maggiori libertà rispetto al passato, potendo frequentare locali à la page e feste in cui sfoggiare abiti di seta fruscianti, sciarpe lunghe e sensuali. Gli abiti da sera, come ben si nota da molti dipinti di Tamara, somigliano a sottovesti leggere e sinuose; i tessuti sono velati, come chiffon, tulle e organza, ma anche il lamè dorato, decorato con perline, nappe e canutiglie diviene molto di moda.



Abito lungo in voile di seta bianca, composto da vari volant tagliati di sbieco, 1932-1933. Villa Mazzucchelli - Collezione Museo della Moda e del Costume, Ciliverghe di Mazzano (Brescia)


Salvatore Ferragamo, Modello di scarpa allacciata 1938. Tomaia in camoscio nero decorata con applicazioni in camoscio azzurro, giallo, verde e rosa. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo


Sartoria Paulo Dutto Cavallero , Torino Abito da sera appartenuto alla soprano Lina Cavalieri, in tulle di seta beige, ricamato a fantasia floreale con perline, vetri argentati, filo metallico e paillettes 1920, Villa Mazzucchelli - Collezione Museo della Moda e del Costume, Ciliverghe di Mazzano (Brescia)


I vestiti da sera hanno orli irregolari e danzanti e le gonne sono tagliate a sbieco, come suggeriva la stilista Vionnet, per ottenere sul corpo femminile un morbido effetto di drappeggio: “Ragazza in verde”, un capolavoro di forma e di colore, e "Ritratto di Madame Perrot" descrivono con accuratezza di particolari il dinamismo degli abiti! Lunghe collane di perle corredano il tutto, mentre i capelli, di solito tagliati corti ma ondulati, vengono spesso trattenuti da strisce di stoffa preziosa sulla fronte, molto seducenti. Trucco pesante, occhi bistrati, labbra rosse per un’immagine di donna fatale o di vamp, come rivelano i sensuali dipinti di Tamara; ma anche la cura delle gambe non è tralasciata dalle donne di quel ventennio, grazie all’uso di calze velate di rayon, arrotolate sopra il ginocchio con malizia.
Questa ricca mostra dedicata all’artista, molto interessante per diverse ragioni, prima fra tutte la quantità di opere esposte, ben 200, è curata da Gioia Mori, massima esperta dell’arte di Tamara; promossa dalla Fondazione Arena di Verona , è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura.
I prestiti relativi alla sezione “Dandy Decò” provengono da diverse fondazioni italiane: il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti di Como, il Museo della Moda di Ciliverghe, che ha prestato tra l’altro l’abito da sera che la cantante Lina Cavalieri indossò per la Traviata nella serata del 1920 al Politeama di Lecce, in cui dette l’addio alle scene. Anche dalla Fondazione Biagiotti Cigna perviene un importante pezzo: l’abito futurista disegnato da Giacomo Balla intorno al 1930, artista che certamente Tamara conosceva per essere stata una frequentatrice del gruppo dei futuristi, e in particolare amica di Francesco Monarchi, uno degli autori del “Manifesto futurista del cappello”.
Infine dal Museo Salvatore Ferragamo di Firenze provengono calzature preziose che rivelano l’estrema inventiva, la qualità artistica e la lungimiranza della Maison italiana nel settore delle scarpe: tutte potrebbero essere indossate ancor oggi da noi donne per la loro attualità di linea, di forma e di colori!



Tamara de Lempicka, Ragazza in verde 1930-1931. Olio su compensato, 61,5x45,5 cm . Parigi, Centre Pompidou Musee national d'art moderne / Centre de creation industrielle Acquisto, 1932 © Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015


Tamara de Lempicka con cappello rose Descat e abito Marcel Rochas 1935. Fotografia Collezione privata © Studio Ad.-Art


Tamara de Lempicka, Ritratto di Madame Perrot 1931-1932. Olio su tavola, 99x65 cm Collezione privata © Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright