Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.21 - Settembre-ottobre 2009
GIOVANI SCATTI CRESCONO ... 


La solare ironia di Silvia Apice
di Ilaria Condoleo




Silvia Apice: foto 6




Il nuovo numero d'autunno è dedicato ad una fotografa romana di talento, Silvia Apice. Nata nel nel 1977, non appena conclusi gli studi classici ha scelto di approfondire il suo interesse per l'arte e dedicarsi allo studio delle diverse forme espressive e in particolare al colore. Incuriosita ed affascinata dall'universo vastissimo dell'immagine, decide di iscriversi presso l'Istituto Maldoror a Roma, dove nel 1998 consegue il diploma in fotografia.
La fotografia diventa una passione e Silvia ne è travolta, le piace sperimentare, porta a termine i primi lavori con un entusiasmo che ancora oggi la contraddistingue. Le idee prendono forma, la tecnica si raffina nutrita da una creatività che non perde mai la freschezza della scoperta.
Dal 2000 al 2002 collabora come assistente presso la Scuola Romana di Fotografia e stimolata dal bisogno di esplorare i vari campi della fotografia, nel 2003 frequenta un master in Fotografia di Moda alla John Kaverdasch di Milano. Sempre nello stesso anno si diploma anche in antiche tecniche di stampa al Centro Sperimentale di Fotografia a Roma, un ambito che appassiona Silvia in modo particolare e nel quale continuerà a cimentarsi esplorando sia i processi di stampa tradizionali che le tecniche più innovative, una ricerca che la condurrà a frequentare corsi presso l'atelier di Roberto Lavini Camera Chiara di Arezzo e il Gruppo Namias di Parma.
Le tecniche antiche di stampa non impiegano l'utilizzo della camera oscura, il formato del negativo ha la stessa dimensione del supporto cartaceo: il negativo si sovrappone alla carta e si espongono insieme alla luce naturale ottenendo un risultato del tutto particolare che varia anche grazie al tipo di carta adottata.
Negli ultimi 5 anni collabora come fotografa di scena e presso vari studi fotografici.
Gli anni dedicati allo studio e alla ricerca meticolosa vengono premiati dalla conquista di un' identità riconoscibile e ricca di vitalità.
Con serena positività Silvia osserva ciò che la circonda e ne risultano inquadrature delicate e fresche come acquarelli, a volte sorprendenti e ironiche.
Le immagini sono pulite, fatte di geometrie e associazioni a volte geniali, come nell'immagine del maiale (foto 3), una foto bizzarra quanto semplice e spontanea, puramente descrittiva.
Nella foto che ritrae un paesaggio finlandese (foto 2), tre ragazzini sul trampolino appaiono opposti diagonalmente a tre bambine su un gommone rosso, l'acqua fa da specchio continuando a giocare con la perfezione del disegno geometrico e allungando lo sfondo in profondità. E' un'immagine così fresca che quasi tintinna di voci e risate e che si riflette nel silenzio di un cielo immenso, trasmettendo una serenità quasi assoluta.
Di grande impatto è l'immagine della spiaggia ripresa da un elicottero in perpendicolare quasi perfetta (foto 6). Si tratta di una stampa di grandi dimensioni che ne amplificano l'effetto narrativo: ogni ombrellone, ogni bagnante, ogni macchia di colore che genera la sua ombra, diventano storie e il punto di osservazione è il megafono potente che urla negli occhi di chi guarda e obbliga alla ricerca minuziosa del particolare con l'accanimento della sfida.
L'illusione ottica della foto del bambino in bicicletta (foto 4) gioca ancora con l'imprevedibilità del punto di osservazione che rivoluziona il rapporto tra il soggetto e la sua ombra e confonde chi guarda al punto che l'ombra diventa il vero soggetto, in un'illusione di piani verticali e orizzontali. Può sembrare banale ma la nostra percezione è "abituata" a quello che vediamo dalla nostra altezza focale: quando il punto di vista cambia l'immagine ci inganna e ci costringe a reinterpretarel'ogetto, come in questo caso, con un effetto insolito e attraente.
Le foto di Silvia mi hanno inizialmente suggerito l'associazione con Martin Parr, il grande fotografo inglese che ama documentare gli aspetti della vita quotidiana, spesso con estremo cinismo. Parr ci mostra il nostro mondo così da vicino che le azioni ne risultano scomposte in minuti frammenti tanto infinitesimali da perdere il loro significato logico e diventare buffi o assurdi. La quotidianità così frammentata è osservata da Parr con cinico divertimento: a Silvia manca l'elemento del cinismo ma, come Parr, ama ritrarre attimi, schegge di vita con stile personale, elegante e delicato. Silvia è una fotografa di grande determinazione, dotata di solare ironia, la cui maturazione artistica si rispecchia in un fecondo percorso professionale.
In questi anni di studi e diverse esperienze, ella non ha mai smesso di perseguire i propri progetti fotografici, moltissimi reportage di viaggi e lavori sperimentali, come nel caso delle due foto 0 e 1. Sembrano dipinti più che fotografie, e grazie al procedimento non tradizionale di stampa di cui abbiamo detto, Silvia ha ottenuto risultati unici sia nel senso della preziosità del lavoro che in quello letterale, essendo ogni stampa irriproducibile.
Nel ritratto della ragazza (foto 1) la tecnica adottata è detta "gomma biocromatata": durante la stampa vengono aggiunti pigmenti colorati al bicromato di potassio, mentre nella foto dove è rappresentata la danza (foto 0) la tecnica utilizzata si chiama "cianotipia", in cui la predominanza del colore blu si ottiene sfruttando la sensibilità di sali di ferro. In entrambi i casi l'emulsione viene "pennellata" sul supporto cartaceo che in questo caso è carta da disegno.


S. Apice : foto 4



foto 0



foto 1



foto 12



foto 2


Il risultato ottenuto è l'effetto flow, dato dalla porosità della carta, che unita al colore blu o nero, pastoso e intenso, ammorbidisce e impreziosisce la stampa. Sia il viso della ragazza che il sinuoso corpo della ballerina si allontanano dalla massa di colore grazie a sottili ma nitide linee bianche.
Graficamente tagliente è l'immagine 12, dove l'unico movimento che si percepisce è dato dalla posizione del camion giocattolo, non perfettamente in linea con gli altri oggetti e dove il contrasto tra la freddezza delle lame affilate dei coltelli e l'innocenza degli omini di plastica, forse omaggi nelle buste di patatine, è sottolineato dalla nettezza quasi chirurgica dei numeri sul quadrante dell'orologio e dall'assenza delle lancette. I numeri sembrano così assegnare un significato recondito agli oggetti ordinati sotto di essi.



foto 3



Ilaria Condoleo, diplomata al Liceo Artistico "Caravillani" di Roma e specializzata presso la Scuola Romana di Fotografia, con indirizzo pubblicitario.
www.ilariaco.blogspot.com

(La foto della rubrica in Home page è di Ilaria Condoleo)



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