Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.43 - Gennaio - marzo 2015
INTERFERENZE 


“La luce è Dio!” La vita di Turner al cinema.
di Alessandra Berruti






"La luce Dio": questa sembra essere stata veramente l’ultima frase pronunciata da Joseph Mallord William Turner (Londra 1775) prima di morire nel 1851. Ed è proprio così che termina il film “Turner” (titolo originale: Mr. Turner), diretto dal regista inglese Mike Leigh e interpretato da Timothy Spall. Una semplice affermazione che racchiude in sé l’intero percorso artistico del maestro anglosassone, la sua evoluzione, i suoi dissidi interiori, le sue conquiste pittoriche.
Il film racconta gli ultimi 25 anni della sua vita: egli appare, infatti, come un vecchio sorprendentemente brutto e scostante, circondato da donne altrettanto malandate, la cui sola ragione di vita è disegnare e dipingere tempeste, naufragi, incendi, nebbiosi paesaggi inglesi, rossi cieli veneziani, selvagge campagne olandesi.
Nel suo studio dipinge continuamente, sputa sulla tela per sfumare i gialli solari e corregge i profondi blu con le dita. Nella mostra alla Royal Academy prende in giro l’altro celebre artista del paesaggio John Constable, che, a mio modesto parere, è la scena piu brillante del film.


Un' intensa inquadratura del film "Turner", impersonato da Timothy Spall


Il regista Mike Leigh ci permette di visualizzare finalmente un episodio finora soltanto letto sui libri di storia dell’arte: vediamo il salone del Vernissage del 1846, mentre Turner osserva preoccupato Constable applicare gli ultimi ritocchi di rosso al suo imponente quadro: The opening of the Waterloo bridge. Accanto alla vibrante tela del rivale, il suo Helvoetsluys sembra piatto e monotono; e allora il pittore abbandona la sala in tutta fretta, per poi ritornare pochi minuti dopo con i colori e la sua tavolozza (tavolozza che nel film è la sua stessa mano!), per piantare una pennellata di rosso fiammeggiante sul grigio del mare...e come per incanto la macchia diventa una boa ondeggiante nelle acque del porto! Un gesto che trasforma un altrimenti banale paesaggio marino in un capolavoro e che farà esclamare allo sgomento Constable: È stato qui, e mi ha tirato una fucilata. I documenti del tempo raccontano che la mostra fu un fallimento per Constable, ma un grande successo per Turner. Se i due non si detestavano già, quello fu il momento in cui iniziarono a farlo.



Una delle scene centrali del film: Turner e Constable, i due paesaggisti inglesi a confronto.


Nati a un solo anno di distanza (Costable del 1776), questi due giganti del paesaggio britannico moderno appaiono nella pellicola diversi per aspetto fisico quanto per temperamento. Personaggio eccentrico e solitario Turner, l'ambizioso figlio di un barbiere di Covent Garden, determinato a diventare un grande pittore. Basso, rozzo e grassoccio, non si spos mai, preferendo la compagnia dei suoi pennelli a quella di altri esseri umani. L'esatto opposto di Constable: bello, elegante, raffinato, marito e padre felice, nel film interpretato da uno splendido James Fleet. Interessante l'approfondimento del Prof. Flavio Caroli durante la trasmissione di Rai 3 "Che tempo che fa", sul tema di questa famosa diatriba: scopriamo cos che la memorabile scena venne immortalata sulla tela dal pittore William Parrott, che qui riportiamo(1)! L'opera, conservata alla Graves Arte Gallery, la conferma che la rappresentazione del regista inglese senza dubbio nata da una ricerca storica degli eventi minuziosa e precisa.


L'episodio citato: durante il Vernissage Turner aggiunge una rossa pennellata sul proprio quadro!



Joseph Mallord William Turner è stato senza dubbio uno dei più grandi paesaggisti nel panorama dell’arte europea. Con questo lavoro cinematografico la sua pittura viene egregiamente riproposta in un racconto fedele e senza sbavature: la sua ricerca appassionata della luce, intensa e dolorosa, come lo studio costante e l’ espressività artistica, inedita per l’epoca, vengono rappresentati in ogni suo quadro con un bagliore quasi soprannaturale, che rivela l’essenza delle immagini e la visionarietà della propria ispirazione poetica, così travolgente da trascinare lo spettatore in un vortice emotivo presente in tutti i quadri dell’artista. Le tele visibili nel film sono per la maggior parte degli “originali”, generosamente prestati sia dalla National Gallery che dalla Tate Gallery di Londra, evento davvero straordinario!
Un film molto interessante, dunque, nella semplicità della storia e nel rispetto della verità dell’arte di Turner: le immagini filmiche sono magnifiche, come sorprendente è la ricostruzione di luoghi e di costumi; rara la capacità di Leigh di farci rivivere tempi e luoghi con la stessa luce con cui li vedeva il grande artista, inventore di un linguaggio pittorico, antesignano di ricerche contemporanee, che dissolve le forme nel bagliore accecante della luce, quasi prefigurando l’astrazione del primo Novecento.

W. Parrott, Turner durante il Vernissage, 1846,
Graves Art Gallery, Sheffield
"Se accetto il sole, il caldo, l'arcobaleno, devo accettare anche il tuono, il fulmine e la tempesta."
Kahlil Gibran

(1)William Parrott (1813-1869) Pittore inglese coevo di Turner

Alessandra Berruti, laureata in Conservazione dei Beni Culturali, collabora, grazie alla Società Cooperativa Biblionova, al progetto BAV nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

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