Il Perseo è l'opera attorno a cui gira tutta la vita di Benvenuto Cellini, eroe tecnologico, personalità un pò ribalda e un pò naif, eccellente "artigiano" e controversa figura di scultore e trattatista. Questa scultura rappresentò, infatti, per l'Artista fiorentino una sfida con se stesso e con le proprie capacità tecniche, messe a dura prova da un'opera difficoltosa per le proporzioni e per l'arditezza della posa, ma anche una scommessa contro la folla di detrattori, primo fra tutti l'odiato Baccio Bandinelli. Da quando fu collocato a Firenze nella Loggia Dei Lanzi nel 1554, il Perseo con la sua base di marmo ha subito gli effetti dell'umidità, della polvere, delle condense acide e l'aggressione di tutte le sostanze inquinanti presenti nell'atmosfera. Mai restaurato fino al 1996, ha subito negli ultimi anni del secolo scorso un intervento di restauro conservativo, grazie a una convenzione tra la Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze e la Cassa di Risparmio di Firenze, finanziatrice e sponsorizzatrice dell'intervento. Il restauro è avvenuto nel cantiere della "manica corta" degli Uffizi, in una sala multimediale interattiva, che rimase aperta gratuitamente al pubblico di tutto il mondo durante l’intera operazione.
La statua del Perseo, mitico figlio di Zeus e Danae, liberatore dal male, uccisore della Medusa, il mostro dallo sguardo pietrificatore, fu commissionata a Benvenuto Cellini da Cosimo I dei Medici quale simbolo dell'ordine ducale contro la sovversione popolare. L'opera richiese dall'Artista un impegno eccezionale: rivaleggiare con gli insuperati esemplari della Piazza della Signoria, ovvero la Giuditta e Oloferne di Donatello in bronzo e il David di Michelangelo in marmo! La statua del Perseo di Cellini, fusa a cera persa con l'utilizzo di 20 quintali circa di bronzo con un sol getto, ad eccezione della spada, dell'elmo e delle ali dei calzari, rappresentò nella sua perfezione tecnica e formale il frutto di un'impresa temeraria, narrata dall'autore in stile appassionato nella sua Vita e con toni più pacati nel Trattato di scultura.
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Benvenuto Cellini. Perseo con la testa di Medusa, bronzo, 1545/54, h. 519 con piedistallo. Loggia dei Lanzi, Firenze
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La fusione risultò perfetta, malgrado il Duca avesse paventato difficoltà per la testa della statua; soltanto la caviglia e il piede destro, come previsto dallo Scultore, palesarono alcuni difetti, tuttora identificabili nelle "lacune" e nelle cricche o crepe da raffreddamento. Cellini vi rimediò con un "rigetto" parziale e qualche doratura per coprire le piccole bolle d'aria, ancora visibili, formatesi durante la rocambolesca fusione a causa di un accidentale abbassamento della temperatura del bronzo dovuto a impreviste ragioni atmosferiche. A tale proposito sarebbe interessante stabilire se l'aver previsto con tanta perizia ciò che si verificò realmente, corrisponda al vero o sia piuttosto una verità elaborata dall'Artista a posteriori appositamente per la famosa autobiografia, onde esaltare ulteriormente le proprie capacità, soprattutto l'eroico gesto del Perseo che regge la testa di Medusa mostrando il virtuosistico equilibrio della statua!
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L'opera fu poi rinettata per ben 4 anni in cui il Cellini effettuò gli straordinari particolari, dai capelli alle unghie delle mani, con un'opera degna del virtuosistico orafo della famosa e straordinaria Saliera di Francesco I. Proprio i bellissimi riccioli del Perseo hanno rivelato una zona di forte degrado per i depositi carboniosi; sulla guancia destra dell’Eroe, inoltre, erano visibili all’epoca del restauro delle striature chiare, create dall'acqua piovana che aveva eroso il bronzo.
L'opera fu poi rinettata per ben 4 anni in cui il Cellini effettuò gli straordinari particolari, dai capelli alle unghie delle mani, con un'opera degna del virtuosistico orafo della famosa e straordinaria Saliera di Francesco I. Proprio i bellissimi riccioli del Perseo hanno rivelato nel restauro di fine '900 una zona di forte degrado per i depositi carboniosi; sulla guancia destra dell’Eroe, inoltre, erano visibili all’epoca delle striature chiare, create dall'acqua piovana che aveva eroso il bronzo.
L'operazione di ripulitura fu particolarmente impegnativa dal momento che la statua, trovandosi nella parte esterna della Loggia, aveva subito un degrado differenziato delle superfici rispetto all'esposizione. Nella zona anteriore, infatti, la corrosione, dovuta all'azione della pioggia e del vento, era risultata uniforme, come è accaduto alla Quadriga dei cavalli di San Marco a Venezia e alla statua equestre di Marco Aurelio in Campidoglio a Roma.
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Benvenuto Cellini, Perseo , particolare da cui emerge l'abilissima tecnica del cesellatore.
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La parte posteriore del Perseo, invece, protetta dal tetto, aveva riportato danni di diversa entità a causa del ristagno delle sostanze gassose sulle superfici e dei conseguenti processi chimici verificatisi. Grazie all'utilizzo delle più avanzate tecnologie, la statua è stata ripulita contemperando l'istanza storica del restauro con quella estetica. Il restauro, durato due anni, oltre ad avere come logico obbiettivo la trasmissione ai posteri di un'opera d'eccezionale valore, pose a suo tempo un altro problema: la ricollocazione definitiva del Perseo, quesito che si presenta per tutte le opere bronzee destinate all'aperto. La decisione è stata quella di lasciare la scultura nella sua originaria e storica collocazione nella Loggia dei Lanzi a Firenze dove il mondo intero può ammirarne la bellezza, il fascino e la superba tecnica.
Anche il piedistallo in marmo su cui poggia la statua ha subito a suo tempo un accurato ripristino, affidato ad esperti del settore; tuttavia dopo 30 anni si richiede una cura ulteriore. Nel Museo del Bargello, infatti, nel salone di Michelangelo sono iniziate le operazioni di disallestimento del bellissimo basamento marmoreo della statua del Perseo, opera anch'essa richiesta al Cellini da Cosimo I, per portare a termine un nuovo intervento conservativo. Il restauro sarà visibile al pubblico dal mese di maggio 2026 a Firenze, seguendo una consuetudine che da tempo accompagna i restauri di monument preziosi.
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Giorgio Folena, laureato in Scienze della comunicazione e scrittore
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