Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.44 - Aprile - giugno 2015
INTERFERENZE 

Il film: "Vincent Van Gogh. Un nuovo modo di vedere"
di Alessandra Berruti






Perché Van Gogh firmava le sue tele soltanto con il nome? Quanto faticò prima di ritenersi soddisfatto dei suoi disegni? Le ultime opere dell’artista in quanto tempo vennero realizzate? Perché rifiutò di integrarsi in una società che, così come lo distrusse, avrebbe potuto dargli la gloria artistica che meritava? Quanto profondo era il rapporto con il fratello Theo? Quanto della vita di Vincent Van Gogh crediamo di conoscere e quanto invece è solo il frutto del preconcetto “dell’artista folle” studiato sui libri?
A queste e a molte altre domande risponde il film documentario “Vincent Van Gogh -Un nuovo modo di vedere”, diretto da David Bickerstaff, il quale ha dichiarato: «Vincent van Gogh è diventato un artista all'età di 27 anni e ha prodotto opere solo per 10 anni, prima di spegnersi nel 1890. Ciò di cui molte persone non si rendono conto è che per i primi cinque anni ha realizzato solo disegni e acquerelli - non quadri. Ha quindi prodotto oltre 450 opere negli ultimi cinque anni della sua vita. E’ una cosa incredibile quando si pensa che molte di esse sono dei veri capolavori. Immaginate cosa avrebbe potuto realizzare se non si fosse suicidato? Questo film dimostra che Vincent non era un pazzo o un genio solitario: era un uomo di pensiero profondo, desideroso di comprendere l'essenza del fare arte. Attraverso le sue lettere si capisce che aveva fame di interagire con il mondo, in particolare con la natura e con le persone comuni, quelle della vita di tutti i giorni».
Il film è stato oggetto di un evento cinematografico unico: è stato, infatti, proiettato in contemporanea mondiale in oltre 1000 sale cinematografiche in Europa, Stati Uniti, Canada, Africa, Asia, Australia, Nuova Zelanda e America Latina, in occasione del 125° anno dalla morte dell'artista olandese; nelle sale italiane è stato proiettato solo il martedì 14 aprile 2015 e chi scrive ha avuto la fortuna di vederlo! Interamente girato in lingua originale (inglese) ma sottotitolato, trasporta il pubblico in un percorso totalmente nuovo, grazie alla voce narrante dell’artista che legge le lettere indirizzate al fratello, cui scriveva ogni giorno, lettere che dopo la sua morte sono state raccolte dalla moglie di Theo e pubblicate per la prima volta nel 1913.
I curatori, i dirigenti del Museo di Amsterdam, un discendente e infine una restauratrice spiegano e poi ricollocano nel tempo della loro realizzazione le opere più importanti o più significative per la vita di Vincent, evitando qualsiasi didatticismo scolastico. La sua fisicità, invece, è offerta dall'attore Jamie de Courcey, la cui somiglianza con il pittore è straordinaria, senza però mai parlare nè invadere il campo e, soprattutto, senza mai trasformare l'operazione in una docu-fiction, libera, invece, da sovrastrutture banali, già ascoltate o semi-leggendarie.
L’intero film, per la cui realizzazione le ricerche sono durate più di due anni, guida lo spettatore tra le gallerie e i magazzini della struttura museale di Amsterdam, solitamente preclusi ai visitatori. Il Museo della città olandese (nato nel 1973) ospita il lascito della famiglia dell’artista: un inestimabile tesoro che comprende più di duecento quadri e un corposo repertorio di lettere e di disegni. I curatori hanno voluto dare un nuovo ordine a una raccolta che parte dal primo acquerello del paesaggio della regione mineraria del Borinage (ben conosciuta dall'artista che vi aveva lavorato) e arriva fino alla tela che Vincent dipinse appena prima di suicidarsi.
La decisione più significativa dei responsabili della collezione, messa in evidenza nel film, è stata quella di rompere il vincolo del percorso cronologico e di mettere nella stessa sala (la prima) i dodici meravigliosi autoritratti che il pittore fece in momenti diversi della sua breve ma prolifica esistenza. Attraverso le lettere indirizzate al fratello, che accompagnano il visitatore durante tutta la proiezione, emerge l’animo eternamente insoddisfatto, incompleto, travagliato, sofferente e fin troppo sensibile del genio olandese, mettendo in evidenza la forza della ricerca artistica che lo ha spinto ad approfondire le immagini che la realtà imprimeva nella sua mente.
L'attore Jamie de Courcey nel ruolo di Van Gogh
Per la realizzazione del film sono stati ricercati tutti i luoghi dove il pittore ha vissuto, i campi, le case, gli alberi, finanche i cieli; grazie a questo lavoro meticoloso di ricostruzione, i paesaggi dipinti da Van Gogh diventano reali, autentici , coinvolgenti, spingendo lo spettatore a visitarli personalmente.
Quasi certamene il film si proponeva di raggiungere proprio questo scopo: suscitare il desiderio di conoscere in maniera veritiera la vita di un artista fin troppo "conosciuto", fin troppo studiato in maniera superficiale, grazie all’aggiunta di un elemento fondamentale: una preziosa contestualizzazione storico-culturale che ha permesso di liberare l'arte di Vincent dagli stereotipi cristallizzati da molto tempo attorno alla sua personalità.
Un’esperienza unica, irripetibile per chi se la fosse persa; probabilmente ci sarà il dvd da acquistare, ma prossimamente (il 26 maggio 2015), sempre e solo per un giorno, in anteprima mondiale, uscirà della stessa serie “ GLI IMPRESSIONISTI”, che racconterà la straordinaria storia dell’Impressionismo francese attraverso gli occhi del visionario personaggio che sostenne il movimento artistico e che più di ogni altro rivoluzionò la storia dell’arte: l’inventore del moderno mercato internazionale dell’arte, Paul Durand-Ruel. Di quest’ultimo così disse Claude Monet: “Senza di lui non saremmo sopravvissuti” !

Alessandra Berruti, laureata in Conservazione dei Beni Culturali, collabora, grazie alla Società Cooperativa Biblionova, al progetto BAV nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

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