Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.26 - Novembre-dicembre 2010
GIOVANI SCATTI  



Alberto Rancini: l’arte è un viaggio
di Ilaria Condoleo




Lima, 2003:“Partita sulla spiaggia”. Miraflores, quartiere di Lima. E’ di grande impatto la scelta del punto di scatto



Essere un artista significa immaginare, conoscere e viaggiare, cercare e sperimentare. Ma è anche vero che un artista, oggi più che mai, deve saper creare contatti e relazioni che gli permettano di diventare visibile al pubblico e, per poter sopravvivere, deve esporre le proprie opere. Oggi qui da noi può essere un'impresa ardita, spesso dettata da metodi empirici e dai risultati incerti. Il nostro Paese offre ben poche possibilità anche nel campo dell'arte e spesso l'unica soluzione è andare via, mettersi in fuga dal Belpaese. Negli ultimi 10 anni è diventato un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti anche tra gli artisti, non solo gli accademici e i ricercatori, che scelgono di emigrare verso luoghi lontani, dove ritrovare il coraggio delle proprie idee e riacquistare fiducia nel proprio talento.
Ma andare via, lasciare il proprio paese di origine, significa sempre anche inventarsi una nuova vita, un ambiente geografico e umano diverso e l'artista che proponiamo in questo numero sembra aver cercato e trovato entrambi.
Alberto Rancini è un fotografo romano di 29 anni, è nato tra le tele e i barattoli di colori della madre pittrice e ha mosso i primi passi tra le pile disordinate di libri e appunti del padre scrittore. La fotografia, come sintesi tra colore e narrazione, sembra essere nella sua mappa genetica come un destino e diventa la passione di Alberto sin dall’adolescenza.
Sceglie la strada per costruire la sua esperienza e, conclusi gli studi artistici, trova lavori occasionali e temporanei, fa qualsiasi cosa pur di costruire la sua indipendenza e maturare il suo gusto artistico.
Nel 2001, per circa un anno, fa il venditore ambulante a Campo de’ Fiori, a Roma, offrendo gli sviluppi dei suoi lavori fotografici. Intere giornate passate per la strada, nel caldo torrido di Roma e sotto le intemperie invernali, sembrano rafforzare il gusto della sfida di Alberto che aderisce con ostinazione all’importanza del viaggio più che della destinazione. E quello che accade sulla strada di Alberto sarà diversissimo e stimolante, forse non proprio un successo dal punto di vista economico, ma certamente fortunato, come
2006. El Misti, noto anche come “Guagua-Putina”
è un vulcano inattivo da anni che si trova nel Perù meridionale, vicino alla città di Arequipa.
quando quel giorno passa tra le bancarelle di quella Piazza unica al mondo un fotografo che si ferma e nota il talento di questo giovane fotografo. Da lì a poco nascerà l'amicizia e la collaborazione con Claudio Corrivetti, professionista ben noto sul territorio romano per le sue postcart ambientate nella città.
Alberto è il perfetto autodidatta: è curioso e pieno di inventiva e determinazione, sa rubare con gli occhi e impara: la strada è la sua scuola di fotografia. Colma le lacune di conoscenza tecnica osservando e provando e non si lascia intimidire ma si butta nel lavoro e nel mondo della fotografia.

Lima 2004. “Il lustrascarpe”. In Perù il lavoro del lustrascarpe e' ancora molto diffuso.








Lima 2004. “Mendigo”. Sguardo stanco e statico di un senza-tetto.


A 24 anni decide di mettersi in viaggio con una reflex al collo e una sacca piena di pellicole da impressionare, destinazione la terra selvaggia e tropicale dell'America del Sud. Questo viaggio cambierà il corso della sua vita: nei grandi spazi della Sierra andina trova la sua misura d'artista e l' amore per i colori, intensi e limpidi come l'oceano e l'aria, i capelli neri, i ricami degli abiti tradizionali delle vecchie donne.
Ma soprattutto i visi della gente, perché lì sembra essere il senso e la storia di quella terra.
Il Perù è diventato la casa di Alberto: dopo un breve ritorno in Italia, dovuto alla triste perdita della sua famiglia di origine, oggi vive e lavora nel paese andino, ha una nuova famiglia, una moglie peruviana che adora e il suo lavoro.
Arequipa 2006. “La signora Yupanqui”. Ritratto di una anziana donna della "sierra". I colori caldi avvolgono il sorriso intimidito della signora.








Roma 2001. “Suonatore di fisarmonica”. L’anziano suonatore, riposa su una panchina, assumendo per caso una posizione plastica.


Le foto che presentiamo sono una piccola selezione dell'archivio di Alberto in gran parte rappresentato da ritratti. Lo stile è semplice e ben confezionato, le immagini pulite, lineari, i colori intensi i veri protagonisti, il soggetto è prepotentemente al centro del fotogramma, mentre l'ambiente circostante racconta il resto della storia. Alberto ritaglia momenti che se non fossero colti dall'obbiettivo andrebbero perduti da occhi indifferenti alla loro normalità. Il linguaggio è quieto e rasserenante, i reportage non raccontano di guerre o di dolore, ma sono la storia del tempo scandito dalle ore, i giorni, gli anni che segnano il loro passaggio sui volti della gente e sul presente.


Ilaria Condoleo, diplomata al Liceo Artistico di Roma, si è specializzata presso la Scuola Romana di Fotografia, con indirizzo pubblicitario.
www.ilariaco.blogspot.com
i.laria@hotmail.it

(La foto della rubrica in Home page è uno scatto di Ilaria Condoleo)



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