Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.23 - Gennaio-marzo 2010
GIOVANI SCATTI CRESCONO ... 



Il photo-reportage di Emiliano Cavicchi

di Ilaria Condoleo


Essaouria, città vecchia, sotto il minareto di una moschea. La scritta blu in fondo alla strada invita a non usare quell'angolo come bagno pubblico. Il nome della città significa 'la ben disegnata' e si riferisce alla planimetria del ‘700, voluta dal sultano Mohamed Ben Abdellah che promulgò la grande risistemazione urbana e la rese una città portuale fortificata.



Essaouira - tra i vicoli del Mellah, l’antico quartiere ebraico. I vicoli della città sono stretti e tortuosi o improvvisamente si chiudono: le due donne si muovono con la naturalezza di chi è nato tra questi vicoli. Questa foto ha vinto la Menzione d’Onore per il National Geographic Contest.




In questo numero, a differenza dei precedenti in cui abbiamo presentato gli scatti più significativi dal portfolio dell’artista, vi proponiamo un unico reportage del narratore/fotografo Emiliano Cavicchi. Classe ’79, romano di nascita, laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista, Emiliano si dedica da anni al photo-reportage. Avvicinatosi alla fotografia sin dai tempi del liceo, il suo interesse è da sempre la strada, nella quale scova le sue storie spesso di grande impatto, dure nella loro veracità, drammatiche e affascinanti, a volte complesse ma sempre di chiara lettura. Ha frequentato alcuni corsi a Roma presso l’Istituto Superiore di Fotografia, spesso lavorando di giorno e studiando la sera a riprova di impegno e passione non comuni. Nel 2005 nasce la collaborazione con Greenpeace Italia che continua ancora oggi. In seguito, per un breve periodo, ha collaborato anche con una piccola agenzia fotogiornalistica e di spettacolo, la Presstime.
Non manca un periodo di gavetta come assistente del fotografo di moda Gaetani Mansi. Ad oggi collabora come freelance con varie associazioni e agenzie, come la Saatchi & Saatchi Italia e fondazioni come Alice nella Città, per la quale ha seguito la Festa Internazionale del Cinema di Roma. Pur aderendo al principio giornalistico della foto come testimonianza, Cavicchi non rinuncia alla sua dimensione poetica e crea veri e propri guizzi immaginari, anche grazie alla notevole perizia tecnica conquistata. Avido viaggiatore fin dai primi anni d’università, i reportage di Emiliano sono testimonianze in pura chiave giornalistica che lasciano trasparire il suo amore per la narrazione poetica e letteraria. C’è nelle sue storie il sapore del coraggioso esploratore di stampo anglosassone, delle avventurose esplorazioni che nel secolo appena finito ci hanno portato negli angoli più remoti del pianeta. E come allora c’è la passione per la scoperta antropologica, la ricerca dell’essenza dell’uomo nel suo ambiente. Cavicchi è riuscito a creare un suo stile fotografico molto personale. Negli ultimi 5 anni ha girato quasi tutta l’Europa e i Balcani per poi dirigersi verso il Nord d’Africa e successivamente l’East Coast degli Stati Uniti. Attualmente a New York si sta dedicando allo sviluppo di nuovi progetti personali fotografici. Lo scorso anno ha esposto per la prima volta da professionista alla Galleria d’arte di Williamsbourgh, che è tra gli epicentri artistici più stimolanti di New York. Il reportage che proponiamo è stato realizzato in Marocco nel 2007: l’idea era quella di un viaggio a ritroso sulla rotta degli immigrati marocchini,

Essaouria, donna berbera nella città vecchia. Originari del Nordafrica, presenti in tutto il Maghreb, si dice che siano proprio i Berberi i primi abitanti dell’area dove sorge Essaouria, fondata in seguito da mercanti cartaginesi.

partendo da Napoli fino a Casablanca a bordo di un pullman e proseguendo a sud verso Marrakesh, nell’entroterra marocchino su un treno ben lontano dai nostri Eurostar o Frecciarossa. Il treno, quindi, sottolinea questo viaggio a ritroso nel tempo della cultura e della tecnologia: i vagoni sono affollati di gente di ogni età, è una multitudine di umanità antica, di odori e di spezie, di melodie di voci misteriose e sconosciute. Le porte dei vagoni, durante il viaggio, restano aperte davanti alla bellezza e ai colori della terra nordafricana, come fotogrammi di una pellicola cinematografica. Sulla strada per Marrakesh il treno locale si ferma nei 'petit villages', piccoli villaggi rurali, mentre i vagoni accolgono affascinanti donne ricoperte di tatuaggi all’henné, con i bambini sulle spalle.


Casablanca, bambino nella città nuova. Fondata dai portoghesi nel '500 ('Casa Blanca', cioè 'la Casa Bianca') è la più grande metropoli del Marocco ed è essenzialmente una città moderna. Non è difficile che qualcuno ti consigli di 'stare attento' ai pericoli di questa metropoli caotica e insidiosa, a densità di popolazione più alta del Paese (oltre 3 milioni).

   

Marrakesh - sui tetti di un palazzo della Medina. Una ragazza si abbandona a guardare il cielo mentre nell’aria risuonano le voci dei muezzin dai minareti delle moschee, per richiamare i fedeli alla preghiera del tramonto.




   

Marrakesh - dentro il mercato della Medina, la parte vecchia di Marrakesh, racchiusa da antiche mura interne alla città moderna. Non è difficile perdersi nei meandri dei suoi vicoli, spesso comunicanti tra loro attraverso passaggi all’interno dei palazzi. Di notte, quando in molte zone non c'è la luce elettrica, si accendono torce per illuminare le strade.


In treno da Casablanca a Marrakesh: sullo sfondo si intravedono le montagne della catena dell'Alto Atlante.

I colori sono protagonisti: i rossi della terra brulla e delle montagne, i blu del cielo e dell’oceano che bagna le coste occidentali, i bianchi e i marroni delle case e dei hidjab, i veli delle donne e delle tuniche e poi i verdi dei tè alla menta, la bevanda berbera tipica del Marocco. Il viaggio continua verso ovest fino alla città costiera fortificata di Essaouiria, a bordo di un pullmann fatiscente attraverso i piccoli villaggi, le città vecchie, le Medine e le Kasbah, le parti antiche delle grandi città, così in contrasto con le città moderne. Il tempo sembra essersi fermato, le strade, le case, i mercati, le mura in fango e mattoni delineano una dimensione temporale che ci invita a riflettere e ad interrogarci sul “nostro” tempo. Il viaggio si conclude a Sidi Kaouki, piccolissimo insediamento urbano sull'oceano, famosa per le numerose grotte e meta degli hippy negli anni ‘60, che vi sostavano la notte.




A nord di Sidi-Kaouki, piccolo villaggio sul mare, un tratto della costa affacciata sull'Oceano Atlantico, deserta ad eccezione di un uomo che trasporta merci su un cavallo.




Ilaria Condoleo, diplomata al Liceo Artistico "Caravillani" di Roma e specializzata presso la Scuola Romana di Fotografia, con indirizzo pubblicitario.
www.ilariaco.blogspot.com

(La foto della rubrica in Home page è di Ilaria Condoleo)



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