Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.35 - Gennaio - marzo 2013
INTERFERENZE 




Salvatore Giunta: "Interferenze di segni e parole"
di Francesca Tuscano





Nel condurre la sua analisi sulla crisi del mondo moderno (in Salvezza e caduta dell’arte moderna, 1964) Giulio Carlo Argan si schierava apertamente a favore dell’arte “non rappresentativa”, rintracciandone, al di là dei differenti processi operativi, dei comuni denominatori come la più stretta relazione istauratasi tra i generi artistici, la concordanza tra atto critico e atto creativo e il consolidarsi di una coscienza sociale dell’arte. Poco più avanti, tuttavia, com’è noto, egli concludeva la sua “apologia del contemporaneo” abbracciando l’heideggeriano “essere per la morte” come unica soluzione concreta - un destino, come specificherà più tardi - per l’artista che intendesse opporsi all’alienante inautenticità della produzione industriale; con quest’ultimo incipit Argan finiva così per destituire definitivamente l’arte non solo dalla sua funzione sociale, ma anche, in fondo, dalla sua funzione fondativa dell’individualità.
Nell’opera di Salvatore Giunta, nelle sue sculture come nelle sue carte, è invece il respiro di una possibilità “salvifica” a pervadere la materia, che egli lavora con la purezza e la coerenza del filosofo, assumendo la riprogettazione dello spazio come principio di ricostruzione di un ordine interiore, recuperato attraverso un costante, quotidiano rapporto con l’invenzione formale; uno spirito, il suo, che si conserva anche nel dialogo con gli altri linguaggi dell’arte, compreso quello poetico, cui sovente s’ispira il suo lavoro, come nel caso di questa esposizione. Il riferimento alla poesia, come l’uso stesso della parola o dell’aforisma, non sono difatti un fatto nuovo nell’esperienza di Giunta, ma si affaccia nel suo percorso anche attraverso una serie di collaborazioni con poeti contemporanei, quali Clara Janes, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Carla Vasio.
La serie di opere preparata per questa esposizione, dal titolo “Interferenze di segni e parole”, si presenta come una trasposizione in chiave visiva di sette poesie di Roberto Piperno, di cui Giunta racconta i passaggi fondamentali, ne coglie le immagini ricostruendo a partire dal verso una propria semantica della rappresentazione, senza tuttavia rinunciare ai nuclei fondamentali che caratterizzano la sua ricerca estetica. Il netto rifiuto della regolarità delle pure forme della geometria euclidea, l’innata propensione al dinamismo, la tendenza a rilevare la sostanziale incongruenza tra realtà fisica e realtà percettiva, sono in effetti tutti elementi che ritornano anche nella sua produzione su carta, in cui i fondamenti del Suprematismo maleviciano, l’idealistica tensione all’unità del Bauhuas e gli esiti dell’arte italiana degli anni Cinquanta e Sessanta vengono a coniugarsi in un linguaggio di grande rigore e chiarezza formale. È il caso ad esempio di Luoghi in cui l’eco dello Spazialismo si arricchisce di risonanze più intimamente esistenziali attraverso l’uso di elementi isolati, pesi ondeggianti su ideali orizzonti di quiete che risuonano come “in sentieri” nel silenzio, “senza ascolto né risposta”. La prevalenza dell’orizzontale resta costante anche nella parte superiore della composizione acquisendo qui le fattezze di frammenti lineari, lenti passaggi di ispirazione mondriana sospesi entro un’atmosfera atemporale.
Dotato di tutt’altra libertà è invece il segno incisivo di Color turchino, lembo sfuggente di cielo opposto al nero piano frastagliato che sembra ritrarre il profilo di un paesaggio con la stessa sintesi ed essenzialità di un haiku orientale. Nel guizzo intenso dell’azzurro riaffiora la memoria del dinamismo delle sue strutture plastiche, tese sino al limite dell’equilibrio, come ora il segno alla leggerezza dell’immaginario.
Più ispirate alla lezione suprematista sono invece altre due opere della serie, Nel deserto e Fili. Nella prima Giunta affronta il tema dedicando al bianco la sua composizione, colore non colore, le cui molteplici possibilità d’applicazione son rese dalle differenti proprietà delle carte sovrapposte, dalle loro qualità tattili e visive, dalle variazioni sensibili alle delicate tonalità del chiaroscuro, che lasciano immaginare infiniti possibili percorsi nella “luce flebile dell’alba” in cui l’anima s’inoltra nel suo cammino d’oltre. Su questo tessuto di percorsi e sentieri, quasi in controrilievo, si dispongono altri piani, protagonisti di un’operazione che mette in crisi la forma e la reinventa, deviandone il senso originario verso altre inattese letture.
Tratta dall’omonimo componimento di Piperno, Fili è infine l’opera in cui più si ravvisa una continuità con la sua ricerca plastica, a dimostrazione della straordinaria capacità di Giunta di dar luogo a ricorrenti interferenze tra i generi, ora convogliando, entro un discorso estetico improntato sulla bidimensione, i valori che caratterizzano il suo linguaggio plastico, ora dando consistenza volumetrica agli elementi propri del disegno. Il riferimento alla geometria suprematista, si configura qui quale terreno iniziale per un’ulteriore riflessione sulla forma, fatta di sovrapposizioni, slittamenti, metamorfiche proiezioni. Il decentramento degli assi diagonali, che costituisce uno dei perni fondamentali del lavoro di Giunta, si configura difatti come il frutto di una rotazione in progressione in cerca di spaesanti equilibri, le cui direttrici si estendono come raggi anche al di là fuori del perimetro finito della forma, nel terreno dell’inaspettato, in cui anche l’assenza diviene presenza, ombra di luce legata alla materia in un indissolubile binomio poetico. Filo che sfugge anch’esso alle gabbie anguste della quotidianità, la marcatura della linea retta taglia la forma e la completa, proiettandosi in una possibilità di esistenza altra propria del poeta come dell’artista visivo, aperta dall’imprevisto slancio del momento creativo.






Fili, collage



Nel deserto, collage



Prima luce, collage



Luoghi, collage



Lava, collage


              Luna rossa                               Luna gialla


            Luna nera                            Luna verde



Francesca Tuscano, laureata in Lettere, è dottoranda di ricerca all'Università Tor Vergata - Roma


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